Politica/ Saremo guidati da Merkozy?

E’ surreale, ma il giorno dopo, quando a tarda serata Berlusconi ha fatto la voce grossa nei confronti dell’Europa “irrispettosa” a conclusione di un Consiglio dei ministri che come era prevedibile non ha cavato un ragno da un buco, è tutto un interrogarsi e chiosare sullo stereotipo negativo dell’Italia e sui retroscena dei sorrisetti sarcastici o delle risatine irrefrenabili della Merkel e di Sarkozy.

C’è anche chi come il sempre “intelligentissimo” Giuliano Ferrara vuole organizzare sit-in per rivendicare l’orgoglio nazionale davanti a  Palazzo Farnese sede dell’Ambasciata di Francia, invece che andare a manifestare contro il mercato dei parlamentari, davanti a Palazzo Grazioli.

Ma non sarebbe meglio ribaltare la domanda, secondo un elementare principio di realtà, e chiedersi perché mai in Europa e nel mondo dovrebbero rispettare il nostro presidente del Consiglio ed il nostro Governo che sono i nostri rappresentanti finché rimangono incollati a quegli scranni?

L’immagine del nostro premier, a stare solo all’ultimo scorcio della scorsa settimana, è quella di una maschera ridens aggrappata all’insostituibile Scilipoti, personaggio al di sotto dell’avanspettacolo, che si esibisce con lui in duetti lesivi del comune senso del pudore, in primo luogo intellettuale.

Ed il suo profilo da solerte praticante di “cene eleganti” e di fioretti, di cui il più paradossale sarebbe la rinuncia alle carte dopo aver fatto una figuraccia con un professionista del gioco delle tre carte, a cura naturalmente di Bruno Vespa, è troppo perfino per il suo prototipo di elettore ideale, “un ragazzino di undici anni nemmeno tanto sveglio”.

Adesso il gioco delle tre carte con cui ha abbindolato per oltre diciassette anni un paese alquanto predisposto, sembra arrivato alla fine al capolinea, con il diktat che senza mezzi termini gli ha posto l’Europa e con la Lega che troppo tardi ha capito di dover saltar giù immediatamente e si aggrappa, dopo aver ingoiato di tutto, alla riforma delle pensioni.

Questa volta non si tratta più di raccontare la telenovela del complotto dei porno giudici e dei porno giornalisti che tramano per disarcionarlo; e sarà difficile fare del minacciato “rovesciamento del tavolo” una rivendicazione di orgoglio nazionale per ottenere ancora consenso.

Le organizzazioni e le istituzioni europee già da qualche tempo hanno iniziato a rivolgersi più o meno direttamente a Giorgio Napolitano piuttosto che a Silvio Berlusconi, segnale abbastanza inequivocabile.

Il protrarsi dell’insipienza e della incapacità assoluta di un governo screditato, guidato da un personaggio tristemente ridicolo, non farebbe altro che aggravare ulteriormente e forse irrimediabilmente la situazione.

Forse è bene avere piena consapevolezza di questa banale verità, al di là di quello che pensiamo a proposito di riforma delle pensioni, di responsabilità delle banche o di ripianamento del debito pubblico; confidando che ci sia unanimità almeno sul contrasto all’evasione fiscale, una delle prime richieste avanzate dall’Europa.  

Il “commissariamento” europeo e le risatine supponenti di Sarkozy possono anche piacere poco, ma non sono il problema e comunque ce li siamo andati a cercare.

Daniela Gaudenzi

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