Economia: il perverso rapporto Stato/banche ci porterà alla rovina

dra_ghiA seguito di alcuni articoli “importanti” recentemente pubblicati, abbiamo chiesto al “Cancelliere” un parere sul rapporto Stato-banche da molti visto ultimamente come fonte di guai. La sua risposta lascia pochi dubbi anche se il “Cancelliere” certe cose le dice da anni... . Buona lettura!

Non è possibile che la crescita economica salti fuori, come per magia, da un cilindro. E tanto meno senza soldi per gli investimenti. E’ stupefacente come i politici europei -e il nuovo presidente francese in testa con il “nostro” Monti buon secondo- stiano ripetendo all’infinito una parola sola: “crescita”. Parola oggi senza senso. 

Cerchiamo di spiegare perchè quello su “austerità contro crescita” è un falso dibattito, che non fa compiere nemmeno un passo in più in direzione della soluzione alla crisi dell’euro. Il vero dibattito, dovrebbe vertere sulle banche, in particolare quelle dell’Europa del sud che stanno andando parecchio peggio di ciò che si pensa  e ce ne accorgeremo presto. Infatti le banche greche spagnole e italiane sono sedute su una montagna di debiti sempre più colossale.

Soltanto l’Europa potrà salvarle: il governo greco quello spagnolo e quello italiano sono troppo deboli. questo il vero problema europeo. Di gravità enorme e sottovalutato. L’anno scorso, dopo forti pressioni politiche, le banche europee hanno accettato gli haircut, vale a dire la cessione del debito dello stato greco. Da allora quelle stesse banche si stanno ritirando dalle regioni meridionali d’Europa, prima che arrivino i prossimi haircut. Spagna, Italia e Portogallo sono stati abbandonati in massa dagli investitori stranieri. In Grecia è già iniziata la fase successiva: perfino i greci stanno depositando all’estero i propri soldi.

La fuga dei capitali all’estero ha assunto proporzioni enormi. Diciamo almeno quattro, cinque miliardi di euro al mese. In Italia sta succedendo, lentamente da un paio di anni. Ma con continuità. Questo fenomeno va di pari passo con un altro sviluppo altrettanto pericoloso che ci riguarda direttamente come italiani: a causa dell’abbandono da parte delle banche dell’Europa del nord, le banche dell’Europa del sud precipitano sempre più in un mare di debiti. E questo perchè i medesimi titoli di stato -dei quali si sbarazzano gli investitori stranieri- sono legittimamente acquisiti dalle banche dell’Europa del sud.

Lo fanno sotto le pressioni dei loro governi, ma anche perchè ciò permette loro di guadagnare qualcosa. In cambio di questo favore, infatti, i governi concordano a loro volta nuovi prestiti con le banche, a tassi di interesse vantaggiosi per queste ultime. Tassi molto vantaggiosi. L’inverno scorso la BCE ha accordato crediti a buon mercato per mille miliardi di euro al fine di mantenere lo scambio di prestiti europeo. Le banche dell’Europa meridionale utilizzano assai volentieri questi crediti a un tasso dell’1% per concedere prestiti ai governi che fruttano oltre il 6%. Un atto di patriottismo che permette loro di fare dei bei soldi con quelli dei contribuenti rastrellati dallo stato.

Questa parrebbe una soluzione. In realtà innesca un meccanismo perverso, in virtù dei quali le banche e i governi diventano a tal punto interdipendenti da indebolirsi a vicenda sempre più. Senza contare l’effetto deprimente sulla cosiddetta “economia reale” (ma lo è, eccome! Anche quella puramente finanziaria come dice il nostro E.B.). Infatti se si dice: “le banche greche sono completamente rovinate” questo pare un problema nazionale. Ma in verità è un’illusione ottica. E infatti: che cosa accadrebbe qualora all’improvviso le banche del sud non rimborsassero più (per meglio dire non potessero più rimborsare) i prestiti ricevuti dalla BCE? La risposta è facile ed è quello che sta avvenendo in queste ore. La BCE siamo noi. Indirettamente, ma siamo tutti noi. Se la situazione degenererà -come sta avvenendo- in Europa del sud, altri paesi dovranno correre in suo aiuto, e soltanto per salvare l’unione monetaria europea. Per lo stesso motivo la BCE è esposta a forti pressioni da parte della Germania e dei Paesi Bassi che vogliono che essa smetta di erogare prestiti a bassi interessi. Il mercato finanziario interno costituisce il presupposto stesso dell’euro. Una fuga di capitali da sud verso nord nuoce gravemente a questo contesto.

Come dice l’economista tedesco Daniel Gros i francesi hanno una parola splendida per indicare ciò: détricotage (disfare un lavoro a maglia). Le banche si trincerano dietro le loro frontiere, come quando da un lavoro a maglia si fanno cadere alcune maglie: per essere più forti in un dato paese non accordano più molti prestiti ad un altro. Le banche centrali sono più inflessibili al nord che a sud. Oggi la geografia ha acquisito, o per meglio dire, riacquisito importanza. Ormai se ne accorgono tutti. Un banchiere londinese se n’è accorto anche lui di recente, in occasione della visita di una delegazione cinese. La prima domanda che gli hanno rivolto è stata: “Come possiamo distinguere una banconota in euro greci (ma avrebbe potuto dire tranquillamente spagnoli, italiani, portoghesi...) da una in euro tedeschi?”. Molti affermano che soltanto un’unione bancaria europea potrà liberare le banche e i governi da questa morsa soffocante. Un’unione bancaria con un fondo di salvataggio in extremis rifornito dalle banche stesse, cosicché i governi non siano più obbligare a controbilanciare i fallimenti. Questo permetterebbe di risolvere l’attuale dilemma del “too big to fail” (banche troppo grandi per poter fallire), grazie al quale le grandi banche possono permettersi di tutto perchè sono sicure che saranno salvate in ogni caso dal governo qualora le cose si mettessero male. Se invece anche loro soffriranno, valuteranno i rischi in modo diverso. Solo coinvolgendo le banche nel rischio c’è speranza di salvarsi. L’Europa sta girando su sé stessa. Dato che i governi non vogliono un sistema europeo forte di regolamentazione finanziaria, il rischio per il contribuente di vedersi rifilare i conti europei sotto forma di interventi di bailout che divorano miliardi, continua ad aumentare. E a quel punto restano pochi soldi per incentivare la crescita economica, che François Hollande sta attualmente promuovendo con tanta energia. Ma con poca consapevolezza della realtà dei fatti.

La sintesi: il pericolo più grande per la stabilità finanziaria dell’Europa è il fatto che alcuni paesi della zona euro sono finanziati da banche che, in caso di fallimento, dipendono esse stesse dai governi ai quali prestano soldi. Noi tutti sappiamo che così le cose non potranno mai funzionare perchè è “scritto in cielo”, che questo sistema porterà al fallimento globale essendo minato da una contraddizione di fondo: il creditore è in mano al debitore, ma entrambi, Stato e banche, sono, al contempo, l’uno e l’altro e frodano i risparmiatori. Quelli internazionali però scappano. Restano quelli nazionali che vengono”ripuliti” sino all’ultimo soldino.(Nella foto: Draghi il suo operato ormai è criticato da tutti perchè spinge le banche a fallire insieme agli stati e viceversa).

CLL

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