Politica internazionale/ Il Cancelliere: ancora sulla guerra prossima ventura (il fatale 2012).

 

MA_RINESIl nostro Cancelliere come i lettori sanno, non vuole più occuparsi di politica interna, causa disgusto, tuttavia ci ha fatto pervenire questa interessante e sicuramente allarmante previsione. Noi speriamo non si avveri, ma i precedenti del nostro storico corrispondente, suggeriscono di non prenderla alla leggera.

- Signor Cancelliere cosa pensa della decisione “senza precedenti” sull’embargo dell’Europa all’Iran? Come mai un attacco in così grande stile? L’embargo è già una dichiarazione di guerra, o no?

Lei amico mio non deve farsi ingannare dalle apparenze. L’offensiva “europea” è molto meno “offensiva” e molto più “difensiva” di quanto non sembri.

- Possibile?

Possibile sì! Mi segua bene. Se fa attenzione alla stampa internazionale specializzata (non a quella italiana assolutamente carente in politica estera...) si accorgerà che la decisione dell’embargo è stata presa molto malvolentieri visto che avrà riflessi pesanti sull’economia europea già in profonda crisi, sotto la spinta degli “ultimatum” americani e israeliani.

- Un po’ l’avevamo capito...

Se lei fa attenzione alla stampa israeliana questa si è dichiarata “soddisfatta”, ma parla di un “primo passo” forse, anzi sicuramente, “insufficiente”. Ciò è tanto vero che il nostro Ministro degli Esteri Terzi (l’ex ambasciatore a Washington!) si è affrettato a dichiarare che “l’opzione militare” è “ancora sul tavolo” pur ritenendo la guerra una “possibile catastrofe”. Lei capisce la contraddizione? E’ chiaro!? Se si ipotizza una guerra non può essere definita “catastrofe”. Una guerra, quando la si fa, è sempre “giusta” e “santa”. Anche in Occidente. Quindi la dichiarazione del Ministro Terzi fa a pugni con il buon senso. In realtà manifesta il disagio europeo di fronte al pressing israeliano e al timore di una guerra incontrollabile. Comprende?

- Beh! Fino a un certo punto. Capiamo che c’è qualcosa che non quadra ma non sappiamo tante cose... provi lei a spiegarcele.

Ci provo: partiamo dai dati di fatto più o meno non controvertibili.

1) L’Europa è in recessione, gravissima e, fondamentalmente, insolubile.

2) Gli Stati Uniti sono in campagna elettorale (novembre 2012).

3) Israele è in campagna elettorale (idem).

4) L’Iran “resiste” e, soprattutto, sembra avere una spalla abbastanza sicura nella Russia che non vuole avere gli americani anche ai suoi confini Sud (a Ovest li ha già con missili e antimissili già schierati in Polonia e Repubblica Ceca).

5) La stampa americana dichiara a pagine intere che la “prossima guerra” (lì non si usano perifrasi europee...) sarà per il “controllo delle materie prime”. Per ora mi fermo qui, aggiungendo solo che i rapporti tra l’Amministrazione Obama e Israele sono al punto più basso delle relazioni USA-Stato Ebraico da tempo immemorabile, mentre è strettissimo il legame con i Repubblicani che raccolgono l’elettorato fondamentalista degli Stati Uniti. Pessimi sono i rapporti USA-Russia, lo stesso quelli UE-Russia.

- Quindi?

Quindi Israele ha bisogno di questa guerra come il pane. Questo le porterebbe due risultati immediati: annichilire gli europei sui quali (giustamente) nutre perplessità costringendoli a seguirli – di malavoglia – sulla sua strada. Israele giudica l’Europa, o, quantomeno i suoi popoli fondamentalmente e potenzialmente antisemiti. Si può fidare delle classi dirigenti europee mai come oggi di matrice finanziario-bancaria, non dei popoli e qui ha (storicamente) ragione. In secondo luogo le permetterebbe di influenzare le elezioni americane facendo –se possibile- cadere Obama, di cui (sempre in un certo senso a ragione) non si fida e “aiutando” i Repubblicani che, al momento, sembrano deboli avendo, come candidati, personaggi solo di second’ordine.

Una guerra cambierebbe radicalmente lo scenario. Terzo: metterebbe in grave difficoltà la Russia che, quantomeno, la dirigenza israeliana odia profondamente. Non dimentichiamo che l’attuale classe dirigente dello stato ebraico è in gran parte frutto dell’immigrazione degli anni ‘70 dall’URSS e, a torto o a ragione odia i russi. I russi, non l’URSS, che non eiste più. Specie ora che alla guida dell’ex impero (mutilato ma ancora immenso, c’è un nazionalista/realista come Putin). Putin è un grosso problema per noi occidentali, proprio perchè è un realista. Se vogliamo poco simpatico, ma realista.

