Se non paghi il canone Rai finirai in galera... forse

In Italia, non pagare il canone Tv è uno sport nazionale. Molto praticato, soprattutto al Sud ma non in maniera esclusiva. Infatti il numero di evasori anche nella provincia di Rimini è molto alto. Chi cambia residenza o acquista un appartamento, al primo avviso di pagamento che gli arriva, semplicemente lo straccia. E così fa con tutti gli altri che gli arrivano negli anni a seguire. I controlli, a livello locale sono praticamente nulli. E nessuno rischia niente. Perlomeno finora.

Con il 25% di evasori, l'Italia si aggiudica la maglia nera in Europa per il mancato pagamento del canone televisivo pubblico. Però, da Viale Mazzini fanno sapere che la gabella rappresenterebbe uno scarso 50% dei ricavi del Gruppo. Comunque, la Rai vorrebbe mettere fine a questi illeciti e, con la pubblicazione del nuovo Piano Industriale RAI 2008-2010, ha iniziato una nuova strategia che, dopo la concessione di esenzioni ai pensionati over 75 con un reddito massimo di 560 euro mensili, preannuncia un'ipotesi di riforma nelle procedure di riscossione, sulla scorta delle best practice europee. Due le strade che il Consiglio d'Amministrazione Rai pensa di poter seguire.

Guardando oltr'Alpe, in Francia si sarebbero ottenuti risultati ragguardevoli nel contrasto all'evasione, in calo del 30% grazie ad una nuova disciplina basata sulla presunzione che ogni contribuente che paga imposte sulla casa abbia un televisore. Il pagamento del canone avviene quindi contestualmente alla corresponsione delle tasse sulla casa. Ancora più efficace - sostengono a Viale Mazzini - appare la soluzione sviluppata in Grecia, dove il canone viene legato all'utenza di fornitura elettrica. Il pagamento del canone viene inglobato nella bolletta elettrica e non sussiste la possibilità di evasione se non a rischio della cessazione della fornitura dell'energia elettrica.

Tale metodo risulta essere estremamente efficace tanto da rendere praticamente nullo il tasso di evasione. Qualcuno quindi ipotizza una possibile rivoluzione in bolletta dove potrebbero spuntare i tanto chiacchierati 104 Euro. Inoltre, si pensa di trasformare il mancato pagamento del canone. Non più illecito amministrativo soggetto a sanzione pecuniaria, ma reato d'evasione fiscale, passibile di incarcerazione! Francamente sembrerebbe un provvedimento esagerato, tenendo conto di quel che succede in Italia e di come non si riesca a carcerare chi delinque in maniera molto più grave contro l'erario, lo Stato o la persona.

Spulciando il Piano industriale, scopriamo che viene citato il Regio decreto-legge 21.02.1938, n. 246 (G.U. 05.04.38, n. 78) - Decreto convertito in legge 04.06.38, n. 880 (G.U. 05.07.38, n. 150) che afferma: "Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto. La presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche o di un dispositivo idoneo a sostituire l'impianto aereo, ovvero di linee interne per il funzionamento di apparecchi radioelettrici, fa presumere la detenzione o l'utenza di un apparecchio radioricevente".

La legge in questione risale a circa 70 anni fa, fanno notare all'Associazione per i diritti degli Utenti e Consumatori, la quale sottolinea come il testo di legge sia paradossalmente anacronistico vista l'evoluzione delle tecnologie in atto. Rientrerebbero nel canone, secondo quanto previsto in termini generalissimi dal regio decreto, oltre alle tv, anche videoregistratori, modem, navigatori satellitari, videocamere, fotocamere digitali e videocitofoni... ma non più i computer, almeno per i cittadini italiani. Nella consueta missiva di sollecito di pagamento che la Rai invia a morosi e ritardatari, sarebbe infatti stato stralciato il riferimento ai computer.

Certo è che, pensare che i futuri manager della Rai dovranno ancora appoggiarsi a regi decreti per lavorare e stabilire regole, fa capire come nel settore delle comunicazioni si sia lavorato poco e male ormai da diversi decenni. E fa capire come in un Paese che si dice democratico, viga un duopolio televisivo di fatto, che è l'esatto contrario di una democrazia pluralista, per scelta politica e non per normale sviluppo del mercato. Le mancate scelte forti che si sarebbero dovute fare in questo campo, sono equivalse a tanti lasciapassare per due aziende (Rai e Mediset) che, a parte poche eccezioni, producono una televisione di qualità bassissima. Volutamente bassissima. (Nella foto, un'antenna Rai) .

Davide Bianchini

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