Politica/ Il governo Monti

Nei giorni scorsi, prima e durante la formazione del nuovo governo, c’è stata una fioritura di nomi per definire il carattere del nuovo esecutivo insieme alle ragioni della sua nascita con modalità insolite. Ma più che nelle diverse definizioni di  “”GOVERNO TECNICO””  o di  “GOVERNO DI EMERGENZA”  o di “GOVERNO DI UNITA NAZIONALE” ed altre che sono state via via utilizzate, c’è un piccolo episodio che ci spiega meglio di qualsiasi altra cosa la natura e la causa del governo Monti.

Il chiarimento avviene per bocca dello stesso Monti in modo quasi scherzoso alla presentazione del governo alle Camere quando, prendendo spunto da vere o supposte affermazioni su come, a questo governo, potesse essere staccata la spina, risponde che paragonarlo ad elettrodomestici poteva essere interpretato in modo offensivo. Monti aggiungeva anche che rimaneva pure l’incertezzaa quale elettrodomestico andasse paragonato: il rasoio, in riferimento alla tosatura dei contribuenti o il polmone artificiale, chiaro riferimento alla situazione del Paese.

Un governo Monti che è necessario per sopravvivere e ciò è una spiegazione sufficiente per  la sua natura ed il modo in cui è nato. Poi, che da diverse istituzioni italiane ed estere ci siano state delle spinte perchè questo nascesse può rientrare nella logica delle necessità. Venendo finalmente alla sostanza, occorre dire che questa la vedremo tra qualche giorno all’atto della presentazione del programma. Per ora dobbiamo accontentarci di alcune dichiarazioni di indirizzo generale e della composizione umana della squadra di governo.

Al riguardo lo stacco è nettorispetto al passato: è diverso il numero, ministri e sottoministri sono molti di meno di prima, poco ciarlieri, è diverso lo stile. E’ diverso il curriculum professionale. Questa è gente professionalmente preparata e con solide esperienze alle spalle. Anche se non sono tra gli avversari del governo precedente, penso sia difficile negare che questa compagine dà un senso di affidamento maggiore. E' altrettanto chiaro che passare dal giudizio positivo dell’impatto iniziale ad un convincimento sulla qualità del lavoro ce ne corre. Il cuore del problema Italia è l'economia: occorrono  ottimi conoscitori della materia, anzi i migliori. E forse ci siamo vicini.

Occorre che alla conoscenza specifica uniscano anche una sensibilità acuta e raffinata dell’ambiente e quindi  siano in grado di "predire" gli effetti dei loro atti, e questo è tutto da vedere. Occorre infine che siano anche fortunati, e per aiutarli noi possiamo dare la nostra collaborazione che solo se sarà vera e senza secondi fini potrà permetterci anche qualche giudizio sulla loro opera. Per ora possiamo sperare di uscire quanto prima dalla fase del polmone artificiale. Guardiamo in viso i nostri guai, senza nasconderli sotto il tappeto, perchè siamo forti e convinti di avere volontà e risorse per farcela.

Steve

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