Turismo/ In crisi il modello romagnolo?

La riflessione pubblica è iniziata da qualche tempo: il turismo della riviera romagnola è in crisi. E la crisi stavolta è strutturale. Non ci sono mucillaggini che disincentivano gli arrivi; non ci sono prezzi fuori mercato, anzi. Il problema è che la nostra riviera ha perso appeal verso diverse tipologie di turisti. Non ci apprezzano quelli, diciamo così, di fascia alta. I quotidiani locali delle scorse settimane erano pieni di articoli che raccontavano come gli alberghi a 4 e 5 stelle avessero numerose camere vuote in piena estate. Si sta dunque allontanando dalla riviera una clientela danarosa, in grado di spendere, oltre che per il soggiorno, anche negli extra (spiaggia, mare, divertimenti, bar, ecc.).

Le pensioncine a una stella, sempre secondo la stampa e le affermazioni degli stessi albergatori (nonchè da listino prezzi), fanno il pieno perchè offrono camere a ferragosto, tutto compreso, alla cifra di 35 euro al giorno. E' chiaro che a questa offerta si avvicina un turista con poca capacità di spesa. Inoltre, si tratta di una tipologia turistica che soffre la concorrenza dei Paesi emergenti. Che non sono più la Spagna e la Grecia (ormai definitivamente affermate come mete turistiche) ma, ad esempio, la Romania e l'Ungheria. La Romania soprattutto. Secondo un'inchiesta del quotidiano La Stampa del 6 agosto, sembra essere una meta prediletta dalle famiglie italiane con poca capacità di spesa. Viaggiare fino al Paese balcanico e passare un paio di settimane sul lago di Costanza, è più conveniente rispetto al rimanere in Italia.

Brutto segno per le nostre pensioncine. E chiaro segnale che, come nel settore manifatturiero, non si può fare la battaglia sui prezzi perchè si perde. Naturalmente si contraggono anche i periodi di vacanza balneare. Dal tradizionale mese intero, si è passati alla "settimana corta" o, se si preferisce "week-end lungo". Dunque come si dovrebbe reagire a una situazione del genere, figlia di una crisi economica generale ma anche di un modello che sembra darsi i pugni in faccia da solo pur di allontanare possibili turisti? L'allarme lo ha lanciato l'imprenditore riccionese Attilio Cenni.

Al quotidiano La Voce ha dichiarato che ci vuole più rispetto per il turismo giovanile, che sembra quasi vissuto con fastidio da amministrazioni e operatori. Pochi i bus notturni a disposizione per andare e tornare dalle discoteche e divieto di volantinaggi informativi lungo viale Ceccarini. A questi si aggiungono i divieti di vario tipo che influiscono sulla percezione della Riviera nell'immaginario collettivo del turista: divieti d'accesso nel centro storico di Rimini; semafori intelligenti che sembrano pensati apposta per multare chi è di passaggio; divieti di fare musica in alcune zone turistiche per non disturbare l'ospite che dorme (mentre quello che vuole uscire, divertirsi e spendere è evidentemente visto come un problema); ordinanze contro quello e contro questo, che danno sempre meno l'idea di un territorio dedito all'ospitalità.

In base a quale filosofia imprenditoriale si prendono queste decisioni? E perchè mai un turista dovrebbe venire in riviera? Fatte salve le forti identità che hanno i parchi tematici (dove ci si diverte e si spende) e poco altro, quali sono le caratteristiche peculiari del nostro territorio? I turisti, se smettiamo di farli divertire, come facciamo a farli venire da noi? (Nella foto, una turista solitaria si annoia in spiaggia)

Davide Bianchini

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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