POLITICA ED ECONOMIA/ LA FIERA DELL’INUTILITA’ (E DELLA VANITA’ DEI NUOVI INCAPACI “MANDARINI” IN SALSA BRUXELLESE)

merkel-sarkozy2Il nostro E.B. ci invia questo articolo, un po’ tecnico se vogliamo, ma interessante.

Ormai un tam tam fa da sfondo alle riunioni del Direttorio UE Merkel-Sarkozy: "I leader europei trascorrono gran parte dei vertici a riparare agli errori commessi in occasione del summit precedente". Nei Giorni scorsi, con l'inutilità delle circolari e delle discussioni interminabili sulla Grecia, sul Portogallo o sulle dimensioni del fondo di salvataggio, è stato dimostrato quanto sia difficile fare marcia indietro da questo clichè.

La difficoltà dei leader europei è evidente da quando la stessa Merkel e il suo scudiero Sarkozy hanno paventato la possibilità del fallimento di uno stato membro (la Grecia, esattamente, 19 ottobre 2010), scongiurata finora dal taglio del debito (diminuzione del valore delle obbligazioni) concesso dai creditori privati. Da allora il conclave dei “mandarini” ha dimostrato una volta di più la sua ostinazione, dando infine il via libera a un patto di stabilità claudicante e adottando un piano di crescita economica che non somiglia affatto a un piano, ma ad una presa in giro. Insomma, siamo al delirio cui ha ripreso parte attiva l’Italia “risorta” (?).

Ammettiamo che il “Trattato” sia necessario per imporre la disciplina ai paesi cattivi dell'eurozona e aprire la strada alle successive misure in favore della crescita. Ma non è facile: lo stesso Parlamento europeo ha espresso "i propri dubbi sulla necessità" dell'accordo (risoluzione del 18 gennaio), ed è stato definito "non necessario" dal Financial Times. Secondo il giornale le disposizioni del Trattato possono essere adottate seguendo il normale iter legislativo, e inoltre il nuovo accordo "incentiverà" le politiche restrittive favorendo la recessione.

E’ vero e ce ne accorgeremo presto, specie in Italia, nonostante l’ottimismo di Monti, le crociate di Befera e le encicliche di Napolitano.

Ammettiamo però che il Parlamento e F.T. si sbaglino, e che sia davvero necessario firmare un documento dal pomposo titolo di "Trattato di stabilità, coordinazione e governance nell'Unione economica e monetaria" (!!!). Il problema è che il trattato si occupa soltanto del concetto di "stabilità", ovvero di disciplina di bilancio. E il resto?

Soltanto l'articolo 9 (sui 16 totali) invita genericamente a "promuovere la crescita economica", e chiede ai firmatari di adottare "i provvedimenti necessari" senza però fornire un'idea concreta di quali dovrebbero essere. Inoltre manca qualsiasi riferimento al carattere obbligatorio delle misure per la crescita, a eventuali sanzioni per chi non dovesse rispettarle e alla possibilità di dover rispondere delle inadempienze davanti al Tribunale del Lussemburgo. Quindi una vera presa per i fondelli, come sono tutte le norme sfornite di sanzione.

Per quanto riguarda la riduzione del deficit, al contrario, tutto questo è specificato al millimetro: obblighi, multe, denunce e delazioni... Ci stanno presentando il “Trattato” come se fosse uno strumento per sviluppare i due poli della politica economica, ma in realtà il testo si concentra solo su uno di essi: il deficit.

E non è tutto. La quinta versione del testo, (bilancio e crescita) quella che è giunta al conclave dei “mandarini”, è ancora se fosse possibile, più contorta e demenziale della precedente. Gli ultimi ritocchi sono cruciali non per il loro contenuto, che  sempre ridicolo, ma perché il loro bizantinismo mostra fino a che punto gli ispiratori e i redattori del testo siano ormai usciti di senno.

Come in Italia si combatte ormai una guerra civile contro metà del Paese gli autonomi = evasori, nel “Trattato” si ipotizzano le più astruse ipotesi di deficit per inventare la correlativa sanzione.

Non rendendosi conto là (in Europa) come qua (in Italia), che nessuna realtà può sopravvivere ad una guerra civile.

Alla gente normale basti sapere che una delle nuove modifiche permette a qualsiasi governo di perseguire un altro stato inadempiente nel caso in cui la Commissione si astenga. Forse anche questo è inevitabile e necessario, vista la posizione della Germania, ma sarà comunque inutile. Nella storia europea, infatti, tutte le iniziative intraprese per ridurre e limitare il potere delle istituzioni comunitarie (dall'agenda di Lisbona 2000 alla ribellione di Parigi e Berlino – guarda guarda ! - per evitare le sanzioni di Bruxelles per non aver rispettato il Patto di stabilità 2003) sono sfociate in uno stallo totale.

D’altra parte che i due maggiori conclavisti (Germania e Francia) siano stati anche, storicamente, i primi “violatori” delle regole che ora vogliono ferocemente far rispettare ai “cattivi” di oggi, dà l’idea di dove e come questa deriva schizofrenica possa arrivare. Più in là di dove immaginiamo. 

Un'altro inutile palliativo è la "Dichiarazione" per il rilancio della crescita economica. La questione tormenta il tandem franco-tedesco – (più il neofita/neoconvertito Monti) l'ultimo a rendersi conto che se il pil cala non è possibile ripagare il debito – dall'incontro bilaterale del 9 gennaio, quando per la prima volta hanno proposto di abbinare le vitamine alla purga somministrata agli sventurati compagni di viaggio, con l’unica differenza che purghe e salassi sono effettivamente somministrati, mentre le vitamine sono solo “prescrizioni”, visto che non ci sono soli per comprarle.

Tuttavia da allora Merkel – Sarkozy, la Commissione e il Consiglio e tutti i “tecnici” di corredo hanno usato tecniche di provata inefficacia  e stupidità. La prima consiste nel grattare il fondo del barile (come nell'Agenda di Lisbona) e recuperare nobili intenzioni e progetti abbandonati: occupazione giovanile e finanziamenti alle piccole e medie imprese. La seconda è il rastrellamento del bilancio comunitario per riorganizzare le spese. Il problema però è che il denaro ricavabile, ovvero quello non speso in passato né restituito ai governi, ammonta alla miseria di 30 milioni.

Per quanto riguarda la riorganizzazione degli 82 miliardi di euro dei fondi strutturali e di coesione residui per gli ultimi due anni (2012-2013) del piano settennale delle Prospettive finanziarie, l'idea appare per il momento precipitosa, e in ogni caso ingannevole. I fondi, infatti, sono già dedicati a progetti che sostegno la crescita come autostrade, scuole e depuratori. E tra l'altro dai tempi della Strategia per l'impiego (il processo di Lussemburgo del 1997) non viene destinato nemmeno un euro a progetti che non creino occupazione. Insomma, i soldi non ci sono. Non restano che i giochi di prestigio e le scemate.

Come da noi al tempo del Berlusca, buonanima, che ora, per tenersi a galla, predica (lui...!) “austerità” e “fedeltà”. Manca solo la “castità” e saremo a posto ! (Nella foto: i due "mandarini" che porteranno l'Europa alla rovina)

 E.B.

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