Politica/ La libertà di Monti

Il primo ministro Mario Monti ama dire alcune verità critiche ed alcuni giorni fa' ne ha detta una che sembra semplice semplice ma che può fare ragionare un po'. Ha detto che non dovendo essere rieletto è libero di decidere cosa fare col governo. E noi, se ci pensiamo sopra un momento, consideriamo che ci può essere un gap tra decisioni buone o meno buone e per le quali la scelta non va forzatamente verso l'interesse generale ma può andare verso l'interesse dei partiti che oltretutto così contraddirebbero il loro scopo che è quello di essere al servizio della collettività.

In questo caso, in vista delle elezioni, i partiti potrebbero fare più una politica volta ad aumentare o mantenere il consenso elettorale invece che operare provvedimenti seri. Ossia distribuire più caramelle, come dice la Fornero, invece che medicine amare ma adatte alla malattia.   Conoscendo i nostri partiti,credo che nessuno di noi faccia molta fatica a pensare che ci potremmo aspettare una serietà molto relativa, ancora una volta ed anche in queste assai difficili e serie circostanze.

E' vero che in tempi recenti hanno provato il "PIPPACULO". Come ho già spiegato è un vecchio termine dialettale per definire la stretta al fondoschiena che fisicamente si può provare allorchè si mette in discussione e pericolo se stessi. Ma già danno segni di ripresa e qua e là già fanno capolino le buone vecchie e care abitudini. Purtroppo, anche nel caso vi sia un miglioramento nei numeri della produzione e degli scambi, questo è un passaggio critico, attraverso il quale si reimpostano i progetti della nostra e di tante altre società. Di conseguenza le garanzie che Cincinnato Monti offre di governare con professionalità, equilibrio e decisione si rendono necessarie per un periodo parecchio più lungo rispetto alla sua durata prevista.

Si pone quindi il problema del ritorno dei partiti al comando. Fino a questo momento non si sono sviluppati mutamenti interni rimarchevoli e le critiche esterne o interne poco aggiungono oltre al "colore". Torno sempre a pensare che il modo di porsi nei confronti degli altri serva a mostrare la qualità delle persone, innovatori o presunti tali compresi. Fino a quando non li vedrò mettere da parte il proprio particolare, compresi la propria smania di capeggiare ed il proprio egoismo psicologico, a favore degli obiettivi di riforma politica a tutti necessari, credo ci saranno scarse possibilità di cambiamento. Non rimarrà altro da fare che sperare nell'imprevedibile. Frattanto poniamoci il problema di come fare convergere le attenzioni verso il comune senso della questione. E in più si spinge e meglio è.

Steve

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