Politica/ Ah! Il vecchio Berlusca... e quando mai si smentisce!

Nel Parlamento italiano si respira un'aria bipartisan. Così, perlomeno si dice e si scrive. L'impressione è che il fair play sia solo da un lato (il Pd), mentre da parte del governo si usino sì, toni soft, ma la sostanza dei provvedimenti che vengono presi abbiano ben poco di "gentleman agreement". Soprattutto quando si tratta di difendere gli interessi e le gaffe del premier. Partiamo, ad esempio, dalla questione Rete4. Ne abbiamo già parlato in un articolo dell'8 febbraio che potete andare a rileggervi in archivio.

Scrivevamo di come la Corte di Cassazione europea avesse stabilito l'incompatibilità della legge italiana che regola il mercato televisivo con il diritto comunitario in quanto "non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati, con l'effetto di congelare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi". Questo giudizio della Corte porterà ad una multa europea contro l'Italia (che, dunque, sarà pagata dai cittadini) e ad una richiesta di risarcimento (anche questa ai danni dello Stato, cioè di noi tutti), da parte di Europa7, la Tv che dovrebbe legalmente trasmettere al posto di Rete4.

Per ovviare a ciò, il governo ha inserito un emendamento al decreto cosiddetto 'salva-infrazioni' in materia di frequenze televisive. L'emendamento, in pratica, sostituisce il sistema delle licenze con un meccanismo di autorizzazione generale e soprattutto stabilisce che tutti i soggetti che ne hanno titolo continuino a trasmettere fino all'attuazione del piano delle frequenze in digitale. Disposizioni nelle quali si può leggere un modo per impedire l'ingresso nel mercato tv di Europa 7 al posto di Rete4. Quando il Pd ha chiesto di togliere questa norma dal decreto, il primo a rispondere è stato Fedele Confalonieri che ha parlato di "emendamento sacrosanto". Confalonieri, non il ministro delle Comunicazioni. Che sia la stessa cosa?

Durante il dibattito parlamentare, il Pdl si è ben guardato dal togliere quell'emendamento. Ha fatto finta di "ritoccarlo" per riproporlo comunque: una figuraccia. Poco importa come la questione andrà a finire. Anche se l'emendamento dovesse essere ritirato, La Destra avrebbe dimostrato, ancora una volta, di far fatica ad anteporre quel che è giusto agli interessi di bottega. E Berlusconi sembra continui a privilegiare le proprie aziende e tenda a piegare le leggi alla sua convenienza. Cosa inammissibile in un qualsiasi Paese occidentale. L'altra questione che prima delle elezioni veniva agitata dalla Destra come una linea del Piave sulla quale sacrificarsi è "l'italianità di Alitalia".

Oggi il tema non è più in primo piano nell'agenda politica. Dov'è la cordata di imprenditori italiani che Berlusconi aveva pronta prima delle elezioni? E sì che Alitalia continua a perdere denaro pubblico a più non posso. Lo spiega bene il quotato economista Carlo Scarpa sul sito La Voce.info. "Negli ultimi venti anni, - scrive Scarpa - Alitalia ha chiuso diciannove esercizi in perdita e uno in utile. Nel 2007 ha perso un milione al giorno; nel 2006 erano stati addirittura due perchè la società aveva dovuto prendere atto dell'invecchiamento della flotta e l'ha dovuta svalutare. Da agosto poi le cose sono peggiorate rapidamente, ce lo dice la liquidità che la società sta "bruciando" al ritmo di quasi tre milioni al giorno. La liquidità che Alitalia ha a disposizione nel breve periodo era pari a circa 600 milioni di euro a luglio 2007, quasi dimezzata a dicembre (367 milioni disponibili), scesi poi a 280 a gennaio 2008, 180 a febbraio e 90 a marzo. Il dato di marzo è stato "tirato su" a 170 vendendo l'ultima argenteria di famiglia, le partecipazioni in Air France. Ma la situazione è pure peggiore se si considera che a fianco di questa disponibilità "lorda", vi è anche un debito a breve di 140 milioni: la disponibilità netta era praticamente a zero già a fine marzo. Il ritmo di caduta della liquidità è di circa 100 milioni al mese. Non a caso, la relazione trimestrale riporta 215 milioni di perdite".

Il prestito ponte chiesto da Berlusconi e avvallato dal governo Prodi ancora in carica, consentirà all'azienda di andare avanti ancora qualche mese. Berlusconi, che ha bruciato la trattativa con Air France (un vettore che aveva un piano industriale e rotte da far percorrere in tutto il mondo) adesso deve trovare non un "amico" che butti i soldi dentro al calderone, ma un partner affidabile perlomeno quanto Air France. E di certo non si tratta di Air One e di Aeroflot. (Nella foto, Fedele Confalonieri, una delle voci più disinteressate della tv italiana).

Flavio Semprini

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