Politica/ Napolitano ha ragione: "occorre un nuovo impegno"

Sembra che il presidente della Repubblica abbia fatto molto bene il proprio lavoro per tenere unito il Paese e per garantire la continuità di governo in uno dei momenti più difficili della nostra storia. Nel suo discorso per l’anno nuovo ha poi portato all’attenzione di tutti la necessità di un nuovo impegno che impegna tutti coloro che sono classe dirigente e tutti quanti, da cittadini, sono chiamati ad adoperarsi per far marciare il nostro Paese.

Le parole del presidente vanno oltre l’appello al cuore degli uomini. Esse travalicano i sentimentalismi e si coniugano bene con le opinioni di tanti esperti che ci dicono che si apre un’altra fase in cui il popolo italiano nel suo insieme diventa protagonista. Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, occhi attenti guarderanno il nostro grado di coesione. Guai a tornare alle guerriglie partitiche del passato. I grandi partiti che attualmente sorreggono il governo ed i loro uomini, hanno un dovere di coerenza ancora più grande di quello che oggi dimostrano.

Ancora in troppe dichiarazioni si legge che si vota perché si è costretti dalle circostanze e non per convinzione ma, invece di scusarsi per avere permesso che il Paese si riducesse in queste condizioni. Tutti noi possiamo fare più cose. Possiamo fare pressione psicologica perchè questa gente non torni ad abbandonarsi ancora alle proprie debolezze ed ad un vuoto partitismo con le nostre più semplici manifestazioni di consenso o dissenso.

Possiamo evitare di cadere nella logica del tanto peggio tanto meglio; ricordare  la fatica costata la costruzione di quanto oggi abbiamo, per trarre la convinzione necessaria per rifuggire dalle lamentele, tornare a guardare al domani senza ottimismi di maniera ma con la speranza ed anche un po’ di convinzione di potercela fare e soprattutto, senza dimenticare nulla e con la determinazione a non lasciare passare l’occasione di cambiare il funzionamento di parecchi nostri meccanismi compreso quello di maggiore spicco che è il nostro modo di fare politica.

Da fuori, e purtroppo a ragione, ci definiscono come il paese dei  "patronati politici" quale cosa minore rispetto ai partiti politici. Questa non è una condanna ma una analisi, modificabile con le cure del caso.  Facciamolo. Stupiamo ancora una volta noi stessi assieme a chi ci osserva.    Non è facile, non è scontato, ma è necessario ed è nell’arco delle nostre possibilità.

Steve

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