Economia/ Euforia delle Borse; problemi risolti? Macchè!

bossi_ditoIl vero verdetto dei mercati sulla “lettera d’intenti” presentata dal Presidente del Consiglio a Bruxelles arriverà nei prossimi giorni, quando la Repubblica italiana dovrà emettere una ventina di miliardi di titoli di Stato. Finora (in pratica ieri) l'Italia ha condiviso l'euforia di Borsa e di spread, seguita all'accordo raggiunto a Bruxelles. I listini ancora volatili non hanno registrato un "premio Italia", come invece ha scritto qualche giornale.

Semplicemente, lo spread tra BTP e Bund si è mosso più o meno in linea con il mercato. Che ancora percepisce, dato lo squilibrio tra le economie dei due paesi, la Spagna come Paese più affidabile. Ieri Madrid ha addirittura ampliato lo scarto rispetto a Roma (56 punti base di differenza contro i 42 del giorno prima).

La fredda contabilità dei listini dice che il Governo italiano deve superare ancora l'esame di credibilità e il plauso arrivato da Bruxelles al Documento governativo è solo un incoraggiamento che non si nega a nessuno.

Servono i provvedimenti attuativi che trasformino l’unico programma liberale, almeno a parole, finora mai prodotto dagli economisti del centro destra in altrettanti provvedimenti esecutivi, siano essi decreti o disegni di legge. Non sfugge a nessuno che il documento messo in campo con le 17 cartelle firmate Silvio Berlusconi riscrive, pur nella concitazione delle 48 ore concesse da Bruxelles, l'intero contratto sociale di un Paese. A cominciare dall'argomento lavoro. Il più sensibile, e il più delicato.

L'operazione di riequilibrio tra chi "è dentro" e chi è "fuori" nel mercato del lavoro, cioè tra chi è ipertutelato e chi, invece, sopporta un carico eccessivo di precarietà, è tutto nello scambio tra maggiore severità nell'obbligare le imprese a trasformare i finti contratti parasubordinati in altrettanti rapporti a tempo indeterminato e maggiore flessibilità in uscita, grazie a una procedura di licenziamento per motivi economici semplificata.

È anche un ribilanciamento tra generazioni: tra chi ha avuto la tutela dell'intangibilità e dell’impunità (magari con la pensione a 39 anni...) e di uno stato sociale senza equilibrio finanziario e quella di chi ha pagato un prezzo eccessivo fino all’assurdo di solidarietà generazionale, con la iperflessibilità in ingresso e la più totale incertezza previdenziale per il futuro vicino e remoto, quando non addirittura un Far West, come accade nel lavoro autonomo che la pensione non la vedrà mai..

Ora, ohinoi, si scateneranno le scuole giuridiche per mettere mano a una normativa complessa e stratificata sui licenziamenti che ha distinto tra grandi e piccole imprese e spesso ha compresso anche la stessa volontà di crescita dimensionale delle aziende. Il tabù dell'articolo 18 tornerà con l'annosa questione dell'obbligo di reintegro sotto i 15 dipendenti in caso di licenziamento illegittimo.

Ricordiamo che in Italia, quando arrivano i “giuristi”, finisce sempre male ! Anche perchè, da noi, di giuristi veri ce ne sono pochi. Di solito abbiamo ampollosi azzeccagarbugli legati ai sindacati o a qualche lobby.

I più avveduti riformisti di ogni schieramento (quei pochi, pochissimi, che ci sono) hanno identificato nuovi meccanismi di tutela (economica) crescenti al crescere dell'anzianità aziendale. Un sistema in vigore negli altri paesi europei dove, tra l'altro, si va oltre e già si discute – si veda il caso inglese – come attenuare l'impatto del cosiddetto "firing cost" (il costo del licenziamento).

L'importante è mantenere funzionante il cervello: il mercato del lavoro così come è stato congegnato finora non ha prodotto i risultati sperati. Anzi, tutto il contrario. La disoccupazione giovanile è tra le più alte d'Europa e nel Mezzogiorno esclude un giovane su tre e una donna su due. Spesso anche altamente scolarizzati. L'Italia è il Paese che più spreca capitale umano: sono tre milioni i giovani senza lavoro, un milione tra loro nemmeno lo cerca più. Da dieci anni – dati Banca d'Italia – per i giovani i salari reali d'ingresso sono bloccati. C’è solo pubblico impiego che, pur lamentandosi, ha sempre guadagnato.

La difesa dello status quo significa difesa degli squilibri. L'approccio migliore è quello di chi vorrebbe unificare gli status giuridici di impiego pubblico e impiego privato con forme di flessibilità moderna, attenuando i rischi dei periodi di disoccupazione con nuove forme di ammortizzatori sociali universali, durante i quali gestire le fasi di non lavoro. Nel mezzo, naturalmente, serve un sistema di agenzie del lavoro pubbliche e private efficienti (ma poco è stato fatto) che possano unire domanda e offerta; un sistema efficace di orientamento dei giovani verso i fabbisogno professionali identificati dal mercato; un sistema di formazione e universitario in grado davvero di selezionare eccellenze le quali invece, nel frattempo, se possono, scappano.

Tutto potrebbe andar bene se non fosse che, per diventare realtà, gli intenti devono diventare leggi e le dovrebbe fare il Parlamento “dei nominati”. Troppo! Secondo noi, impossibile!

Le indicazioni del piano andrebbero in questa direzione: il nuovo patto con gli italiani è stato scritto in tre giorni. E’ sintomatico Colpisce che non sia stato possibile elaborarlo e gestirlo in anni e anni di governo, ma tant'è: l'Italia è il banco di prova dell'efficacia del "vincolo esterno" come unico catalizzatore di scelte politiche non gradite. Vedremo come andrà  a finire...

Ora l'Europa preme addirittura con una specie di “commissario” ad acta nella persona del signor Rehn, nuovo “mister Euro” e vero ministro dell' " attuazione europea" del programma per i paesi meno virtuosi (girone in cui siamo in prima fila anche noi italiani). Dunque servirebbe tenuta sociale e tenuta politica. I sindacati minacciano scioperi generali unitari; ma soprattutto il ministro dell'Economia si è defilato dal programma e i frondisti del Pdl raccolgono le firme in Senato per chiedere al premier un passo indietro. La rotta è stata indicata, a parole, ma i fatti sono di là da venire.(Nella foto:l'Onorevole Bossi. Uno dei grandi riformatori del XXI secolo. Come sa "manovrare" lui con le pensioni, specialmente quelle baby, non lo sa fare nessuno)

E.B.

Articoli Correlati

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
Dati Anteprima.net