Politica/ Il governo Monti e il "pippaculo" dei partiti

Molti si sono chiesti, sia quando Monti si è insediato al governo, sia in tempi più recenti, se un simile modo di procedere risponda ai requisiti che le procedure politiche richiedono. Come sempre i pareri sono contrastanti e sono più il risultato delle simpatie o del loro contrario, più che il prodotto di una analisi serena. La mia opinione è che le pressioni per imboccare quella strada siano state assai evidenti ma che la spinta di gran lunga più forte non sia tanto provenuta dal presidente della Repubblica o da altri governi europei, ma piuttosto dalla gravità della situazione che premeva su tutti ed imponeva nuove scelte.

Rimane però da precisare ancora la risposta. Infatti, mentre ormai le polemiche sulle procedure per fare quel governo si sono calmate parecchio, vanno assumendo invece importanza nuovi interrogativi. Il primo riguarda cosa succederà del governo Monti. Tutto finirà alla scadenza del mandato o ci sarà un qualche seguito? Un secondo riguarda la sostanza della politica e della democrazia e fa arrivare alla domanda se, ” dopo” ritorneremo agli stessi modi di prima. Alla stessa inconcludente continua rissa ed alla recita della commedia delle parti, dove non è migliore chi fa proposte serie nell’interesse del Paese ma piuttosto chi recita meglio la sua parte.

C’è da dubitare perché mentre vediamo parecchie vecchie abitudini che cambiano, le forze politiche stentano a cambiare e parecchie volte sembra che i comportamenti, finalmente  più decenti, siano più dovuti alla nascosta paura che hanno avuto per le loro responsabilità, mai ammesse, per l’andamento della crisi economica che da convinzioni profonde. Mi è capitato recentemente di assistere a diversi discorsi in un dibattito interno ad uno dei grandi partiti. Al di là di discorsi che avevano una intonazione formale del tutto diversa da quelli di un anno prima, non ho registrato alcun accenno di riflessione critica, né un tentativo di approfondimento sull’oggi o sul domani e delle conclusioni del tutto in linea sul continuismo sia personale che di metodo.

Eppure la domanda si pone chiara da sé. Questi due tre mesi ci hanno mostrato che il nostro Paese può disporre di risorse umane più grandi di quelle tradizionalmente usate dai partiti, e che gli stessi perché forzati dalla realtà si sono assemblati nel sostegno al governo in modo antitetico e la forza dei fatti ha sconvolto alleanze e rapporti che evidentemente non rispondevano alla realtà delle cose, e che erano più il frutto della commedia della politica più che una necessità reale.

Quale altra risposta altrimenti? In volgare, quando ero ragazzo, nell’ambiente dei contadini, il comportamento dei partiti nei confronti del governo Monti sarebbe stato definito con una parola: "pippaculo", che sta ad indicare quella stretta al fondoschiena che prende chi è costretto a fare di necessità virtù.  Al proposito mi anche capitato di sentire il discorso di un onorevole agli iscritti che quasi si giustificava di dare l’appoggio ai provvedimenti di questo governo, mentre non aveva nulla da dire su quanto era successo nei mesi e negli anni precedenti.

Steve

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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