Esteri/ E se i romeni tornassero tutti a casa? Sarebbe un problema

Traian Basescu è il presidente della Romania e, attualmente (come ha fatto capire anche al leader spagnolo Zapatero poche ore fa), è un po' "irritato" con l'Italia. Secondo lui, il decreto legge sulle espulsioni di cittadini comunitari, diventato legge, sembra mirato, in particolar modo, contro i suoi connazionali. Basescu, come tanti osservatori esteri e italiani, imputa al parlamento della nostra Repubblica di aver promulgato una legge sotto l'onda di una spinta emozionale e di aver fatto di tutta un'erba un fascio. Rendendo in tal modo difficile la permanenza in Italia anche di quei cittadini comunitari (romeni e non), che hanno problemi nella ricerca di un lavoro e di una casa, pur essendo venuti nel nostro Paese animati da buone intenzioni.

Vediamo, in estrema sintesi, cosa prevede il decreto legge chiamato "disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza" che è composto di due articoli. L'articolo 1 modifica la disciplina dell'allontanamento dei cittadini comunitari, contenuta nel decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, di recepimento della direttiva europea relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, apportando modifiche agli articoli 20, 21 e 22 del decreto legislativo e l'inserimento di un articolo aggiuntivo (20-bis). La modifica è rivolta ad assicurare celerità all'esecuzione degli allontanamenti quando questi sono adottati per motivi di pubblica sicurezza. Al prefetto è attribuita l'adozione di tali provvedimenti. Rimane di competenza del ministro dell'interno l'adozione del provvedimento quando esso si fondi su motivi relativi alla sicurezza dello Stato, nonchè i provvedimenti di allontanamento relativi a minori e comunitari soggiornanti nel territorio nazionale da dieci anni. L'articolo 2 sancisce l'entrata in vigore immediata del provvedimento.

I dati pubblicati nel rapporto sulla criminalità del Ministero dell'interno, presentato nel giugno 2007, evidenziavano che fino al 2006 al primo posto della graduatoria delle nazionalità degli espulsi per irregolarità del soggiorno vi erano i cittadini della Romania che, come noto, è entrata a far parte dell'Unione europea a decorrere dal 1° gennaio 2007. I dati del Ministero indicano che nel 2004 i rumeni espulsi sono stati n. 11.628, nel 2005 n. 10.702 e nel 2006 n. 7.926. Questa è la fotografia della situazione. Vanno però valutate alcune linee di tendenza che potrebbero segnare il futuro dei rapporti fra italiani ed immigrati.

Un fattore da tenere presente è la possibilità del volontario ritorno in patria degli immigrati. Sempre più Paesi dell'Est Europa, di recente ingresso nella Ue, cominciano ad avere condizioni di vita migliori. Tradotto: salari più bassi di quelli italiani ma costo della vita nettamente inferiore. In Romania, ad esempio, nel 2003 un salario medio netto di un operaio era di 100 euro. Oggi è di 400 euro. Proprio il primo ministro rumeno Tariceanu, ha detto nei giorni scorsi di voler dar vita ad un piano di rientro dall'estero (ma pensava soprattutto all'Italia) dei suoi concittadini. In sintesi, oggi la Romania si sta sviluppando: iniziano ad arrivare finanziamenti europei, partono grandi opere pubbliche, il Pil cresce e la mano d'opera comincia a scarseggiare. Questo Paese ha bisogno di operai specializzati che sappiano costruire strade, case, manufatti. Quegli stessi operai (non solo rumeni), che oggi sono essenziali per il sistema produttivo italiano. Sulla scia del governo balcanico potrebbero muoversi altri Paesi dell'Est Europa.

La cosa potrebbe riempire di felicità politici della Lega e italiani razzisti. Ma verrebbe giustamente guardata con grande preoccupazione dalle persone più accorte. La forza lavoro della maggioranza delle imprese edili, da dove viene? Le badanti degli anziani di che nazionalità sono? E la maggior parte dei pescatori? Degli "stradini"? Dei facchini? Oggi gli stranieri formano una forza lavoro "di base" che sostituisce gli italiani in quei lavori che i nostri connazionali non vogliono più fare. Poi c'è il fattore integrazione. Sempre più famiglie contano al loro interno un immigrato: i figli (maschi o femmine) sposano ragazzi e ragazze dell'Est o Sudamericani o Caraibici, africani, mediorientali, ecc. Questo processo d'integrazione va avanti nonostante le differenze e le diffidenze perchè, nella maggioranza dei casi, si tratta di rapporti veri, seri, anche se sono le eccezioni (cioè i rapporti problematici) a fare notizia. Insomma, il tema immigrazione è complesso. E il recente decreto legge forse non centra il nocciolo del problema.

 

Flavio Semprini

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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