Cari Silvio e Walter, state facendo sul serio?

Dalla politica ci giungono rumori più forti del solito.Tutto lo schieramento fermenta. Più partiti hanno accorpato nel nuovo Partito democratico forze che fino a pochi anni fa sembravano difficilmente assemblabili, e sotto il segno dell'Iride si stanno trovando tanto Bertinotti, Mussi, Diliberto, Pecoraro Scanio, Boselli, in rappresentanza di partiti storici quanto leaders dei nuovi movimenti. Sull'altro versante Berlusconi mentre scioglie la casa delle libertà, annuncia la nascita del partito del Popolo delle libertà ed invita gli ex alleati a farsi avanti ed a prendere posto.

Buona parte di questi movimenti che ad una prima occhiata potrebbero anche sembrare contraddittori hanno una causa ed un acceleratore comune: l'incontro tra Walter e Silvio. Il sorprendente incontro tra i due grandi prima in guerra. Ed i temi posti sul tappeto hanno una rilevanza tale da sconvolgere gli schemi oggi in essere, le sicurezze e le tranquille rendite di posizione maturate non solo ai vertici ma anche negli apparati. Quindi, se questo nuovissimo e per tanti versi ancora sconosciuto corso solleva già molti interessi, per contro suscita apprensioni e coagula per domani dei possibili avversari. Può mettere all'opera frenatori spaventati dai rumors, da alcune anticipazioni, in parte già verificate nelle dichiarazioni dei due leader maggiori, ed anche dalle conferme indirette desunte dal comportamento dei capi dei partiti minori.

Forse tra i parecchi garantiti di ieri ci può essere anche un po' di panico, del resto spiegabile se tra le innovazioni già apparse o che fanno capolino ci sono: una nuova legge elettorale che comunque congegnata deve garantire un livello di governabilità contrastante con i modi attuali e quindi con il ridimensionamento di quei partiti che nella contrattazione continua, anche col proprio governo, hanno il loro punto di forza. Poi, la scelta di metodo delle primarie (pubblicamente annunciate anche da Berlusconi), che toglie a tanti l'illusione che si possa riposare comodamente su un materasso di tesserati e sui poteri acquisiti. Ancora: la semplificazione dell'apparato politico amministrativo che, riducendo le spese ed i posti, taglia anche tante aspirazioni e tanti mezzi di scambio della politica fino ad oggi ampiamente impiegati.

Infine, misure volte a configurare l'incarico politico come impiego provvisorio almeno nella normalità dei casi (i rumors ci dicono anche questo). Se applicate e condotte nello spirito che oggi viene mostrato, queste quattro cose, anche senza l'aggiunta di quanto non riusciamo oggi ad immaginare, potrebbero costituire una svolta di grandissimo rilievo nella politica italiana, segnando una bastonata che potrebbe essere mortale per la partitocrazia a favore del potere di scelta dell'insieme dei cittadini e della concorrenzialità delle idee. Più difficile invece da intravedere, almeno per ora, è come si possa soddisfare l'esigenza di maggiore qualificazione dei dirigenti considerati nel loro insieme.

Forse ancora è presto, prima viene altro. Prima di tutto è in gioco il grado di fattibilità di queste idee nel nostro Paese. Siamo, infatti, ormai da tempo abituati alle delusioni, alle speranze suscitate per essere poi inevitabilmente infrante. Osservando come verranno applicate le primarie, se ci sarà concorrenza vera con un ruolo reale per tutti i votanti o meno, con quale profondità e con quale ritmo procederà la semplificazione degli apparati, quante facce nuove e preparate vedremo tra la classe dirigente e, più di tutto, dall'andamento della nuova legge elettorale impareremo fino a che punto si riesce a fare sul serio. Cosa potremo fare noi? Forse prepararci ad usare adeguatamente il possibile decentramento del potere. Ed il voto allargato ai cittadini grazie alle primarie. Speriamo bene.

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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