Il Cancelliere/ Vi spiego un po’ meglio la prossima guerra.

Sono passati pochi giorni (esattamente dieci) dall’articolo del Cancelliere del 26 gennaio intitolato:  “Il fatale 2012”.        

Ieri su tutti i giornali e siti internet è rimbalzato l’allarme/avvertimento del capo della CIA Leon Panetta: “Israele sta per attaccare L’Iran!” . Abbiamo chiesto lumi al nostro ormai più che profetico Cancelliere e la sua risposta ci ha aperto scenari quanto meno impensabili. Quindi ancora una volta “ci aveva preso”!

-Come ha fatto? Ci sarà davvero una guerra? E l’Europa? E l’Italia?

Si calmi amico mio. “Là dove si puote” è già deciso così. E così sarà! Vede ormai è acclarato che in Israele e Stati Uniti si ritiene che, per conservare l’egemonia mondiale, messa in pericolo da Russia e Cina, ci voglia una guerra.

-Capiamo... Ma l’Iran?

Occorre un “casus belli” e l’Iran, più o meno, si presta bene. E’ un paese “medio” ai confini meridionali della Russia e fornitore di petrolio della Cina. Capisce?

-Si capisco vada avanti...

Bene, la crisi ha un copione già scritto per tre atti; il quarto e il quinto sono, relativamente, un’incognita che i due protagonisti (Israele e USA) scriveranno a seconda dei fatti. Fatti che pur influenzabili, non sono, nelle fasi estreme, sempre esattamente prevedibili. Comunque ci sono anche altre variabili interessanti per gli attaccanti come accennavo nell'articolo di qualche giorno fa. Per esempio aggredire "l'alleato debole" dell'Iran e cioé la Siria. E' uno stato già in pre guerra civile con movimenti armati e finanziati dai paesi occidentali e da quelli sunniti del Golfo in cui si cercherà di ripetere lo "schema libico" o, ancor meglio, lo "schema Kosovo". Comunque il vero obiettivo finale è l'Iran. La Siria sarebbe solo un mezzo.

-Ci incuriosisce; ci parli dei primi tre capitoli.

Questi sono molto facili. Li può intuire anche un bambino. Il primo: in un periodo collocabile tra marzo e ottobre di quest’anno Israele con la “collaborazione” degli Stati Uniti e dei paesi Sunniti del Golfo (Arabia Saudita, Qatar ecc.) lancerà attacchi contro un gran numero di siti industriali dell’Iran. Stia attento non solo contro i presunti “siti nucleari”, ma contro molte installazioni industriali.

Stando agli strateghi di Tel Aviv dopo questi attacchi l’Iran dovrebbe essere ridotto a uno Stato “all’età della pietra” (per intenderci: come accadde per la Serbia dopo gli attacchi NATO del ‘99). Semplici attacchi contro i cosiddetti siti atomici non basterebbero. Il secondo atto dovrebbe scaturire dall’ipotizzata reazione iraniana. Prima di essere riportata “all’età della pietra” la Repubblica islamica dovrebbe tentare di contrattaccare con l’unica arma che ha: la chiusura degli stretti e la conseguente crisi petrolifera.

-Questo l’avevamo capito dal suo articolo del 26 gennaio. Vada avanti per cortesia...

Terzo atto: gli Stati Uniti, magari dopo aver mosso nei primi giorni dell’attacco qualche critica “di facciata” a Israele, dovranno prendere atto “a malincuore” che con la chiusura dello stretto di Hormuz, l’Iran (badi bene l’Iran non Israele!!) “si è posto fuori dalla legalità internazionale” e interverranno direttamente. Con l’assenso dell’Europa anch’essa inorridita dalla protervia iraniana. In due modi: prendendo possesso dello stretto e probabilmente attaccando via terra l’Iran da est, cioè dall’Afghanistan.

-Incredibile!

Non tanto... In Afghanistan ci sono già 200.000 militari occidentali che, non a caso, stanno trattando in Qatar una tregua con i (fino a ieri...) nemicissimi Talebani. Qui finisce il terzo atto.

-E poi?

Poi si entra nel campo dell’(relativamente) imprevedibile. Dico “relativamente” perchè le incognite aumentano ma, almeno a mio avviso, il copione è in buona parte scritto. Ma dovrà essere adattato. Quarto atto: l’attacco all’Iran porta di sicuro grossi sconvolgimenti a livello di approvvigionamenti petroliferi. L’Irak prevalentemente sciita entra (di fatto lo è già) in guerra civile, il nord Kurdo e il centro sunnita attaccano il sud sciita e l’Iran stesso.

Sono guidate da “esperti” americani israeliani e (coperti) europei: sono le “truppe di terra” per occupare l’Iran poichè i raid non basteranno. Quello che furono i kosovari contro la Serbia, l’ “alleanza del nord” contro i talebani, le tribù e i mercenari del Qatar in Libia. Tuttavia l’Iran è enorme rispetto a queste precedenti esperienze. Se dovesse resistere, ed è possibile trattandosi di un popolo numeroso e coraggioso riportato forzosamente “all’età della pietra” cominceranno ad agire forze internazionali sullo scacchiere.

-Ci può dire quali?

