Dibattito/ Un lettore ci scrive su prostituzione e uso del contante

Il 24 novembre abbiamo ricevuto la seguente mail da parte di un nostro lettore. Questi, fa alcune considerazioni e critica un paio di nostri articoli. Come spesso facciamo quando l'argomento è interessante e si presta, la mettiamo in prima pagina e facciamo replicare alle analisi del lettore gli estensori degli articoli criticati.

La redazione

 

“Da diversi mesi leggo molto volentieri il vostro giornale; lo trovo intelligente e ricco di spunti di riflessione. Nell’ultimo numero però non mi hanno convinto due articoli. Il primo è quello che critica le iniziative contro la prostituzione intraprese dal Comune di Rimini. Non conosco nel dettaglio il provvedimento per cui non entro nel merito (anche perché nell’articolo a firma di Antonio Cannini non ne viene spiegato il contenuto). Credo però che non ci si debba rassegnare (come fa l’articolista) a non poter intervenire perché a livello nazionale non si riesce (e non ci si riuscirà per molto tempo, visto le resistenze della chiesa) a regolamentarla.

Il secondo articolo che non mi ha convinto, a firma Wo, critica il provvedimento del governo che limiterebbe l’uso del contante. Forse all’articolista è sfuggito il vero meccanismo che può rendere efficace questa misura. Se per pagare il cambio gomme della mia auto devo usare un bancomat o un assegno, cosa me ne faccio del contante che ho incassato in nero dai miei clienti?

Nulla, per cui da quel momento sarò costretto ad emettere fattura per incassare soldi “puliti” che posso spendere per pagare le mie spese. Il giochino è facilissimo; non sono un economista ma è prevedibile che nel giro di brevissimo tempo si otterrebbero grossi benefici. Purtroppo il “miglior ministro dell’economia del mondo” fra le tante prodezze compiute ha anche limitato la portata di un provvedimento emanato dal governo Prodi qualche anno fa, che ora avrebbe già portato i suoi risultati.

Se poi si vuole evitare che i banchieri-vampiri continuino a dissanguarci, sarebbe sufficiente aggiungere al provvedimento una norma che impedisce l’applicazione delle commissioni per transazione e pagamenti al di sotto di una certa soglia. La vostra testata ha assunto spesso posizioni poco critiche nei confronti degli evasori fiscali, addebitando tutte le colpe dello sfacelo italico alla classe politica. Sicuramente quest’ultima ha responsabilità immense, ma anche la mancanza di senso civico di tanti cittadini ha contribuito in maniera significativa.

Cordiali saluti 

Amos Cardinali

  

Risponde Antonio Cannini. Riguardo alle considerazioni del  gentile lettore circa l’articolo sui provvedimenti antiprostituzione del Comune di Rimini, non entravo nella parte tecnica del provvedimento perché, in quella data, si conosceva solo ciò che era apparso sui giornali. Oggi, sappiamo che l’ordinanza riguarda “alcune zone di Rimini per un dato periodo di tempo” - come si legge in una nota di Palazzo Garampi - ed è una proposta che “nel limite dei suoi poteri vuole offrire uno strumento in più nella lotta alla prostituzione per strada”. Viene anche spiegato che gli agenti di polizia saranno dotati di moduli tesi a certificare fiscalmente lo stato di cliente e prostituta.

A fronte di queste specificazioni, il nostro parere non cambia di una virgola: il cosiddetto “fenomeno” non sarà debellato e l’ente pubblico incasserà qualche soldo in più. Punto.

Provo a spiegare: se l’ordinanza prevedesse, ad esempio, che le zone d’interesse sono il Marano, Miramare e Rivazzurra dalle, poniamo, 18 del pomeriggio alle 2 di notte, chi impedisce agli sfruttatori di spostare le ragazze sul lungomare di Marebello o Bellariva, magari di fronte alla Murri, lato mare? E se si cambiano orari di “esposizione della merce” che succede? Insomma, il provvedimento appare gracile fin dalla nascita. 

Il lettore scrive che “non ci si debba rassegnare a non fare niente (sul locale) come fa l’articolista” perchè “a livello nazionale la prostituzione non sarà regolamentata per molto tempo viste le resistenze della chiesa”. Francamente, caro amico, fra Lei e me, il più rassegnato appare proprio Lei. La chiesa influenza pesantemente la politica italiana, spesso in maniera ideologica e strumentale. Ma questo è un buon motivo per rinunciare a chiedere una legge nazionale che tuteli le ragazze che esercitano la prostituzione? Che le salvaguardi dal punto di vista sociale, della salute, dei diritti colpendo lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù e, nello stesso tempo, ne regoli anche i doveri verso la società?

