Politica/ Il suicidio di Merkozy.

corsa_sarkozy“Merkozy” si è suicidato questa domenica a Place de la Concorde a Parigi. In effetti da diverse settimane sapevamo che non godeva di buona salute. Sono lontani i tempi in cui la “fusione” indivisibile dei due leader francese e tedesca apriva la strada alla nuova Europa delle regole auree e delle sanzioni di bilancio rafforzate e in cui si aspettava l’arrivo di Angela ai comizi per sostenere il suo “caro Nicolas”! Questa volta il suo destino sembra segnato. Le sue stesse contraddizioni ne hanno segnato la fine. I sondaggi che, prima dell’intervento, lo classavano “sotto” a Hollande, l’hanno ulteriormente punito.

Chiedendo la revisione dello statuto della Bce in nome della lotta alla recessione, Sarkozy ha, con un’invenzione repentina, in un certo senso dichiarato guerra alla Germania per motivi di politica interna. Infatti l’indipendenza della Bce è la condizione principale della permanenza della prima economia europea nella zona euro. Su questo punto non vi è alcun compromesso possibile ed evocando questo argomento il presidente francese ha dato il colpo di grazia a “Merkozy”. Il presidente francese forse ne è perfettamente consapevole; già in autunno aveva cercato di evocare la questione di uno statuto di “prestatore di ultima istanza” della Bce, ma rea stato duramente ripreso dal governo tedesco ed era subito rientrato nei ranghi. Ora, pressato dai sondaggi, ha ritentato ma gli è andata male.

Per la Germania il significato della storia è molto diverso da quello che ormai il candidato Sarkozy vuole far prendere all’Europa. Se vuole essere affidabile, la zona euro deve adottare i principi di quel liberismo ortodosso e controllato che ha fatto il successo della Repubblica federale tedesca negli anni cinquanta e sessanta: uno stato discreto, una politica salariale misurata, una politica di bilancio rigorosa e una banca centrale strettamente indipendente e concentrata esclusivamente sulla politica monetaria e sulla lotta all’inflazione. Ciò nella speranza, propria dell’idealismo tedesco, di fare dell’Europa occidentale un’unica grande Germania. Probabilmente una scemenza ma i tedeschi la vedono così...

Nell’accettare il trattato fiscale proposto, anzi imposto da Berlino, Sarkozy e tutti gli altri (Monti docet...) aveva adottato questa Weltanschauung (“visione del mondo”). Questo trattato è il secondo tentativo di Berlino di fare dell’Unione economica e monetaria una zona di competitività tedesca e “alla tedesca”, in cui i paesi cessano di fondare la loro crescita sulla domanda interna sovvenzionata dallo stato. Questo era il prezzo da pagare per salvare l’euro, a costo di mandare alla rovina tutti e questo Sarkozy lo sapeva.

Oggi come oggi è impossibile affermare di voler salvare la moneta unica e modificare il ruolo della Bce. La Germania non tollererà mai di modificare la rigorosa indipendenza di questa istituzione, che era una condizione non negoziabile in occasione della creazione della moneta unica.

Piuttosto Berlino preferirebbe uscire dall’euro. I motivi sono due: da un lato il trauma della grande inflazione del dopoguerra, dall’altro la volontà di non diventare la mucca da mungere all’infinito dei paesi meno competitivi e soprattutto infettati dalla corruzione come l’Italia.

Così, all’improvviso la distanza fra i due ex amiconi sulle due sponde del Reno continua a crescere. Lunedì scorso Angela Merkel ha sconfessato apertamente il suo ex “caro Nicolas”. “La posizione della Germania sulla Bce e sul suo ruolo indipendente è nota. Si tratta di una posizione che Parigi conosce e che non è cambiata da molto tempo”, ha ricordato il portavoce del governo. In altre parole: noi non cambiamo e siamo coerenti. Del resto, come fare diversamente? Ogni settimana la Bundesbank (Buba), il cui prestigio dall’altra parte del Reno è difficile immaginare per un francese, critica la sua politica di bilancio ed europea. Considerata, secondo la Buba, troppo (morbida) coi paesi “non virtuosi” (Spagna, Portogallo,Grecia, Italia...).

Non sconfessare questo Sarkozy che in campagna elettorale le prova tutte per evitare la frana, avrebbe significato sconfessare questi sforzi. In termini di politica interna sarebbe stato molto pericoloso, perchè nella stessa Cdu si è molto sensibili alle critiche della Buba. E non si accetterà di modificare l’indipendenza della politica monetaria.

Questo spiega il suicidio di “Merkozy”. Merkel, come il suo ex amico francese, vuole mantenere il suo posto dopo le elezioni del settembre 2013. Attualmente la sua unica possibilità si basa su due fattori: non essere contestata dal suo schieramento e non scontrarsi frontalmente con i socialdemocratici per ricostruire una “grande coalizione” di cui assumere la guida.

Si capisce quindi come la vittoria di Sarkozy, sempre più improbabile, non sia più per la cancelliera una necessità, come era invece due mesi fa. Al contrario, sconfessando le affermazioni roboanti del candidato del centrodestra transalpino, Merkel una prova di buona volontà all’Spd e mostra la sua fermezza liberista nei confronti del suo schieramento.

“Merkozy” appartiene ormai alla storia. Ma non a quella “alta”, bensì a quella deprimente di questi giorni. Né più e né meno di quella che in Italia stanno scrivendo Monti & co.

Tranne ovviamente in caso di rielezione, appunto improbabile, del “folletto”. In questo caso i due mesi di campagna elettorale potrebbero essere presto dimenticati dai due amiconi. Ma, nonostante le gaffes di Hollande è molto improbabile che Sarkozy resti all’Eliseo. (Nella foto: l'ormai ex presidente Sarkozy. La sua corsa sembra essere arrivata alla fine).

E.B.

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