A un certo livello tutte quelle che si riconducono al “triangolo magico” che controlla il capitale mondiale: Israele, Stati Uniti, Stati sunniti del Golfo. Persino in Europa potrebbero esserci delle spaccature e reazioni contro USA ed Israele, essendo invero l’attacco al limite della spudoratezza. Ammesso che si possa parlare di pudore in queste cose.

-Continuiamo con il quarto atto...

Bene... Ora il paese più in difficoltà è la Russia. Come dissi è minacciata da ovest e ora da sud; il sud del mar Caspio è in mani USA tramite i suoi alleati curdi e sunniti. Occupato da forze ostili l’Iran, la Russia manterrebbe le sue materie prime ma dovrebbe forzatamente passare da territori sotto il diretto controllo “nemico” perdendo molto potere, a diretto vantaggio dei suoi nemici. E’ quello che già si dice in Europa, che per questo, pur essendo globalmente abbastanza irrilevante, “tifa” per l’attacco. Legga per farsi un’idea la stampa polacca. Bisogna, per capire queste fasi, ricordare che in guerra si mira a un nemico apparente (l’Iran) per colpire un nemico reale: la Russia attuale, considerata ancora troppo potente. In grande sviluppo e soprattutto cassaforte di materie prime.

-Davvero?

Sì per capirlo bisogna però leggere la stampa USA e, ad esempio come dicevo, polacca o baltica. Questi paesi, sembra incredibile, hanno grandi velleità sul territorio e conseguenti materie prime russe. Comunque per quanto interessanti queste divagazioni rischiano di distrarci, andiamo avanti. Siamo al quinto atto: se la Russia in qualche modo interviene, contro di lei inizieranno gli attacchi economici innanzitutto e politicamente “interni” finanziando le cosiddette forze liberali (arancioni) e si cercherà per la seconda volta di destabilizzare il paese facendo leva su questi “amici”. Magari con l’aiuto di una nuova guerra cecena.

L’ideale sarebbe, senza guerra, cercare di arrivare al risultato a cui si era giunti, quasi, alla fine del periodo di Eltsin: frammentare la Russia in 15/20 staterelli  privi di base economica mettendola finalmente fuori dopo quattro secoli dalla politica mondiale. Questi staterelli (il più grosso secondo i piani americani, piani tra l’altro resi pubblici, non dovrebbe avere più di 50 milioni di abitanti con capitale Mosca). Avremmo due o tre “simil Ucraine” e un bel po’ di “simil Moldavie” totalmente succubi ed economicamente misere. Questo è l’obiettivo strategico. Altro però è raggiungerlo, ecco perchè il quinto atto è difficile ed irto di difficoltà anche per i registi.

-Difficile?

Sì difficile, perchè la Russia putiniana sa già che nei prossimi anni dovrà combattere per la propria vita. Questo è certo. Quello che è incerto è “come” e “dove” avverrà questo scontro. Putin lo sa e manovra di conseguenza pur avendo margini relativi e forze un po’ scarse (ha solo un modesto appoggio dalla Cina). In un primo scenario, quello più conservativo, Israele e USA, eliminato e occupato l’Iran e soprattutto il sud del Mar Caspio con “forze amiche” curde e sunnite potrebbero, momentaneamente, fermarsi dando a un secondo “casus belli” (in questo caso l’indiziata è la piccola ma aggressiva Georgia) il compito di aprire il secondo tempo della “spallata” contro “l’Impero russo” tornato ad essere a pieno titolo “Impero del male”.

Nello scenario più aggressivo, l’azione potrebbe continuare senza soluzione di continuità e in questo caso dovrebbe arrivare anche da ovest (Polonia, Stati baltici, ecc.). In fondo questi stati e la UE cui appartengono sono in una crisi profonda e insolubile e la tentazione di “scaricare” all’esterno, verso est, le proprie frustrazioni, potrebbe, abilmente manipolata, diventare irresistibile. E’ un clichè che nella Storia si ripete sempre, specie se assecondato dai veri players della politica mondiale: Israele e USA.

-Scusi perchè mette sempre Israele prima degli Stati Uniti?

Per rispetto della verità. Sono loro che decidono tempi e luoghi. Quindi parlando sportivamente sono il “cervello” gli altri mettono i “muscoli” cioè le armi.

-Quindi, riassumendo, lei vede la Russia come vero obbiettivo di questa guerra mondiale ormai scatenata sottotraccia?

Sicuramente, ma ormai non è nemmeno sottotraccia. Lei vedrà nelle quattro settimane che ci separano dalle elezioni russe, tentativi sempre più frenetici di scatenare il caos, una sorta di rivoluzione “arancione”, se si riuscirà anche violenta. Dopo le elezioni che, data la pochezza degli avversari, vincerà comunque Putin, si assisterà a un “assalto” di delegittimazioni volto a far scatenare una vera e propria guerra civile. Tipo Siria o Libia.

-Come andrà a finire?

Dio lo sa. Sappiamo solo che i prossimi mesi saranno un crescendo drammatico. L’Europa ne sarà stritolata. Non dimentichiamo comunque che la porta è il controllo del serbatoio delle materie prime. Cioè del mondo.

-Se lo dice lei ci crediamo!

Fa bene amico mio a credermi!

La Redazione

Articoli Correlati

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
Dati Anteprima.net