Politica/ Il "drizzone"

Subito prima che arrivassimo alla fase critica della crisi economica, il presidente del Consiglio aveva usato la parola "drizzone" per definire ciò di cui il Paese ha un urgente bisogno. Il fatto non ci ha stupito perchè siamo tra coloro che credono che, almeno una parte di dirigenti italiani di diversa estrazione, da tempo, si è resa conto del profondo stato di difficoltà e di ansia in cui è il Paese. Indipendentemente dalla burrasca finanziaria e produttiva in atto.

Sul dizionario Zingarelli non abbiamo trovato questa parola, ma essa sembra un rafforzativo del significato del verbo "drizzare" che si usa per dire "fare tornare dritto ciò che è storto". In breve, abbiamo inteso le parole del presidente come affermazione della necessità di un cambiamento di ampiezza e profondità straordinaria. Di conseguenza, il compito e gli obiettivi sono tanto grandi da richiedere l'impegno generale di tutta la società, ed in modo particolare di tutte le organizzazioni sociali e politiche. I partiti, nel rispetto dei ruoli di maggioranza ed opposizione, sono chiamati a lavorare per un grande unico fine.

Sembra da escludere quindi che una sola parte si possa fare carico di un obiettivo così difficile. Stando così le cose, i comportamenti collaborativi che abbiamo visto in tempo di elezioni e che di tanto in tanto fanno capolino dietro il muro delle polemiche, non sono affatto un optional ma una necessità della situazione odierna. E prima ce ne rendiamo conto, meglio è. Anche in questi tempi un po' tragici, ogni tanto si ha l'impressione di assistere a scenette "del parlamento dei famosi" al posto di dibattiti magari vigorosi ma attinenti all'interesse pubblico. Terminiamo con un'altra affermazione.

Crediamo sia importante scegliere dei bravi dirigenti che singolarmente sappiano governare, magari sacrificando un po' di scena. Ma crediamo determinante selezionare una intera classe dirigente capace e motivata. Un congruo numero di dirigenti che non si perpetuano e sono soggetti ad una certa mobilità interna, secondo criteri di merito, possono meglio garantirci il futuro. Siamo dell'avviso che esista un potenziale di capacità politiche superiore di parecchie volte, come numero, a quello attualmente sfruttato e pensiamo anche che, nel potenziale non utilizzato, ci siano anche diversi talenti. Non basta dire nei comizi che "noi vogliamo farlo, il cambiamento". Occorre farlo davvero, ed è tutt'altra cosa.

Di fatto, c'è da cambiare una intera tradizione, e farlo è un'avventura politica corrosiva per la carriera e conduce facilmente all'accusa di utopia (cosa che può anche essere, nelle presenti condizioni).D'altra parte anche il presidente, e tanti altri ormai, riconoscono che se restiamo come siamo ci si restringe il futuro. (nella foto, alcuni politici di nuova "mentalità" provano ad aggiustare le cose)

Steve

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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