Rimini e Riccione. Due palacongressi: perchè?

Da tempo la salute delle nostre finanze non è buona. Non lo è a Roma e non lo è a Rimini. Ai 28mila euro a testa di deficit nazionale, occorre associare i debiti presenti e futuri delle amministrazioni locali. Nonchè i costi pubblici quasi tutti in crescendo. Tutto ci porterebbe a credere che l'intera dirigenza politica, nazionale e locale, fosse profondamente preoccupata e quindi molto attenta ai cordoni della borsa. Nemmeno per sogno. Anzi. Prendiamo, ad esempio, la vicenda dei palazzi dei congressi.

Due Comuni confinanti, i cui amministratori da decenni sono politicamente impegnati ad amministrare secondo i criteri della città metropolitana (cosa che comporta governare come se fossimo in presenza di un'unica grande città da Cattolica a Bellaria e che richiede la progettazione delle opere secondo questo metro logico), si trovano il problema sul tavolo. Rimini e Riccione hanno amministrazioni dello stesso colore politico, protagoniste da anni sul versante della città metropolitana, separate da soli diecichilometri, collegate da due strade importanti, dal trasporto pubblico su gomma e dalla ferrovia, con in arrivo, (forse), una metropolitana di costa e il potenziamento dell'asse stradale

In mezzo a queste due realtà ben collegate fra loro, in piena zona turistica, c'è ancora uno dei più grandi spazi liberi della nostra costa. Sarebbe sembrato logico il da farsi: un bel palazzo dei congressi nel cuore del sistema turistico locale. Questo avrebbe consentito l'anticipato recupero di un'area che oggi serve ad altri scopi, con un certo risparmio sui costi futuri. Evidentemente la soluzione era troppo semplice per essere accettata e poi difesa dagli interessi singoli o associati che sempre si manifestano su tali progetti.

Oggi vediamo due diversi palacongressi crescere in luoghi solo parzialmente adatti, in zone davvero troppo congestionate delle rispettive cittadine e che saranno in difficoltà nel movimentare uomini e mezzi. Costi e svantaggi si duplicano. Alcuni esempi: un congressista preferirà un palas vista mare o in via della Fiera a Rimini? E gli apparati? Anzichè due consigli d'amministrazione, due organi direzionali, due compagini impiegatizi, ecc. la collettività della Provincia ne avrebbe dovuta sopportare solo una. Sarebbe stato sbagliato, in un'epoca di vacche magre?

Oggi, coi palas in costruzione, ogni rimpianto è inutile. Però serve parlarne. Per ragionare sulle qualità di chi ci governa e per cercare di capire le cause che hanno portato a una simile scelta. E perchè questa sia stata approvata nonostante diversi alti dirigenti politici di maggioranza e minoranza si fossero accorti dell'inopportunità. Va anche notato che maggioranza e opposizione sulla questione si sono trovate concordi, con poche e marginali differenziazioni. Insomma, cosa ha pesato di più? La difficoltà dei due municipi nel fare una politica sovracomunale? Il peso di interessi di grande rilievo con accordi poi difficili da modificare? Il peso elettorale che alcuni gruppi o categorie hanno nelle due città?

Qualunque sia la risposta rimane una domanda. Il peso di soluzioni a volte inadeguate, a volte assurde, qualche volta distruttive, caricato in continuazione sulle spalle di una società ormai chiaramente in affanno, per quanto sarà ancora compatibile con il normale sviluppo di una comunità e di un territorio?

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