Economia/ Perchè il turismo locale potrebbe avere grossi problemi

I dati sul turismo forniti da più parti (Provincia, Apt, associazioni, ecc.), descrivono un momento di crisi per la costa romagnola. I dati provvisori del 2008 indicano una flessione negli arrivi (-1,7%) e nelle presenze (- 2,2%). Ovviamente, si è anche contratto il periodo di vacanza passato in riviera dagli ospiti. La crisi è comunque nazionale. Federturismo, l'associazione che fa capo a Confindustria, ha calcolato un 10% in meno di viaggi in Italia e un altro 10% in meno di camere occupate nel mese d'agosto 2008. Sempre secondo Federturismo, quest'anno gli italiani hanno speso, in media, 900 euro a famiglia per una settimana di ferie e il nostro Paese è sceso al 28esimo posto nella graduatoria del World Economic Forum per la competitività nel settore.

E ancora: i cinque maggiori musei italiani fatturano il 13% del solo Louvre in Francia o del Britsh Museum di Londra; il ritorno commerciale del turismo culturale negli Stati Uniti è 16 volte più grande di quello italiano (e quello Stato esiste da neanche 250 anni, non ha la nostra ricchezza di monumenti). Francia e Regno Unito ci superano di 4 e 7 volte. Questi dati fanno capire che, al di là della crisi economica mondiale che potrebbe contrarre la spesa pro-capite anche nel turismo, c'è comunque qualcosa che non va nel modello italiano e in quello romagnolo in particolare. Per questo ci si aspettava qualcosa di più dalla conferenza regionale sul turismo dell'Emilia-Romagna che si è tenuta nei giorni scorsi a Riccione.

Il sottosegretario Vittoria Brambilla, presente all'incontro, ha detto che dal primo gennaio sosterrà il piano di sviluppo turistico regionale. Ma questo basterà? Intanto, però, c'è chi si muove. La Regione Veneto vuole istituire il primo megadistretto turistico per sviluppare le potenzialità di attrazione del territorio, coinvolgendo tutte le componenti pubbliche e private del settore nonchè fiere, editoria, società di trasporto e di servizi. L'iniziativa mira a rendere più competitivo il sistema e a favorire la sua internazionalizzazione a vantaggio di tutte le province della Regione. Un progetto che somiglia molto all'idea dell'assessore comunale di Rimini Maurizio Melucci: unificare in qualche modo i territori da Comacchio a Cattolica.

Ma su questa proposta, durante la conferenza l'assessore regionale Pasi ha fatto qualche distinguo "di troppo". Ancora: la Commisione turismo del Consiglio comunale di Roma, sarà chiamata ad esaminare la proposta dell'assessore al turismo capitolino, Mauro Cutrufo, di abbonare il 2% dell'Iva sul settore turistico. Misura che dovrebbe riguardare anche altre grandi città d'arte come Firenze e Venezia. La proposta - già avanzata dalla precedente giunta di centrosinistra - è stata anche presentata alla Brambilla. Il sottosegretario, durante la conferenza regionale di Riccione, ha poi affermato che "nel turismo siamo rimasti indietro e la crisi non ci aiuterà a recuperare terreno, ma rispetto agli ultimi 20 anni, in cui la politica ha dormito, oggi le cose sono cambiate e si comincia a guardare al turismo per l'importanza che riveste sostenendo prima di tutto le imprese che operano nel settore, ma anche realizzando reti di trasporti idonee e politiche fiscali che stimolino gli investimenti in questi settori". Il presidente della Regione, Vasco Errani, ha sottolineato, da parte sua, la necessità "di investire su temi quali l'innovazione, l'ambiente e la qualità sia nell'ambito ricettivo, sia del territorio".

Questa lunga premessa serve a dire che esiste un'idea di come il territorio della costa romagnola debba cambiare per tornare a brillare nel firmamento del turismo mondiale. Ma questa volontà è frenata dalla congiuntura economica negativa e dalla pochezza degli "interpreti" attivi sul territorio. Facciamo alcuni esempi: il turismo congressuale sarebbe importantissimo per destagionalizzare. E, infatti… Rimini sta costruendo tra mille difficoltà e molti dubbi un centro congressi posto in un luogo (via della Fiera), raggiungibile dagli alberghi solo in auto seguendo una viabilità "tragica" per la sua pochezza. Riccione ne ha uno in pieno centro turistico ma realizzato per ospitare un solo congresso alla volta e sulla cui economicità in molti nutrono dubbi (a tutt'oggi sono invenduti i negozi della galleria e le sale cinematografiche inserite nel contesto non attirano pubblico). Potrebbero essere due buchi nell'acqua.

La clientela internazionale media (quella che è scomparsa dalla nostra costa), richiede degli ottimi standard alberghieri (camere dotate di servizi, piscina, sauna, un "minimo" di Spa, cucina legata al territorio, possibilità di gite, cultura, ecc.). Su questa strada non possono incamminarsi gli alberghi a una o due stelle. Nè i proprietari ed i gestori locali di questi e di altre tipologie di alberghi sembrano avere la mentalità giusta per associarsi e costruire strutture dotate di questi confort. Toccherebbe all'ente pubblico trovare la strada per "stimolare", anche attraverso l'uso di una fiscalità (locale e nazionale) adeguata, gli imprenditori. Ma anche in questo caso non pare che vi siano teste particolarmente brillanti.

Un'altra strada da seguire è andare alla ricerca di nuovi segmenti turistici. E' quello che ha tentato di spiegare Antonio Marinaro, direttore di Promhotels Riccione quando ha proposto ai soci di pensare i propri alberghi anche come gay friendly, oltre che votati al turismo familiare. Da una consigliera comunale della Perla Verde, Lilly Pasini del Polo delle Libertà, si è sentito rispondere che, già che c'era, poteva chiedere ai soci Promhotels di dedicarsi al "turismo sessuale e agli hotel per pedofili". Ora, voi capite che se il livello dei politici locali è questo, il turismo del riminese non ha grosse speranze. (nella foto, l'onorevole Brambilla ospite del salotto di Bruno Vespa)

Davide Bianchini

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