Prostituzione/ E vai con la demagogia...

pompeiIl Comune di Rimini ha preparato un’ordinanza contro la prostituzione. L’obiettivo dichiarato è impedire il meretricio sulle strade e negli appartamenti, multando e segnalando al fisco sia i clienti, sia le professioniste "dell'amore".

Già da quest’approccio si vede qual è l’intento reale del Comune: fare cassa. Cosa che difficilmente avverrà. Difatti, se si colpiscono i clienti e le prostitute per la strada o nei residence, si possono trovare altri modi per “esercitare” in sicurezza. Basta che professionista e cliente si diano un appuntamento via telefono o via internet in qualche altro posto e il gioco è fatto.

In realtà, quest’ultimo appare come un provvedimento demagogico esattamente come quello del febbraio di quest’anno (che non funzionò); o come quelli del 2008 del sindaco di Riccione Daniele Imola e del ministro Mara Carfagna (rimasto sulla carta).

La verità, che tutti sanno ma nessuno osa dire è che la prostituzione, maschile e femminile, non è un fenomeno ma una costante della storia dell’umanità. E che non va sconfitta (perché impossibile) ma regolamentata, come avveniva nell’antichità, per garantire a tutti (prostitute in primis ma anche clienti e cittadini), sicurezza, salute, diritti, tutele sociali, rispetto delle regole (compreso il pagamento delle tasse).

Per fare tutto questo ci vuole una legge nazionale che preveda l’ammissibilità della prostituzione regolamentata (dunque riconosciuta dallo Stato come altri mestieri con tanto di diritti e doveri come succede in altri Paesi Ue); il perseguimento in sede civile e penale dello sfruttamento della prostituzione e della riduzione in schiavitù; il divieto di esercitare per strada.

Sarebbe una cosa intelligente da fare. Quindi impossibile in Italia. (nella foto: immagine erotica in un bordello di Pompei)

 

Antonio Cannini

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