Politica nazionale/ Giudicare Monti per quel che farà, senza pregiudizi nè agiografie

berlusconirockstarCondizioni, paletti e diktat:  “democrazia sospesa, il Capo dello Stato che correggeva le nostre leggi come una maestrina severa con la matita rossa, presto al voto, possiamo staccare la spina quando vogliamo, mai la patrimoniale, legge sulle intercettazioni, no alla legge elettorale…”. Questo è in sintesi il programma per il nuovo governo stilato da Silvio Berlusconi, il dimissionario che non intende stare in panchina né ritirarsi a scriver le sue memorie, mentre Mario Monti è in aula a spiegare, ascoltare e rispondere anche all’ironia dei leghisti.

Monti nel suo discorso ha ritenuto di dover chiarire che non si tratta né di un governo di poteri forti, né tantomeno occulti raccolti attorno alla Goldman Sachs come stanno strombazzando da giorni a titoli cubitali i giornali di famiglia del l'ex presidente del Consiglio, indignatissimi per i conflitti di interessi reali e potenziali dei nuovi ministri, in primis di Corrado Passera già “salvatore” di Alitalia e ora titolare del dicastero allo sviluppo economico, infrastrutture e trasporti.

Il presidente del nuovo governo che pure voleva dei rappresentanti politici nel nuovo esecutivo mostra di aver capito, almeno ex post, che la presenza dei Letta o del solo Gianni in combinato disposto con il sempre molto “sottile” dottor Amato, non avrebbe reso più credibile l’operato del suo governo. Viceversa ne avrebbe minato l’asserita discontinuità, premessa di quella necessaria “riconciliazione” tra politica a cittadini alla quale ha fatto espressamente riferimento come precondizione per il buon esito di qualsiasi manovra economica e per il rilancio del patto democratico.

La squadra di governo non annovera nessun impresentabile tout court, anche se non manca qualche navigatore di lungo corso come il bolognese Piero Gnudi a cui è andato un ministero non cardine come il Turismo, specialista in Cda da Enel a Eni, da Stet ad Enichem.

Per la  Giustizia si parlava di Livia Pomodoro presidente del Tribunale di Milano, dopo essersi occupata a lungo di giustizia minorile con grandi capacità e sensibilità universalmente riconosciuta e da anni impegnata a tener viva la straordinaria iniziativa di teatro no profit iniziata a Milano dalla sorella Teresa. Ma va da sé  che qualunque nome potesse avere a che fare con il covo delle “toghe rosse” milanesi, dove si annidano i pm che assomigliano tanto alle Br non poteva avere fortuna in un governo “sostenuto” anche dal Pdl. Le è stata preferita Paola Severino noto avvocato penalista con clienti illustri che spaziano da Prodi a Caltagirone, dall’avvocato Acampora (condannato per corruzione nel processo Imi-Sir), alla Fininvest: per evitare conflitti di interesse avrebbe annunciato che chiuderà lo studio durante il mandato ministeriale.

Ai beni culturali, dopo la gestione Bondi-Galan e i crolli di Pompei derubricati a inconvenienti e/o “sgraffiature”, il nome di Salvatore Settis per autorevolezza indiscussa e per l’impegno nel denunciare il malgoverno berlusconiano del più imponente patrimonio culturale mondiale sarebbe stato una garanzia anche simbolica di inversione di tendenza. Ci va invece Lorenzo Ornaghi dalla Cattolica, inizialmente destinato all’istruzione, al di là di altre considerazioni decisamente meno titolato per la cultura. Ma, evidentemente, avere l’uomo giusto al posto giusto e pretendere la trasparenza totale era chiedere “troppo”.

Comunque, al momento, per una valutazione complessiva della squadra e soprattutto del capitano Monti, senza pregiudizi né in senso agiografico né strumentalmente denigratorio come si dilettano a fare i dimissionati e i loro supporter, bisogna forse attenersi a due elementarissime considerazioni preliminari, suggerite da Massimo Gramellini sulla Stampa.

Punto primo: “un Paese con una classe politica decente non avrebbe avuto bisogno di ricorrere ai sacerdoti del capitale” ; punto secondo: “E’ normale che un primo ministro abbia il fascino di un sindaco dell’ Engadina, mica deve fare l’imbonitore o la rock star”.

Ciò non toglie, naturalmente, che secondo le nostre aspettative i singoli componenti del governo potessero essere più autorevoli o inattaccabili e che le misure andranno valutate tenuto conto del contesto rovinoso da cui siamo partiti ma anche del rispetto delle priorità e di un criterio minimo di equità soprattutto nelle misure economicamente più incisive. (nella foto: Berlusconi insolitamente sobrio durante l'ultimo Consiglio dei ministri da lui presieduto)

Daniela Gaudenzi

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