Guardi che in Paesi molto seri, spesso a guida conservatrice come la cattolicissima Austria e la Germania, esistono legislazioni molto interessanti in materia. Varrebbe la pena leggerle.

La mia ultima considerazione: se tutti quegli amministratori locali, di destra e di sinistra, che emettono decreti “acchiappa consensi” su questo tema, fossero persone vere, si metterebbero insieme per chiedere al governo nazionale una legge chiara. Ma facendo questo si troverebbero a rompere con una parte del proprio elettorato. La poltrona sarebbe in pericolo! Quindi, come si è soliti fare in Italia, si finge di affrontare le questioni sul tavolo e si rimanda la soluzione reale alle calende greche. I risultati li conosciamo”.

 

Risponde Woland: Rispondo volentieri alla gentile critica del lettore. Diciamo innanzitutto che di buone intenzioni è lastricata la via dell'inferno. La misura che vorrebbe vietare la circolazione del contante, sicuramente, nelle menti di molti, avrebbe l'effetto ipotizzato dal lettore, ma le cose andranno diversamente. Renderà difficilissime le piccole transazioni finanziarie deprimendo ancor più l'economia. Ogni misura va valutata sempre nel rapporto costo/beneficio. Secondo noi i costi e gli svantaggi supereranno di gran lunga i benefici. In ogni caso la misura ci sarà - perchè così vogliono Pd e sindacati - e sicuramente "in brevissimo tempo" se ne vedranno gli effetti che però saranno "malefici" e non "benefici" come da lei sperato.

Nello specifico concludo anche in rapporto all'ipotesi avanzata subito dopo dal lettore (e comparsa sulla stampa poco dopo l'annuncio della misura "anticontante") di vietare alle banche l'applicazione di commissioni alle "micro-operazioni". E perchè le banche dovrebbero farlo? In questo caso avrebbero mille buone ragioni per rifiutare un provvedimento del genere. Gestire e mantenere per il tempo voluto dal Fisco la cosiddetta "tracciabilità" di operazioni del genere (che sarebbero milioni e milioni ogni giorno!) è un costo non indifferente. Le banche oggi applicano commissioni altissime che renderebbero proporzionalmente assurda l'incidenza sulle "micro transazioni".

Ma se anche fossero ridotte su queste ultime si sarebbe di fronte a numeri (proporzionalmente) molto elevati che, per forza di cose, dovrebbero essere pagati dai correntisti. Da chi se no? Quand'anche le banche abili facessero finta di adottare una semi gratuità di questa enormità di "micro-transazioni" ovviamente il costo verrebbe scaricato sulla fascia superiore. Su questo ci potete contare. Quanto ai milioni di persone cui è inibito l'uso di titoli di credito si ipotizza la possibilità di consentire l'uso di "micro-libretti postali" da cui prelevare con mezzi "tracciabili" (ad esempio assegni circolari) il denaro. Ma è facile capire l'enorme disagio che ne deriverebbe per questa gente.

Detto questo è ovvio che se si parte dal presupposto che il massimo dei mali è la "micro-evasione" si può anche - accettandone i costi e gli effetti - vietare l'uso "tout court" dei contanti e imporre (come leggevo due o tre giorni fa in un articolo a firma importante di: "...pagare anche il cappuccino con la carta di credito") basta sapere che quel cappuccino costerà tre/quattro euro et voilà. Analogamente, se si ritiene che la prostituzione sia il massimo dei mali, ben vengano misure draconiane che impediscono alle ragazze di sostare per strada dopo le nove e sottoporre ad accertamento chi le avvicina. Magari trattenendole in Questura.

Perchè no? Però allo stesso modo si potrebbero installare strumenti di controllo elettronico nelle case di ogni italiano. Costerebbe pochissimo e prevenirebbe molti reati (oltrechè l'evasione fiscale ancor di più del divieto dell'uso del contante). Ripeto è solo una questione di presupposti ed effetti. E qui torno a dar ragione al lettore: nel giro di pochi mesi si vedranno gli effetti, anche se lei ed io li prevediamo in modo totalmente opposto. Concludo solo ricordando al lettore che l'ipotesi "Visco" del 2006 prevedeva la tracciabilità per "mini pagamenti", ma solo a settori. Nella sostanza per i pagamenti ai professionisti. Non era cioè uno strumento di massa, generale ed indiscriminato, ed aveva, - anzi avrebbe avuto - un impatto molto più limitato seppure non insignificante.

 

 

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