Politica & ruberie/ Il problema vero è non cambiare i "meccanismi"

Qualche sera addietro Ferrara, nella sua trasmissione serale su Rai 1, metteva in guardia gli ascoltatori rispetto alle accuse generalizzate nei confronti della classe politica e portava come esempio il caso relativo all'onorevole Rutelli che deve difendersi con veemenza di fronte all'ex amministratore del suo partito che lo accusava di aver preso soldi per finanziare il suo gruppo. Vorrei parlare del fenomeno in generale e nel pieno rispetto di tutti, Rutelli compreso, meno l'amministratore le cui distrazioni di fondi sono ormai oggetto anche di sue confessioni.

E dire che c'è oggi, come sempre, un bisogno estremo di informazioni serie, frutto di una conoscenza e di una osservazione prolungata nel tempo, per dare modo ai cittadini di farsi una opinione di un fenomeno che può essere tanto grande quanto sfuggente. Al riguardo azzardo una mia opinione sulla base di una attenzione durata decenni su quasi tutto quanto è successo nel nostro Paese, attraverso la lettura comparata di quanto giornalisti, opinionisti e scittori hanno detto al riguardo. Ho accumulato un piccolo archivio di articoli, libri e saggi sull'argomento e li ho assimilati anche attraverso il confronto con quanto ho potuto constatare di persona nell'abiente a me vicino.

L'opinione che mi sono fatto è che il problema ci sia e sia enorme ma a differenza di molte opinioni correnti non credo affatto che alla politica in generale si possa affibiare il giudizio di disonestà. Credo pure che il danno più grave alle casse pubbliche non venga da malversazioni o mazzette ma piuttosto dagli sprechi che la cattiva politica genera. Non potrei dirne in modo esatta la misura ma non mi sorprenderei di sapere che per ogni euro sottratto almeno dieci vengano sciupati. Il centro della questione mi sembra connesso alla formazione del potere interno ai partiti che viene accumulato attraverso la possibilità di elargire favori che si acquista coprendo posti di comando. Più potere hai e più puoi distribuire, più puoi distribuire e più incarichi puoi avere ed il meccanismo non riguarda solo il singolo ma comprende ambienti più vasti.

Il problema dell'onestà, per il singolo politico, si può anche non porre a livello strettamente personale e sicuramente non si pone come coinvolgimento diretto in tutti i casi di corruzione che capitano. Si pone però sistematicamente nel rapporto con quel meccanismo dell'esercizio del potere, fatto in quel modo. I partiti hanno attorno a sè delle aree economiche grigie, visibili a tutti, ma ancora meglio ai protagonisti della politica. Sono  esse che producono la quasi totalità degli scandali ed è il rapporto tra di esse ed i partiti che va messo in discussione e va cambiato al di là di oghni inutile buona intenzione.

Quindi la difesa dell'onore della politica che Ferrara faceva prendendo spunto dal caso Rutelli, non è sbagliata in sè. Il problema è che è poco più di una perorazione, un invito ad essere prudenti prima di trinciare giudizi. Anche accoglibile, ma con il difetto di non affrontare il problema che
riguarda il modo di essere della politica, che non a caso ha prodotto ancora quel tipo di amministratore, che non è un caso isolato ma solo l'ultimo di una serie che probabilmente proseguirà con la stessa sfacciataggine finchè la politica non sarà indotta a qualche cambiamento con modificazioni di sostanza ai suoi meccanismi.

La colpa che si può rinfacciare ai politici, anche a quelli che non hanno personalmente fatto tangenti è quella di non avere fatto nulla o non abbastanza per modificare i meccanismi che delle tangenti sono all'origine.

Steve

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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