Riceviamo e pubblichiamo/Le aliquote IMU queste sconosciute (sconosciute ma pericolose...)

RovineNell'articolo di E.B. del 29 dicembre si invitano i cittadini a farsi bene i conti della nuova IMU che non sarà cosi indolore come, a volte, la descrivono i giornali. Ha perfettamente ragione, in effetti quanto riportato dai giornali sembra non essere la piena verità. Una analisi più approfondita della nuova imposta fa emergere due problematiche che non hanno trovato adeguata evidenza sulla stampa:

1) La tassazione di tutti gli immobili rurali;

2) L'incidenza delle aliquote e della "quota" riservata allo Stato sul gettito dell'IMU.

Con la nuova IMU è scontato che tutti gli immobili pagano, compreso quei fabbricati rurali che fino ad oggi erano stati esentati da quasi tutte le imposizioni. Poco risalto è stata data a questa novità che, in passato, aveva invece sempre provocato grandi malumori.

Per il mondo agricolo sarà una mazzata comunque. La seconda problematica, sicuramente la più importante, è quella che riguarda le aliquote. La legge ha stabilito per le varie tipologie di immobili un'aliquota base (da applicarsi al valore degli immobili per determinare l'imposta che deve essere pagata) che i comuni possono aumentare e/o diminuire fino ad un valore massimo anch'esso stabilito dal legislatore.

Ora, visto che la legge prevede che una certa quota della nuova imposta IMU è riservata allo Stato (esattamente il 50% del ricavo della tariffa base) i Comuni si trovano a fare oggi i conti di quanto probabilmente incasseranno per decidere come diminuire od aumentare le aliquote di base. Fin qui quello che si legge sui giornali. Non abbiamo trovato traccia del fatto che, mantenendo ferme le aliquote base e la quota che deve essere riservata allo Stato, non sarà possibile per i Comuni non aumentare le aliquote in quanto verrebbero ad incassare molto meno di quanto incassano ora con l'ICI.

Se un Comune vuole incassare, con l'IMU, la stessa somma incassata oggi con l'ICI (versamenti volontari più contributo statale per l'esenzione dell'abitazione principale) è sicuramente obbligato ad aumentare le aliquote fissate dalla legge. L'ipotesi di diminuirle è puramente teorica e quindi di fatto irrealizzabile. Anzi è sicuro che dovranno essere aumentate e di moltissimo (fino al massimo consentito dalla legge) per mantenere invariato il gettito per l'ente locale e questo nonostante l'enorme aumento della base imponibile arrivato di colpo con l'aumento del 60% della rendita catastale sulle abitazioni.

Esiste poi un ulteriore elemento che i Comuni dovranno tenere conto nell'andare a determinare di quanto si dovranno aumentare le aliquote. La combinazione dei nuovi moltiplicatori previsti dal legislatore fa si che l'equilibrio da raggiungere è molto complesso ed è strettamente legato alla composizione del patrimonio immobiliare di ciascun Comune. L'incidenza delle seconde case, di fabbricati strumentali, di abitazioni principali e di aree fabbricabili hanno incidenza altamente variabile sul risultato finale.

Quindi rispetto a quanto sembra leggersi sui giornali, la problematica di maggiore complessità non è data dalla ricomparsa della tassa sull'abitazione principale, ma la si deve ricercare nell'incidenza che hanno le seconde case ed i fabbricati strumentali sull'incasso complessivo dell'Ente. Rimini sarà quindi un bell'esempio da monitorare per verificare la professionalità dei nostri amministratori. Speriamo bene, ma sarà dura, e non contiamoci troppo.(Nella foto: il patrimonio immobiliare italiano dopo il passaggio del'IMU)

F.L.

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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