Riflessioni/ La doppia verità

I giorni scorsi Mario Monti, in uno dei suoi discorsi, ha affermato che tanti personaggi della politica dicono certe cose in sua presenza, e poi vanno in pubblico e dicono cose del tutto diverse. Non credo che mister Monti abbia raccontato una "balla". Magari nasce la curiosità di sapere se Monti conosceva o meno questa pratica e quanto possa esserne stato sorpreso. Una abitudine dei nostri politici che, spesso, all'estero ci rimproverano. Tant'è che molti nostri partner monsiali pensano che sia buona tattica lasciarci fare ma non contare troppo su di noi.

Mi hanno ben impressionato alcune constatazioni, nella conferenza stampa di giovedì 29 dicembre. La pazienza, l'assenza di retorica, l'ampiezza dei temi trattati, unita all’ammissione di impreparazione quando si dava il caso, su alcuni temi. Uno stile complessivo che mi porta a ritenere che nei prossimi incontri europei nessuno ridacchierà più di noi. Questo in virtù, non dello squillare di trombe o proclami contro qualcuno, ma degli impegni gravi, duri, ma seri che ci stiamo assumendo e di un gruppo di uomini in grigio che dicono a noi e agli altri come stanno le cose.

Sta a noi però pretendere che il sistema delle doppie verità e delle confusioni abbia a finire. Pretendiamo dai nostri rispettivi capi politici di essere trattati da cittadini adulti e non come sudditi, o come clienti a cui si racconta ciò che conviene. Applaudiamo di meno, osserviamo di più, smettiamo di crearci comodi nemici, e ricordiamo che la critica seria e non pretestuosa è l’anima della politica, e che se si butta questa si butta anche la politica.

Steven

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