Finanza pubblica/ Cosa sono derivati e swap? Perchè sarebbe bene che gli enti pubblici non li utilizzassero?

Una volta i derivati erano quelli del latte. Oggi sono strumenti finanziari che imprese ed enti pubblici italiani hanno acquistato per reperire nuove risorse economiche o difendersi dall'aumento dei mutui. L'inchiesta della trasmissione Report, andata in onda sui Rai 3 domenica 14 ottobre, ha messo al centro dell'attenzione tante realtà pubbliche e private impegnate con derivati o swap che dir si voglia. Tra queste, i Comuni di Rimini e Cattolica.

I "derivati" sono particolari strumenti finanziari la cui caratteristica distintiva è di derivare il proprio valore da variabili esterne allo strumento stesso, definite attività sottostanti. Le variabili sottostanti possono essere molteplici e di vario genere come, a titolo esemplificativo, un altro titolo (ad esempio un'azione o un'obbligazione); l'andamento di una o più valute; l'evoluzione di un di un determinato tasso di interesse o di un altro indice di riferimento (ad esempio azionario, obbligazionario, su tassi o su valute). Gli swap (letteralmente, scambio), sono una particolare tipologia di contratti appartenenti alla più vasta categoria degli strumenti "derivati". Le tipologie di Swap maggiormente diffuse sono due: gli Interest Rate Swap (letteralmente, Scambio di Tassi d'Interesse) ed i Currency Swap (letteralmente, Scambio di Valute).

La prima tipologia di Swap è quella più diffusa in Italia. Negli Interest Rate Swap le controparti s'impegnano a scambiarsi reciprocamente, alle scadenze e con le modalità sottoscritte nel contratto, gli interessi calcolati su un capitale nozionale (mai scambiato) ed a un tasso d'interesse differente per ciascuna controparte. Tipicamente, infatti, una controparte s'impegna a versare interessi calcolati ad un tasso fisso, mentre l'altra controparte pagherà interessi in base ad un tasso variabile, di qui lo "swap" (scambio). Chi s'impegna a pagare interessi fissi è, di solito, già indebitato ad un tasso variabile e vuole tutelarsi dal rischio di rialzo dei tassi d'interesse che gli comporterebbe eccessivi oneri passivi. Dall'altra parte, la controparte, che nell'operazione di Interest Rate Swap s'impegna a pagare interessi variabili, spera di trarre vantaggio dalle fluttuazioni dei tassi d'interesse, sperando spesso in un ribasso dell'indice di riferimento.

Un'operazione di Interest Rate Swap come quella appena descritta può essere di "copertura", ovvero una sorta di "assicurazione" costruita solo dopo un'attenta analisi della situazione finanziaria delle controparti e delle loro rispettive esigenze (un po' quello che sostiene di avere fatto il Comune di Rimini). Ciò che purtroppo si è manifestato, a volte, negli ultimi anni in Italia, è un utilizzo inadeguato dei complessi strumenti sopra menzionati. Alcune banche italiane, ad esempio, hanno, di fatto, utilizzato gli Interest Rate Swap per operazioni di natura "speculativa" poichè non perfettamente calibrate sulle reali esigenze finanziarie delle aziende (o enti pubblici) sottoscrittori.

Dicono esperti in finanza che "la frequente conseguenza di un'operazione speculativa in strumenti derivati è, notoriamente, il realizzarsi d'ingenti perdite, in questo caso per le aziende (o enti pubblici) che hanno sottoscritto uno swap o un altro contratto su strumenti derivati senza la necessaria conoscenza ed esperienza in materia". Ma basterebbe fare un giro in internet per capire che questi strumenti non sono adatti al piccolo imprenditore, al piccolo Comune e neanche alla grande Regione (il Piemonte ci sta rimettendo milioni di euro).

Ad esempio, Polyhedron Computational Finance è un'impresa che fornisce servizi di consulenza per l'attività di gestione finanziaria di banche ed assicurazioni e nel suo sito avverte che "i prodotti derivati sono un'area per gente creativa… Comunque, ricordatevi di chiedere qualche informazione sul rischio! I derivati sono un'attività ad alto rischio. I mercati sono estremamente veloci a reagire all'arrivo di nuove informazioni, e l'attività di trading sul margine implica tipicamente un elevato "leverage" (se aprite un margine di 1/100 del valore del titolo sottostante ed il valore del sottostante cambia dell'1%, avete perso il 100% dell'investimento). Infine, se vi ritagliano un prodotto derivato complesso per rispondere alle vostre esigenze, può risultare difficile valutare se il prezzo che vi viene proposto è equo. Siete disposti a prendere per buona la parola del venditore?". Questo dicono le stesse agenzie di consulenza.

Tradotto significa: nessuno che non abbia una superconoscenza di questi prodotti finanziari, unita ad un'alta propensione al rischio (cosa che già di per sè escluderebbe gli enti pubblici...) dovrebbe arrischiarsi a sottoscriverli. Men che meno dovrebbero farlo gli amministratori pubblici che lavorano coi soldi dei contribuenti e non propri. Saranno stati previdenti gli amministratori di Rimini e Cattolica? Il rischio è che si aprano dei buchi nei bilanci pubblici. E con una tassazione degli enti pubblici territoriali cresciuta a dismisura negli ultimi anni, quel che non serve è un ulteriore aggravio per le tasche dei contribuenti locali. Infine sorge spontanea un'altra domanda: i nostri Comuni sono dotati di revisori dei conti (professionisti discretamente retribuiti si potrebbe supporre, date le "corse" che si aprono tra loro ad ogni scadenza e rinnovo del mandato...). Hanno mai osservato qualcosa su queste operazioni? Sarebbe interessante saperlo.

Antonio Cannini

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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