Economia locale/ Una città sull'orlo di una crisi di nervi

Equitalia (ente statale predisposto a riscuotere le tasse), deve eseguire centinaia di pignoramenti nella provincia di Rimini. Si va da qualche migliaia di Euro per la somma delle sventagliate di multe stradali che ogni cittadino deve ormai fisiologicamente subire ogni anno, ad importi molto più elevati per vari debiti fiscali - previdenziali, ecc. Questo è il dato più chiaro della crisi economica che sta vivendo la comunità locale, in particolar modo il ceto medio (che ormai sarebbe meglio chiamare ex ceto medio...). La questione viene anche trattata dai quotidiani. In questo senso, un paio d'articoli usciti nei giorni scorsi sulla stampa locale rendono un po' l'idea del momento attuale.

Partendo da uno studio della Cgia di Mestre, si rileva come Rimini sia al sesto posto in Italia tra le città con maggior indebitamento (quasi 20mila euro a nucleo familiare), dopo Roma, Milano, Reggio Emilia, Prato e Lodi. Altro dato importante che i giornali non sottolineano a sufficienza: nell'ultimo quinquennio (cioè in epoca euro), le famiglie si sono indebitate del 91% in più rispetto a prima. Segno che sull'immissione della moneta unica europea non si è vigilato come si doveva, quando si doveva.

Stefano Vitali, assessore alle Politiche sociali del Comune di Rimini, attraverso la stampa ci fa sapere che la maggior parte della colpa è delle famiglie (ovviamente dell'ex ceto medio) che, pur di non rinunciare al televisore al plasma o alle vacanze, "acquistano a rate, pensando che questa sia una spesa che possono affrontare. In realtà non è così". Si tratta di una visione un po' semplicistica del problema, tipica di quella che ampollosamente viene definita "classe dirigente". Problema che, come è giusto che sia, ha in realtà (purtroppo), una genesi molto complessa ed ha molte e diverse chiavi d'interpretazione.

Una è questa: nel nostro Paese si sta facendo, finalmente - anche se con metodi a dir poco sbrigativi - una qualche lotta all'evasione fiscale. E il "modello Italia" (patria di elezione della microimpresa del lavoro autonomo, e quindi della partita Iva) che, purtroppo, si è sempre basato anche sul "nero" come fonte di guadagno vero, sta soffrendo in maniera particolare in questo momento. Spieghiamoci: con la valanga di normative imposte dalla Visco - Bersani che chiedono, in sostanza, la giustificazione di ogni spesa (unito all'accesso "on line" del fisco a tutti i gestori bancari), viene fortemente limitata la possibilità di "fare del nero".

E tutto quei soldi non dichiarati che spesso sono serviti per pagare clienti e fornitori, oggi sono difficilmente utilizzabili. Se non per fare la propria spesa alimentare del sabato. Al di là delle battute, questi soldi non finiscono più in circolo e, quindi, è come se non esistessero. Il fatto che (a parte qualche caso da prima pagina, tipo Valentino Rossi, Dolce e Gabbana, ecc.), questa valanga di tasse, studi di settore, atti esattoriali, ecc. si sia abbattuta sul lavoro autonomo (di cui Rimini è una città ancora ricca), renda la situazione locale molto vulnerabile.

Altra cosa. Esistono precise direttive di lavoro fornite dai ministeri alle varie agenzie di verifica territoriali che più o meno dicono: "in fase di accertamenti, non andate a vedere le aziende che sono in difficoltà, ma quelle sane". Questo perchè le aziende sane sono quelle che, se devono essere multate, hanno la possibilità di pagare, al contrario di quelle in crisi che rischierebbero invece, dopo una multa salata, di non pagare e chiudere bottega con tutte le conseguenze del caso. In definitiva, lo Stato deve risanare i suoi conti e chiede soldi a chi li ha (o almeno li dovrebbe avere), ma lo fa in un momento di nulla liquidità da parte di aziende e famiglie. Risultato: il Paese si è bloccato in tutti i settori. In soldoni: nessuno compra, nessuno crea qualcosa di nuovo, nessuno paga nessun altro terrorizzato dalle conseguenze.

Ciliegina sulla torta: il sistema bancario. Sulla base delle vigenti direttive (avete mai sentito parlare di "Basilea"?) in Italia presta soldi più in base ai redditi (sempre più depauperati negli ultimi anni) che non ai capitali che si possiedono (il cui valore peraltro è sempre più aleatorio). Le banche mettono così in difficoltà i loro stessi clienti e, spesso e volentieri, diventano proprietarie, previo pignoramento, degli immobili del quale il loro cliente non riesce più a pagare il mutuo. Difatti le banche sono sempre più ricche, al contrario dei loro utenti che diventano sempre più poveri. A pensarci bene, forse, non è solo colpa dei televisori al plasma... Qualcuno lo dica a Vitali. O forse no, perchè disturbarlo? Come tutti o quasi i politici di centro sinistra "lavora nel sociale" e quindi non può perdere tempo con queste cosette.

Antonio Cannini

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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