Il Cancelliere/ "Niente ripresa senza redditi sicuri per i consumatori"

Dopo l'ultima intervista al "Cancelliere", alcuni lettori di Riminipolitica.com ci hanno inviato delle mail per chiedere chiarimenti sul processo che porterebbe ad alcune conclusioni ipotizzate dal "Cancelliere" stesso nel suddetto articolo, soprattutto in materia di durata della crisi e tutela dei cittadini. Gli abbiamo girato queste mail e il Cancelliere ha ritenuto di rispondere con quest'ulteriore articolo, che volentieri pubblichiamo.

Sotto il profilo storico, se si analizzano le recessioni iniziate con lo scoppio di una gigantesca bolla speculativa, si vede che la ripresa è lenta, perchè nel periodo più nero il valore degli asset è così basso che gli investitori riacquistano fiducia solo un poco alla volta. Questa è la lettura oggi dominante tra gli esperti e i "loro" media, che vede, pertanto, la ripresa (lenta), nel 2010. Questo è un errore perchè, in una crisi così profonda come quella attuale, la ripresa non dipende dagli investitori. Dipende dai consumatori. Negli Stati Uniti essi rappresentano il 70% dell'economia. In Europa un po' meno del 50%, cifra comunque ragguardevole.

Questa volta, però, i consumatori sono veramente in una situazione drammatica. Solo quando i consumatori torneranno a livelli ragionevoli di reddito e, soprattutto, continuativamente sicuri, e quindi ricominceranno a spendere, ci sarà ripresa. Il problema è che, come si diceva, ricominceranno a spendere solo quando avranno soldi in tasca e saranno abbastanza tranquilli di poterne avere. Ora, però, non solo non hanno soldi, ma è anche difficile prevedere dove potranno trovarne. Non possono contrarre prestiti. Il valore dei loro immobili è crollato, per cui non possono fare mutui o chiedere finanziamenti garantiti dagli immobili stessi. La disoccupazione continua a crescere e il numero di ore lavorate a diminuire. Unica eccezione: in Europa (specie in Italia), il settore Pa, dato però non solo non positivo, ma inquietante.

Chi può, cioè chi ancora lavora, risparmia. Chi non può cerca di sopravvivere in qualche modo. Va notato che "in qualche modo" negli Stati Uniti significa a volte qualcosa di terrificante. In Europa i sistemi di protezione sociale e le famiglie riescono ad evitare i "bassi" estremi, ma non si sa per quanto tempo ancora. Gli ottimisti fanno notare che prima o poi i consumatori dovranno sostituire le automobili e gli elettrodomestici vecchi, ma una ripresa non può basarsi su queste sostituzioni. Non ci si possono attendere investimenti significativi senza che ci sia un buon numero di consumatori disposto a comprare cose nuove (possibilmente non bufale: ricordiamo gli ultimi scemi, anche indigeni, che hanno lasciato gli ultimi risparmi e le ultime penne nelle "Vele" di Dubai o nei condomini di Miami).

Nessuna persona ragionevole ora può parlare di "puntare" sulle esportazioni, (o magari, per stare un po' sul comico locale, "sul turismo". Sembra incredibile, ma qualcuno ancora lo fa tra gli idioti in servizio permanente effettivo che ci circondano), perchè la crisi è un problema globale, e tutta l'economia mondiale si sta contraendo. Per capirlo ricorderò solo un dato: nel 1929 il volume del commercio mondiale scese del 36% in tre anni. Oggi si è ridotto dall'aprile 2008 al giugno 2009 del 21,5%. Quest'economia, così com'è, non può ripartire in modo significativo perchè la strada che ha finora seguito, salari medi tendenti al basso, immobili in calo, consumatori sempre più indebitati e insicurezza crescente, semplicemente non è più sostenibile.

Ecco perchè, nonostante la resistenza delle Banche Centrali, lo scenario che è ipotizzato del precedente articolo è del tutto probabile. Il livello culturale e la provenienza dell'attuale classe politica è quello che è (ha cessato da tempo per carenze, appunto, socio-culturali, di rappresentare e proporre soluzioni magari non popolari ma razionali, vantandosi anzi di rappresentare "la gente", cioè l'indistinto, cavalcando le pulsioni dell'oggi), perciò mancando d'intelligenza e coraggio cederà di schianto a quello che, sul breve, appare la soluzione meno dolorosa: stampare e immettere carta moneta. Finora l'ha fatto con l'aiuto delle banche centrali ed occultamente. Fra poco esplicitamente. (nella foto: disoccupati Usa in fila durante la crisi del 1929)

Il Cancelliere

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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