Sa cosa attende prima o poi alla Russia, sa che a breve dovrà lottare per la sua sopravvivenza in un mondo che non tollera stati deboli, e non adotta la politica “materasso” a cui negli anni ‘90 ci aveva abituato Eltsin e ancor prima Gorbaciov. Tuttavia, Putin si può abbatterlo – o meglio ancora cercare di farlo – con una riedizione di una “rivoluzione arancione”. Occorre però investire molto con risultati tutt’altro che certi, visto il risultato dei precedenti tentativi. Inoltre, una guerra subito, rafforzerebbe i “realisti” e favorirebbe Putin alle elezioni di marzo. Questo è in prospettiva un problema ma, guardando bene, getta luci sui tempi della crisi prossima ventura.

- Interessante!

Sì interessante. Ricordiamo poi (rammentando i postulati) che questo “impero mutilato” è comunque “proprietario” di un bel po’  delle famose “materie prime” per cui si dovrebbe combattere in un non lontano futuro. Forse il quadro le è ora un po’ più chiaro?

- Comincia a esserlo, però sono oscuri gli sviluppi...

Provo a semplificarglieli:

1) l’Europa sotto la spinta USA e israeliana ha dovuto decretare l’embargo più per cercare di fermare (provvisoriamente) Israele che per bloccare i programmi nucleari iraniani, sulla reale intenzione dei quali c’è poca certezza.

2) Israele ha “incassato” questo primo risultato ma non si fermerà. Il suo scopo è, oltre a “distruggere” le capacità nucleari iraniane, quello di condizionare sia l’azione europea sia le elezioni americane. Eliminare l’Amministrazione Obama sarebbe un risultato importante per Netanyahu e i suoi, e, a dire il vero, non lo nascondono nemmeno tanto.

3) Una guerra del Golfo amplificherebbe la crisi europea e toglierebbe anche gli ultimi dubbi sulla fine dell’Euro. Risultato auspicabile sia per Israele che per gli U.S.A. (specie se per effetto di questo insieme di circostanze dovessero diventare “Repubblicani”).

- Quindi il futuro è segnato? Sarà guerra?

Penso di sì. Ormai a favore di questa “soluzione”, al di là delle considerazioni che facevo prima, milita anche la situazione esplosiva dell’economia mondiale. Nessuno negli Stati Uniti ed Europa sa più cosa fare. Le oligarchie che detengono sia il potere sia la ricchezza vengono apertamente messe in discussione. Infatti in Occidente i ceti medi capiscono di perdere lo “status” di benessere che, a torto, ritenevano consolidato e si “ribellano”, sia pure in forma velleitaria e inefficace. E’ vero che le possibilità di cambiamento “dal basso” sono obiettivamente inesistenti, è anche vero che una “grossa guerra” sarebbe un utilissimo diversivo. Le guerre civili o ancor meglio “esterne” con un nemico ben identificato (nel caso specifico: l’Iran) sono un vero toccasana nelle crisi.

- Resta una domanda: quando?

Se l’analisi è giusta vi è un lasso di tempo limitato: non prima delle elezioni russe di marzo (una guerra rafforzerebbe Putin), non dopo le elezioni americane (e israeliane) di novembre. In quella “finestra” di sei mesi succederà tutto. Io penso.

- Un’ultima domanda, possono esserci delle variabili in questo crescendo che lei ha ben delineato?

Sulla carta sì, ad esempio lo scenario si basa in parte sulla condiscendenza delle Monarchie del Golfo (Arabia Saudita in primis). Credo però che il loro “placet” sia già acquisito. Anche perchè ne ricaverebbero cospicui vantaggi (il prezzo del petrolio salirà). Altro elemento di disturbo potrebbe essere la Cina. Però a mio giudizio il suo peso nella politica mondiale è oggi molto sopravvalutato.

La Cina è un colosso economico praticamente disarmato. E’ uno “stato debole”. Ovviamente a confronto con gli Stati Uniti. Inoltre potrebbe essere messo in condizioni di non nuocere portando l’attacco entro i suoi confini. Ricordo solo il Tibet che, qualora gli U.S.A. lo decidessero, sostenendo la rivolta, potrebbe “esplodere”. Ecco perchè ritengo che la Cina sarà ininfluente o poco influente su quel che succederà in Iran e in Medio Oriente. Malvolentieri dovrà subire e tacere. In altre parole, la determinazione dei veri “player” a livello mondiale: Stati Uniti, Israele e, molto indietro a rimorchio, l’Unione Europea, metterà in luce l’intrinseca debolezza cinese; l’essere cioè (per dirla con una frase di Mao...) una “Tigre di Carta”.(Nella foto: Se il Cancelliere ha ragione questo sarà il look della prossima estate)

La Redazione

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