Politica nazionale/ Alla Lega, non basteranno le scope

Certo che la sottrazione di denaro dalle casse del partito che è arrivata fin dentro la casa del capo e patriarca Umberto Bossi per mano del figlio ha un qualche cosa di biblico. Ci ricorda il discorso di Gesù su chi deve scagliare la prima pietra. Ed i leghisti hanno tirato mucchi di pietre e contro tanti. Un aspetto  da rilevare è il carattere familista di parte della questione ed il familismo è uno degli aspetti più triti dei guai della società e della politica italiana. Il problema sta anche in questo e purtroppo non trova alcuna soluzione nelle scope padane che possono spazzare via alcuni effetti di comportamenti devianti ma sono del tutti impotenti verso il loro riprodursi nel futuro.

Anche dai discorsi sentiti, mi sembra traspaia più la voglia di chiamarsi fuori dai costumi vigenti a forza di muscoli e volontà, che il desiderio di una analisi profonda dei mali che ci perseguitano. E mi sembra che i dirigenti assecondino molto volentieri questa tendenza evitando così anche il problema di più impegnative spiegazioni. Mi veniva da pensare, ascoltando i commenti e gli elogi rivolti alla Lega per il modo in cui ha reagito con la manifestazione delle scope che nessuno ha rivolto a nessuno la domanda elementare di questi casi: "Ma quei dirigenti dove erano?" E  per quanto ancora quel sistema sarebbe durato se la magistratura non ci avesse cacciato il dito, anche attraverso quelle intercettazioni così poco ben viste anche dalla stessa Lega?

Detto ciò, se non erro, a conclusione di quella serata Roberto Maroni ha dichiarato che l'obiettivo della Lega è l'indipendenza della padania. Altri che funzionano da portavoci parlano di federalismo. Non mi è chiaro se dichiarare che si vuole disunire l'Italia violi in qualche modo la legge. Mi è invece chiaro che tale dichiarazione  ha un carattere molto pesante, molto più pesante dei commenti troppo leggeri che si fanno al riguardo.

Ci sono volute, ancora una volta, le dichiarazioni del presidente Napolitano per reagire a favore della unità nazionale. In quanto al federalismo, credo occorra osservare preliminarmente che si tratta comunque di un decentramento, che nel nostro caso viene avviato e regolamentato da partiti che vivono di comandi personalistici ed accentrati. La domanda è immediata: si crede davvero che possa funzionare una amministrazione decentrata  alle dipendenze di accentratori furiosi? Io non lo credo, anzi credo che tutta la faccenda sia nata male, per obiettivi che avrebbero comportato altri rimedi, ed ancora peggio è stata portata avanti.

Steve

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