Politica/ Il governo Monti e gli altri

Credo di non saper trovare parole migliori di quelle usate dall’ex ambasciatore Sergio Romano apparse sul Corriere della Sera di giovedì 15 dicembre per descrivere il vero rapporto fra il governo Monti e i politici. Ne ripropongo ampi stralci. Scrive Romano: "Gli ostacoli piccoli e grandi che il governo Monti ha trovato sulla sua strada dimostrano quanto fosse fragile e spesso ipocrita il fronte della solidarietà nazionale che sembra essersi costituito all’inizio del suo mandato. Vi è una parte della classe politica che ha fatto un passo indietro per ragioni di forza maggiore ma non ha mai rinunciato al desiderio di tenere nelle sue mani, senza pagarne il prezzo, i fili del potere". E ciò fa piena rima col nostro ruvido concetto, scritto qualche settimana prima della formazione di questo governo, che solo a calci nel sedere tanti sono stati obbligati a reagire e votare poi per il cambio.
Riprende Romano: "Monti, ha dato a tutti una lezione d istile politico a cui eravamo disabituati. Ha inoltre ascoltato, discusso, modificato per quanto possibile, ma non ha snaturato l’impianto dell’operazione nonostante la sua gravità. Dietro a parecchie difficoltà del governo Monti vi è la vista corta corta di coloro che non hanno altro orizzonte che quello della prossima scadenza elettorale. Non si chiedono che cosa accadrà dell’Italia se i mercati continueranno a scommettere contro il suo piano di risanamento. Si chiedono soltanto cosa accadrà delle loro modeste persone quando il paese sarà chiamato alle urne. E se il prezzo della rielezione è rappresentato da qualche cedimento all’Italia delle mille famiglie corporative, sono pronti a  premere perché venga pagato dal governo. La lega è ancora più spregiudicata. Dimentica di essere stata per più di tre anni al governo di avere sottoscritto tutte le manovre di Giulio Tremonti e di avere avuto accesso, in quel periodo, a tutti i dati sulle
condizioni economiche del paese. Bossi, chiamato a parlare del futuro mormora solo qualche sgangherata battuta sulla secessione e l’indipendenza monetaria della Padania. Declama slogan contro gli speculatori, i banchieri e gli affaristi ma si comporta come i mercati quando scommettono contro un’azienda o un paese e fanno di tutto perché la loro revisione si realizzi. Mi chiedo se la lega si renda conto che uno spettacolo come quello offerto al paese ed all’Europa durante la seduta di ieri al senato rende il governo Monti ancora più necessario di quanto fosse al momento della sua costituzione".
Sono ragionamenti che hanno solo il difetto di essere diffusi in una parte tropo piccola di cittadini, mentre alla parte più grande vengono elargite versioni distorte dalle necessità di partito e pochi dirigenti uniscono  l’intelligenza e il coraggio per parlare chiaro secondo logica e verità. Oggi  non è solo in crisi la nostra economia che va ristrutturata. Assieme ad essa  traballano anche i modi della politica ed anche in questo campo è necessario preparare una strada al cambiamento, ed anche in questo caso è necessario rifuggire dalla faciloneria e dagli slogan  per preferire la serietà l’esperienza la ragione, la democrazia. Dure, d’acciaio ed irremovibili devono invece essere l’idea della riforma della politica. E la volontà di metterla in atto a cominciare  da ora.

Steve

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