Qualche riflessione sul futuro dei cosiddetti "figli". Colore prevalente Grigio. Parte prima.

Il nostro E.B. ci lascia una riflessione personale, molto acuta. E' un po' lunga. per questo la dividiamo in due parti.

Mentre i “baby boomers” comodamente piazzati nel pubblico impiego continuano a difendere i propri “diritti acquisiti”, i loro figli (e quelli degli altri...) non hanno prospettive e devono accontentarsi di condizioni sempre più precarie. Senza un’apertura generazionale, peraltro impossibile, il paese rischia la frattura e il degrado.


 Il passato recente e il presente prossimo


Sette o otto anni fa ero seduto al bar, preoccupato per una situazione che già allora mi pareva assurda – chi mi conosce sa che non mento –. Ero con un mio amico inguaribilmente ottimista (NdR: si tratta di “Steve”, un amico vero, ammiratore, ahilui, di Amato e Monti...). Sentivo la “bolla” nell’aria. Tutto mi portava a quella condizione anche se poi, “tutto”, sarebbe scoppiato due, tre anni dopo... sfidando la mia analisi e la mia pazienza. Ma “Steve” no, non era preoccupato e non ho mai dimenticato l’osservazione di “Steve”: “Hai fatto caso che nonostante tutti i problemi attuali, la nostra generazione vive comunque meglio di quella dei nostri genitori? Ricordati com’era quando eravamo giovani”. Caro, caro “Steve”... Sempre pronto a vedere il bicchiere mezzo pieno...


Aveva ragione, e i nostri genitori vivevano meglio dei nostri nonni. Ma quando guardo la generazione dei trentenni di oggi e la successiva, sento, anzi so che non sarà più così. E non sarà più così perchè abbiamo rovinato tutto. Quelli che sono leggermente più vecchi di me, i veri eredi della generazione dei baby-boomers degli anni sessanta, che hanno occupato la maggior parte dei posti di potere nel corso degli ultimi trent’anni, hanno forse ancora più responsabilità di noi. Una cosa comunque è certa: il futuro che stiamo per lasciare ai giovani non è molto invidiabile. E già il loro presente sotto molti aspetti, è insopportabile. anche per l’irrefrenabile arroganza dei governanti dell’altro ieri, di ieri, di oggi.


Abbiamo cominciato con il soprannominarla “generazione 1000 euro” ("500" in Spagna, Portogallo, Grecia) perchè la maggior parte di loro non trovava un lavoro al di sopra dello stipendio minimo. Ma oggi è ancora peggio: quasi un giovane su quattro non trova più alcun lavoro (la cifra sale al 30% tra i laureati). Quelli che hanno un lavoro sono impiegati in call center, alle casse dei supermercati, ecc. nonostante i loro diplomi universitari. Vengono retribuiti attraverso finte partite IVA, concepite all’origine per i lavoratori autonomi, ma diventate poi un simbolo della precarietà, che saranno tassate ancora più pesantemente. Non sono simpatiche infatti nè agli attuali “Professori” nè ai loro segugi (Befera & Company), la vera razza padrona del terzo millennio. Questi giovani rimangono a vivere con i genitori, rimandando la loro vita a più tardi e barcamenandosi a destra e sinistra, temono l’impegno ed è difficile dar loro torto, anche se gli attuali geni li chiamano "bamboccioni" e "sfigati".


Bisogna essere sinceri: prima nei folli anni ‘90, poi nell'appena trascorsa, suicida frenesia consumistica, lanciata dall’adesione alla moneta unica e alimentata dai bassi tassi d’interesse, abbiamo svenduto in una generazione le ricchezze di due o più generazioni. Il nostro debito, sia pubblico che privato, è il doppio del PIL, ma non saremo noi a pagarlo: ci limiteremo a lasciarlo in eredità.


