Politica/ I partiti dell'Uana Uana Nosotros

Indro Montanelli, il controverso, scontroso ma sicuramente onesto giornalista scomparso da alcuni anni, ha raccontato un episodio avvenuto durante una sua visita in Africa ad un piccolo potentato locale. Nel momento in cui ci si avvicina alle elezioni, una riflessione è d'obbligo per i nostri lettori. Montanelli ci diceva dello stupore suscitato in lui da una folla di persone radunate nel cortile del capo e tutte vocianti "uana uana". Non conoscendo le abitudini locali e tantomeno il linguaggio del posto, Montanelli chiese al suo accompagnatore che cosa mai stesse accadendo. La guida gli spiega che il capo sta distribuendo degli incarichi e dei favori e che tutti stanno gridando "e a me? E a me?".

La storia era stata raccontata dal grande giornalista per mettere bene in vista un carattere dominante della nostra politica che ancora oggi, nonostante la sempre richiamata necessità di innovazione e di mettere gli uomini giusti al posto giusto, risponde invece ad altre esigenze che poco hanno a che fare con l'efficienza e l'interesse generale, perchè devono soddisfare i bisogni degli individui o dei gruppi che "fanno politica". A proposito dei gruppi si arriva al "nosotros". Se c'è un "uana uana" individuale, il "nosotros" è pensabile come un "uana uana" collettivo di un gruppo di più persone che può coincidere sia con un partito; sia con una sua corrente o sottocorrente; sia con gli amici di; sia con i seguaci di… Ognuno di questi gruppi, piccoli o grandi che siano, ha infatti interesse ad estendersi e prolificare, ad accaparrarsi posti negli ingranaggi dei partiti e delle amministrazioni.

Ognuno di questi gruppi ha anche una sua linea politica (necessaria o meno alle esigenze di funzionamento della nostra democrazia), ma sicuramente utile al fine di chiedere adeguati compensi ogni qualvolta ci sia un'occasione, un'elezione, un conferimento di incarico, od una qualsiasi distribuzione di qualche cosa. Non è escluso che molti seguaci di questi gruppi credano anche che i ricavi messi in cascina siano il dovuto riconoscimento ad un'opera meritoria e che comunque servano al trionfo dell'ideale.

Chi conosce l'ambiente politico (ma anche il cittadino, se sta attento), riconoscerà una frase da tempo tipica nel linguaggio di capi e capetti: "abbiamo portato a casa". Specie i responsabili politici provinciali la usano per esibire la "preda", ossia i posti ottenuti in una qualche occasione. E', al tempo stesso, un'esibizione di potenza ed una promessa per i beneficiati che "c'è subito qualcosa per loro". Per gli esclusi, un avviso su a chi e a cosa sono legate le loro future speranze. C'è poco da stare allegri. Viene voglia di mettersi le mani nelle tasche per vedere se manca qualcosa, al pensiero che questi abbiano "portato a casa".

Qualsiasi persona normale, che ragioni in proprio secondo logica, constata facilmente che tutto ciò è sicuramente utile agli interessi delle persone singole o di piccoli gruppetti, ma che è negativa per il resto dell'intera comunità. Delle cause, dei modi e delle responsabilità di questo modo di essere della politica, ne parleremo in un prossimo articolo di approfondimento, più interno alla politica ed ai partiti. Se ci pensate un po' potete da voi, anche se poco esperti di politica, farvi una vostra personale idea su partiti la cui ragione di essere, in modo più marcato di altri, è legata alla logica "dell'uana uana" e del "nosotros" che a quella dell'interesse pubblico. (nella foto: un gruppo di giovani politici in una fase di profonda riflessione).

Steve

Articoli Correlati

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
Dati Anteprima.net