Politica/ La mensa dei poveri del Senato - ultimo atto -

magna_magnaLeggendo stamane il "Corriere della Sera" vien da pensare che mai un nostro articolo è arrivato più puntuale di quello di giovedì intitolato: "La mensa dei poveri del Senato della Repubblica". Cosa ci dice il "Corrierone"? Semplicemente che, da quando (ai primi di novembre) i prezzi al ristorante del Senato sono più che raddoppiati, i senatori (e deputati in trasferta...) hanno smesso di consumare!!

Tant'è che la Gemeaz (colosso della distribuzione alimentare che aveva vinto l'appalto) ha chiesto la risoluzione anticipata del contratto avendo perso, di botto, il 60% dei "clienti" (in realtà, e perciò usiamo le virgolette, bisognerebbe chiamarli "beneficiati").

Ma la cosa più divertente (o che fa incazzare, vedete voi...) è che la stessa Gemeaz, per chiedere la risoluzione anticipata, fa i conti. Conti da brivido (per noi...). E così apprendiamo che il "costo pasto" - prima dell'aumento - era mediamente di 70 euro a testa, di cui, udite udite (!!) il 13% coperto dall' "utente" parlamentare e il resto a carico, come si dice burocraticamente, dell' "Amministrazione", cioè dei contribuenti !!!

Chiaro? Fino all'altro ieri l'87% di quello che i nostri valorosi ingurgitavano era pagato da noi. Ora che la quota a carico del "povero parlamentare" è salita al 25%-30% non vanno più a mangiare al ristorante del Senato, per fortuna (!), preferendo le più modeste osterie vicino al Parlamento. Dove, non potendo più mangiare gratis, almeno stanno allegri. Poverini(Morale della favola: questi, mangia oggi e mangia domani, non ci hanno lasciato nemmeno un ossicino)

Wo

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