Noi volevamo tutto, e quelli con più di sessanta anni nel pubblico impiego finora bisogna ammettere che lo hanno avuto. Alti stipendi in costante aumento e la sicurezza del posto fisso. Abbiamo quindi creato un sistema pubblico mostruoso che ora vuole sopravvivere ad ogni costo. Bonanni è il suo campione, Angeletti il vice, Monti, Passera e Fornero i profeti. Una prima e una seconda casa; una macchina per ogni membro della famiglia; il cellulare e il televisore al plasma; orario di lavoro ridotto e la pensione subito: a quarant’anni le donne a cinquanta gli uomini. Ne conosco di vent’anni più vecchi di me che sono in pensione da venticinque. Credevamo che tutto ciò fosse possibile, e quando ci hanno detto che non lo era, abbiamo fatto orecchie da mercante e abbiamo difeso con le unghie e con i denti quello che avevamo ottenuto. Ci siamo messi a parlare di “diritti acquisiti”. Abbiamo chiesto con sempre maggiore insistenza l’impossibile, senza essere pronti a dare nulla in cambio. Erano le conquiste della somaraggine al potere. Somaraggine dispotica e presuntuosa.


Il futuro com'è


Che paese lasceremo ai più giovani? Se vogliono una casa devono comprarsela perchè abbiamo lasciato passare decenni e decenni senza essere in grado di fare una legge decente e corretta sugli affitti. Continuiamo a lasciare invecchiare i centri urbani perchè bisognava costruire “Centri Commerciali” da incubo e siccome bisognava (poverini...) “aiutarli” abbiamo desertificato i centri storici, così mandiamo i più giovani in periferia ad abitare a 20 km. dal posto di lavoro (se ce l’hanno) spendendo un capitale in benzina. Se vogliono un posto di lavoro, anche se sono più competenti e hanno una formazione molto più adatta, rimangono fuori dalla porta: c’è già troppa gente,perfettamente ignorante e incapace, in posti che ormai considera a vita. Hanno frequentato l’università ma sanno che nella maggior parte di questi istituti non ci sono prospettive: quando si presenta un’occasione in un centro di ricerca si fanno subito avanti, ma le occasioni sono rare e le domande sono molte. Hanno pensato all’insegnamento, ma la dinamica demografica e il basso numero di studenti hanno finito per dissuaderli. Hanno sognato una carriera da avvocati o commercialisti, ma oggi (e non ieri, quando sarebbe stato più onesto...) è lo stesso ordine che chiude loro la porta in faccia, e li avverte che, salvo per i "figli d'arte" (ancor meglio se figli di ministri, viceministri, alti burocrati ecc.)  non c'è posto. Che cosa gli rimane? I venerdì sera con l’happy hour e l’idea che domani è un altro giorno.


Pensate anche a come gli abbiamo rubato quelle pensioni alle quali in teoria avrebbero diritto per evitare di essere da vecchi dei pitocchi.La riforma “Monti” prevede che i giovani di oggi, riceveranno, nel migliore dei casi, delle pensioni equivalenti al 30% di quello che ancora oggi pretende (e prende) la generazione più anziana. Probabilmente ancora non se ne sono resi conto, ma come può la generazione forzata “a casa di mamma e papà” pensare oggi a quello che avverrà fra 30 e 40 anni?


Questa generazione ha forse capito poco, lo certificano i "professori" chiamandoli "sfigati", salvo dire, subito dopo - come il vecchio patetico Berlusca - di essere stati fraintesi. Avrà capito poco dicevamo ma, da molto tempo, ha capito che non avrà una vita migliore di quella dei suoi genitori; in ogni caso non assisterà ai progressi spettacolari vissuti dai  genitori e dai nonni. E’ per questo motivo che questa generazione non segue i soliti discorsi politici, così come non si lascia ingannare, se non in parte, dalla retorica ripetitiva o di chi da tempo le promette il paradiso attraverso la TV e i “giornali di stato” e che ora fanno i Savonarola fuori tempo massimo.

 

E.B.

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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