Rimini, la città degli “inadatti”/ Cominciano a mordersi ferocemente tra loro. A dir la verità senza nemmeno tanto stile...

guercioIn questi giorni, nella qualitativamente poverissima cronaca locale, tiene banco la questione dello “scudo fiscale” utilizzato dal presidente della Camera di Commercio Maggioli per “definire” una somma (2 milioni di euro) a San Marino.

Va ricordato che, un paio di mesi fa, un’analoga vicenda aveva riguardato un altro big dell’economia riminese (Luigi Valentini) per una somma più cospicua. Ma è su Manlio Maggioli, causa la sua veste istituzionale, che si sono scatenate le bufere con la richiesta da parte dei politici, in primo luogo “i gemelli” Gnassi e Vitali e dei loro scudieri, delle immediate dimissioni dalla Camera di Commercio.

Premettiamo di non conoscere, se non di vista, tanto Valentini quanto Maggioli, tuttavia non possiamo che notare la stranezza di quanto sta accadendo. Lo scudo fiscale in sè e per sè non è affatto sinonimo di “evasione” in quanto tende a sanare la semplice mancata indicazione, nel modello fiscale annuale, di attività estere. Queste a loro volta possono essere o no frutto di evasione, oppure, dopo il 2007, cessato l’effetto del “Trattato” fra le due repubbliche, spia di una irregolarità amministrativa.

La cosa è ancora più evidente per San Marino che, da un punto di vista fiscale, è diventato “estero” (anzi, poi, paese black-list) solo dal 2007/2009. Quindi le attività esistenti in quel paese in sè e per sè possono essere ritenute provenienti da evasione con lo stesso livello di probabilità delle giacenze esistenti presso le banche italiane. Quindi, a rigore, nel caso del Maggioli questa presunzione di evasione ha ben poca consistenza o comunque ne ha tanta quanta ne avrebbe nei confronti dei milioni di italiani che dagli anni ‘70 hanno usufruito delle sanatorie di vario tipo (condoni fiscali/condoni previdenziali/condoni valutari ecc. ecc.) che hanno contrassegnato gli ultimi 30/40 anni della nostra vita politico economica.

Forse nel caso di Maggioli gioca la non certo eccessiva carica di simpatia e di modestia del personaggio. Ma lasciando perdere i tecnicismi e solo per equità (visto che questo parolone è sempre usato o per parità di trattamento che dir si voglia) la stessa indagine o domanda dovrebbe essere rivolta a tutti i protagonisti presenti e passati della vita politica cittadina anzi a tutti i riminesi sempre occhiuti sulle pagliuzze e/o travi negli occhi del prossimo ma molto distratti con le proprie.

Esemplificando si potrebbe chiedere: “chi di voi ha utilizzato il condono del 1982?”, “chi di voi ha utilizzato i due condoni previdenziali degli anni ‘80?”, “chi ha utilizzato il “condono Formica” del 1991/1992?”, “chi ha utilizzato l’annesso condono previdenziale?”, “chi ha utilizzato il condono “Tremonti” del 2002/2003 con annesso scudo valutario?”, “chi ha utilizzato infine lo “scudo” 2009?”. Chi risulterà poter rispondere no a tutte queste domande sarà “degno” di criticare e chiedere a piena voce le dimissioni di tutti gli altri.(Nella foto: tipico politico riminese,  coll'occhio sinistro guarda i propri difetti con il destro quelli degli altri)

F.P.

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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