Grecia/ La vittoria dei sadici (ma sarà davvero così?)

mrlkLe ultime notizie provenienti da un’Europa da incubo danno una nuova cifra record per le esportazioni tedesche, che superano i mille miliardi di euro. La situazione estremamente positiva, i redditi fiscali aumentano, la disoccupazione diminuisce e di fronte agli ottimi risultati i sindacati chiedono un aumento del 6,5 per cento degli stipendi. Insomma, la Germania è diventata una sorta di oasi felice. Ormai da diversi anni.

E ora passiamo all’estremo opposto: la Grecia, un paese sconvolto dalla crisi. Sotto la pressione della troika Ue-Bce-Fmi, il governo di larghe intese (un “governo tecnico” stile italiano...) ha deciso di imporre una nuova serie di misure di rigore. Gli stipendi dovrebbero scendere dal 20 al 30 per cento. Entro il 2015 centocinquantamila persone dovrebbero essere licenziate nella pubblica amministrazione. L’economia è in recessione e quest’anno dovrebbe far registrare un meno 8 per cento. E il paese non ha ancora scongiurato un fallimento che anzi è sempre più probabile.

Tuttavia il secondo piano di aiuti dell’Ue – dell’ammontare di 130 miliardi di euro – è stato ancora bloccato. I ministri delle finanze della zona euro dubitano che il governo Papademos sia in grado di far applicare le misure di rigore annunciate. Un dubbio lecito, visto che i tagli già ordinati non hanno dato i risultati auspicati e non fanno altro che aggravare la situazione e che i greci oppongono, chissà perchè, una resistenza ostinata al programma di desertificazione del loro paese.

Questo sembra irritare a dismisura Merkel e i suoi scudieri ma dovrebbe far riflettere tutti gli altri. Prima di tutto noi italiani. In questa situazione possiamo parlare della prospettiva di un’Europa unita? La terra di origine della cultura e delle democrazie occidentali, trasformata di fatto in protettorato di Berlino e senza speranza di un miglioramento. Un continente sempre più diviso fra un Nord ricco e un Sud misero, dove la gente non sa più come procurarsi il pane quotidiano. Nel frattempo, in Germania, la coalizione al potere ipotizza una riduzione delle imposte.

Noi non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quello che succede nel resto del continente. E non solo perchè dopo la Grecia ci siamo noi, ma anche perchè questo alimenta il rischio di una radicalizzazione politica e di un ritorno del nazionalismo più bieco come potremo constatare alle prossime elezioni in Grecia. Dobbiamo preoccuparci della possibilità che lo “sviluppo” promosso da Berlino dopo la Grecia desertificherà l’Italia. L’economia tedesca infatti si arricchisce solo perchè le sue imprese fanno affari sulle spalle dei paesi più deboli.

Ma in futuro chi potrà permettersi i prodotti tedeschi? Non è la Grecia che approfitta dei programmi di salvataggio dell’euro, ma la Germania. Se infatti la Grecia dovesse fallire, anche le banche tedesche perderebbero miliardi, a scapito dei contribuenti tedeschi. E se si dovesse tornare al Deutsche Mark, questa moneta sarebbe drammaticamente sopravvalutata. Il costo dei prodotti tedeschi aumenterebbe del 40 per cento e sarebbe la fine del modello tedesco sostenuto dalle esportazioni.

Nell’Europa meridionale, e non solo in Grecia, c’è un’atmosfera minacciosa e reale che prende di mira soprattutto la Germania e i suoi scudieri (Olanda, Finlandia, Norvegia oltrechè l’ormai patetica Francia di Sarkozy). Quasi settant’anni dopo la fine della guerra, il IV° Reich è di nuovo considerato, e a ragione, una potenza ostile e nemica. Si sentono già le voci che chiedono di prendere delle misure radicali nei confronti dell’ostilità di Bruxelles e di Berlino. Naturalmente vengono bollate dai peggiori epiteti.

Ma chi può criticare delle persone ridotte alla miseria? Persone obbligate ad accettare questa situazione mentre il loro piccolo e modestissimo modello di ricchezza (costruito, si ricordi, prima dell’euro...) va in pezzi e i loro politici diventano degli idioti e semplici esecutori di ordini? Dei Gauleiter insomma e tutto ciò per permettere alle banche e agli speculatori di ammortizzare completamente i loro crediti che si erano affrettati a concedere a paesi deboli in cambio di alti tassi di interesse. Non può essere questa L’Europa in cui vogliamo vivere. Un’Europa in cui le banche e i fondi speculativi decidono quale paese può sopravvivere e quale deve morire.

La politica di rigore imposta in maniera unilaterale dalla finanza e da Angela Merkel ha un prezzo: la disintegrazione dell’Europa e una lunga depressione che finirà per arrivare anche in Germania. Ovviamente prima passerà dalle nostre parti. Anzi c’è già. La Grecia ha bisogno della nostra solidarietà, bisogna cancellare il suo debito e proporre un  programma di sviluppo anzichè un’infinita alternanza di fondi e rigore. Solo in questo modo il paese avrà una possibilità di potersi muovere sulle proprie gambe e ridiventare un membro a tutti gli effetti dell’Unione se nel frattempo questa esisterà ancora.

Un tale progetto di sviluppo europeo non costerebbe più caro, e permetterebbe inoltre di offrire nuove prospettive ai greci e agli europei. Ecco perchè dobbiamo batterci contro l’esclusione del paese dalla zona euro. Forse avevamo bisogno della Grecia per dimostrare che l’Europa è (forse) ancora capace di ricordarsi che cosa è o cosa dovrebbe essere. In caso contrario ci aspettano anni da incubo e quanto a noi italiani non basterà dire che “siamo diversi” dai greci per salvarci.(Nella foto: il lavoro degli altri libera qualkuno...indovinate chi.)

W.

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