Italia/ La posta in gioco


Che cosa conta più di tutto? Qual' è la posta finale del gioco obbligato in cui siamo coinvolti? Che sarà di noi alla fine della vicenda? Sembra quasi che il terremoto fisico e quello economico si siano dati un appuntamento biblico per abbattere le strutture oggi esistenti. Si potrebbe dire che anche in campo sociale ed economico un fascio di tensioni accumulatosi nel tempo abbiano ad un tratto liberato i propri effetti sorprendendo tutti, nonostante le analisi e le previsioni che avevano anticipato il fenomeno.

Come nei terremoti le costruzioni più deboli sono le prime a cadere così i sistemi sociali più esposti per debiti, inefficienze od altro sono i primi ad entrare in difficoltà. Tutto ciò comporta pericoli e quindi anche ansia e la gente cerca di darsi delle risposte e di prefigurarsi un domani. Un tentativo di risposta è inevitabilmente atteso dai capi, da chi ci dirige e quindi in primo luogo dalla politica. Purtroppo il prestigio di quest'ultima è ad uno dei suoi più bassi livelli, proprio quando occorrerebbero guide prestigiose vengono lasciati dei vuoti in cui potrebbero crescere i portatori di facili ricette miracolistiche, tanto dannose quando facilmente orecchiabili da larghe fasce di cittadini.

Già da tempo sono al lavoro anche rappresentanti del popolo, sufficientemente intuitivi e purtroppo anche sufficientemente spregiudicati, da capire che può essere il momento per costruirsi un potere od una carriera personale, soffiando sulle paure e sui difetti della politica ed evitando accuratamente di dire tutta la verità possibile sulla reale posta del gioco in atto. Forse per essere realmente, non solo apparentemente onesti, occorrerebbe dire fino alla noia che una politica sana è un prerequisito e che da sola non serve a nulla.

Occorrerebbe aggiungere che incolpare gli altri: gli americani, i tedeschi, le banche, Monti,o altri a seconda delle preferenze, oltre a non servire a nulla conduce fuori strada rispetto al problema essenziale, che era e resta la posta fondamentale del gioco. La mia opinione, e non la mia verità, è che il nostro grande problema, consista nella ricerca obbligata di una risposta ad un mondo già cambiato e che un sisma economico biblico e di dimensioni mondiali sta ancora rimodellando. Reputo furberia tragica che diversi nostri difetti vengano indicati come il principio e la causa di tutto e venga messa in sordina la questione principale.

Vorrei il più alto numero possibile di dirigenti, selezionati, per onestà, più serietà e meno furbizia, più legati alla nazione e meno al partito, ma prima di tutto li vorrei capaci di capire cosa sta succedendo e pronti ad entrare in partita ma anche a ritirarsi a secondo degli sviluppi del gioco. Cioè pronti a mettere in campo la propria intelligenza, ma ad accettare anche le conseguenze delle proprie intuizioni e della propria fortuna. Su questo tema si giocherà il futuro del nostro Paese.

Steve

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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