Politica/ Berlusconi, ultimo atto. Senza condizioni

inpartenzaNell’arco di due giorni e sotto l’incalzare dei numeri che danno un quadro inimmaginabile anche fino a poco tempo fa, il quadro politico nazionale muta di ora in ora ed è difficile mettere insieme fotogrammi che sembrano surreali.

L’intervento del capo dello Stato che ha certificato le dimissioni di Berlusconi come irrevocabili e dunque non soggette a condizioni di alcun tipo e ha quasi contestualmente nominato Mario Monti senatore a vita investendolo di una carica istituzionale di massima autorevolezza, ha il merito della suprema chiarezza e tenta di porre il Paese almeno relativamente al riparo della speculazione.

Il Pdl è in frantumi e lo scontro tra gli ex An che pretendono il voto subito e l’anima democristiana da Scajola a Pisanu a Formigoni che optano per un governo di emergenza e/o larghe intese, non sembra componibile, mentre lo stuolo dei cortigiani senza domani sta trasmigrando o tenta malamente di riposizionarsi in ordine sparso. Al di là delle invettive degli ultimi pasdaran che in Parlamento gridano “al complotto” e “al colpo di Sato” di poteri dello Stato e dei mercati “eterodiretti” contro un governo democraticamente eletto, anche il dimissionario “pugnalato da otto traditori” sembra imprevedibilmente disponibile a sostenere un governo di transizione targato Monti.

Probabilmente a ridurlo a così miti consigli deve essere stato il dato spaventoso di Mediaset che in una giornata ha perso oltre il 12%, e cioè circa 350 milioni di euro,  più ancora che il -4% della Borsa a Milano, lo spread al 575 ed il rendimento dei BTP oltre la fatidica soglia del 7%. 

L’investitura ormai quasi esplicita di Mario Monti ha come diretto corollario l’uscita di scena come papabili alla poltrona di primo ministro, di personaggi quanto meno discutibili per eccesso di navigazione e presenza assidua, anche se dietro le quinte, nelle inchieste più inquietanti degli ultimi anni: Gianni Letta per esempio. Oppure impresentabili, con variopinto curriculum giudiziario  come il presidente del Senato Schifani, che guarda caso negli ultimi giorni non ha perso occasione per accreditarsi come personalità di alto profilo istituzionale con interventi da grande pacificatore nazionale.

Le manovre dilatorie di Berlusconi con le dimissioni annunciate (ma sottoposte ai tempi di approvazione della cosiddetta legge di stabilità fino a ieri tutti da definire),  hanno forti analogie con quello che gli è riuscito mirabilmente con i suoi processi. Ma sono state stoppate. I tempi sono diventati certi e pare che la nomina di Mario Monti potrebbe avvenire addirittura in pochi giorni per rassicurare i mercati, forse all’inizio della prossima settimana.

Che poi ci sia da festeggiare e che tutto vada nel migliore dei modi è tutto da vedere: non andare al voto a gennaio può significare, almeno si spera, che non si andrà a votare ancora una volta con l’orrido porcellum.

Ma cosa possa portare veramente un governo di transizione o di emergenza sostenuto con tutta evidenza dai due partiti maggiori e cioè Pdl (se è mai stato e se si può definire oggi partito) e Pd, rispettivamente orfani della Lega (già a rischio implosione) e dell’Idv + Sel, è un’incognita gigantesca ed un notevole rischio per Bersani.  

Daniela Gaudenzi

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