Caso Maggioli/ Solo il "Sole 24 Ore" scava nel posto giusto

E’ sempre più chiaro che nella Rimini del “fatale 2012” (lo vedremo con le addizionali di fine marzo, l’Imu e la stagione balneare prossima ventura foriera di sventure), c’è spazio solo per le pataccate. L’esempio più clamoroso: la ridicola vicenda della Camera di Commercio con tanto di “Maggioli sfiduciato” a fine febbraio e “rifiduciato” al 12 marzo con tutti gli oppositori più o meno plaudenti e “riconciliati” (salvo Gardenghi che ha almeno avuto il buon gusto di non partecipare). Con in più Stefano Vitali che sul suo “blog” fa Shakespeare, ramazzando qua e là citazioni il cui senso, pensiamo, sfugga anche a lui.

Il bello è che mentre nel nostro paesello adriatico sempre più in odore di fallimento si parla solo di scemenze, di noi parla (e come!) la stampa nazionale. Esattamente il “Sole 24 Ore” con un articolo del 10 marzo dedicato al “Credito di Romagna” intitolato “al bancomat dei consiglieri”. Cosa dice l’articolo? Niente di particolare, salvo rendere ancora più chiaro quello che succedeva nell’Istituto bancario oggetto delle attenzioni della Procura di Forlì. Infatti, chiusa l’inchiesta, ora si viaggia verso la richiesta di rinvio a giudizio. Questo faranno Fabio Di Vizio e Marco Forte, sostituti procuratori a Forlì e il procuratore capo Sergio Sottani. Ma la parabola giudiziaria di Giovanni Mercadini (ex dominus del Credito di Romagna e dell’Istituto Bancario Sammarinese), coinvolge altri personaggi della Rimini che conta. A cominciare proprio da Manlio Maggioli. Proprio lui.

Il “Sole 24 Ore” parla degli amministratori della banca che pare, almeno stando al quotidiano milanese, considerassero l’istituto come un enorme serbatoio cui attingere a piacimento dosi sempre più massicce di liquidità in uno sbilanciamento del tutto anomalo nell’erogazione di affidamenti verso parti correlate. Il “Sole” dà qualche esempio numerico. Nel 2007 su un totale di affidamenti pari a oltre 245 milioni di euro, 59 milioni sono finiti a parti correlate per una percentuale del 24,11%. Nel 2008 il saldo sale: 413,7 milioni gli impieghi di cui 120,5 a parti correlate (il 29%). Lieve arretramento l’anno successivo dove a fronte di erogazioni per 532 milioni si è giunti ad affidare le parti correlate per 133,4 milioni (25,07%).

Uno squilibrio evidente che viene fotografato in modo ancor più cristallino nelle tabelle pubblicate da “Il Sole 24 Ore”, dove spiccano i nomi dei consiglieri più esposti verso l’istituto nel quinquennio 2005-2010. In testa alla classifica svetta (il poco noto almeno da noi) Alessandro Fornari, coinvolto insieme al faccendiere Flavio Carboni nell’inchiesta sull’eolico in Sardegna, con 48 delibere del Cda a fronte di affidamenti per 90 milioni. Al secondo posto c’è poi il molto più noto Ambrogio Rossini (socio di Intermedia di Giovanni Consorte), con 63 milioni. Lo stesso Maggioli è al terzo posto con 47 milioni. Il quarto più affidato è lo stesso Giovanni Mercadini: 30 milioni che salgono a 45 se si considerano i finanziamenti in pool erogati attraverso l’Istituto bancario sammarinese, di cui Mercadini era contestualmente il dominus.

Ma non solo i consiglieri e soci della banca si servivano evidentemente del superbancomat romagnolo: a “prelevare” c’erano anche i sindaci, sostenuti con finanziamenti più o meno personali e, proprio per questo, almeno potenzialmente, condizionati nell’esercizio delle rispettive funzioni di controllo. Le accuse dei pm di Forlì, perciò, sono pesanti. L’avere utilizzato il denaro della banca che si amministrava per autofinanziare le rispettive imprese in modo abnorme provocando uno sbilancio tra raccolta e impieghi che avrebbe pochi riscontri nel sistema creditizio nazionale.

Vi si notano poi (sempre secondo “Il Sole 24 Ore) vizi formali nell’emanazione delle delibere. Ma c’è un ulteriore problema. Il Credito di Romagna, autorizzato il 12 marzo del 2004, non avrebbe potuto avere rapporti con l’Ibs, sempre secondo il “Sole”. E, anzi, i suoi vertici l’hanno esplicitamente dichiarato alla Banca d’Italia in più di una circostanza. Provocando un “corto circuito di comunicazione” che sarebbe poi emerso nel corso delle ispezioni che si sono succedute in banca sia da parte di Banca d’Italia sia dell’Uif e che hanno portato alla sua sottoposizione all’amministrazione straordinaria.

Vi chiederete, ma a Rimini di tutto questo se ne sa qualcosa? Assolutamente no! Per quel che ci consta nessun giornale locale ha ripreso questa notizia “monstre” (quantomeno per la Romagna e per Rimini) del giornale economico milanese, preferendo continuare a parlare per settimane della ridicola ”rivolta”??! Alla CCIIAA e conseguente (prevedibile) vittoria di Maggioli contro gli sprovveduti “scalatori” al suo trono, che ora si consolano con “Amleto” e “Romeo e Giulietta”. Incredibile ma vero...

w.

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