Rimini&Economia/ Al Palas arriva la Card "Spazzaconcorrenti"

mummiaDopo due o tre giorni di melina sulle “palline” di granito, sui giornali amici del Palas, si è parlato solo della cosiddetta “tassa” che le “menti fini” dell’indebitatissima struttura avrebbero inventato per mettere all’angolo gli albergatori che non hanno aderito al Consorzio degli Hotel “sostenitore” e finanziatore della Piramide di Cheope piazzata in via Della Fiera.

Al netto delle scemenze non c’è granchè da dire. Chi vuole entrare nel Palas deve pagare tramite un ticket elettronico (card), e le strutture alberghiere che ospitano dei (magari potenziali) fruitori o semplici visitatori del Palas, si spera, se ne forniscano di un buon numero per evitare figuracce con i clienti. Tutto qui.

Il costo di questo “pass” è piuttosto salato, specie per i piccoli hotels, che peraltro dovrebbero aver poco a che vedere con il tipo di congressisti di alto bordo che, sulla carta, il Palace dovrebbe attirare. Non vi è ovviamente alcun obbligo giuridico per il visitatore/congressista di pagare, nè chiedere ed ottenere una rivalsa sull’albergatore.

Si vede subito che l’idea è più frutto delle menti di “legisti” che di gente pratica di economia. Questa, di fatto, “presa in ostaggio” del cliente è l’ideale per farlo incazzare e soprattutto per mettere in sospetto coloro che organizzano i congressi, i quali: o si cureranno bene che il loro “gregge” vada ad alloggiare negli Hotel del Consorzio (cosa che immaginiamo facciano comunque), oppure avranno grane a non finire.

In ogni caso, ammesso che il meccanismo possa in parte funzionare è ovvio che, come tutto quello che si paga a qualcuno (specie un ente ormai pubblico come il Palas), viene poi scaricato sul consumatore finale, cioè sul congressista. Quindi è improprio parlare di tassa. Si tratta di un normale costo che gli hotels già consorziati sanno già di dover “girare” al cliente nel conto, mentre quelli non consorziati si cerca – in questo modo – di costringerli a farlo.

Comunque, tassa o costo, dovrà e potrà essere riversato a valle sul “gregge” dei congressisti/convegnisti con un aumento del prezzo del soggiorno. Tutto qui. Che il meccanismo per “pagare” il Palacongressi e la sua faraonica monumentalità sia più una creazione giuridica che economicamente pensata, lo si vede da molti altri particolari.

Non solo dal fatto che in conferenza stampa Cagnoni ha più volte ribadito che il meccanismo della card è “perfettamente legale” (parola di fior di avvocati!), ma anche dal fatto che è aumentata a dismisura la “pressione” su Riccione per uniformare la gestione. E’ ovvio ,infatti ,che la presenza sul territorio del Palacongressi di Riccione a “ingresso libero” è una bella seccatura per Cagnoni e per il marchingegno pseudo tassatorio inventato dai suoi legali.

E’ quindi prevedibilissimo che le avances, anche pesanti, sui cugini, aumenteranno con l’aiuto determinante della Regione per incorporare il piccolo Palas riccionese e “liberare” così il territorio da un fastidioso concorrente. Comunque le menti legali che hanno pensato poi il meccanismo hanno, a nostro modesto avviso, sottovalutato qualche particolare.

Ad esempio, si può obbligare un soggiornante e/o albergatore a dover dire dove e chi si alloggia al di là dei casi di legge? (cioè almeno finora, quelli finalizzati, all’ordine pubblico alla prevenzione dei reati): attualmente no. Si può “tener fuori” o vessare con un “pass provvisorio” un congressista regolarmente iscritto al convegno solo perchè non alloggia negli hotels di gradimento dello stesso Palace?

Mmh! Difficile; e comunque antipatico, soprattutto verso di lui e l’organizzatore del congresso. E poi, se Riccione resta così è una seccatura ma, d’altra parte, se venisse (con le buone o meno buone) costretta ad aderire al “sistema Rimini”, potrebbe ravvisarsi un “abuso di posizione dominante”? Probabilmente sì. Quindi Riccione per Cagnoni è un doppio problema. Comunque, sulla sorte del Palas dei cugini della “Perla” si vedrà.

Quel che è certo è che la prova di forza scatenata dal marchingegno per la presa in ostaggio del congressista sembra più un sintomo di preoccupazione che di forza. Come tutti i meccanismi spropositati e, più o meno sottilmente, vessatori, rischia di ritorcersi contro l’inventore. Anche qui, comunque, con un po’ di pazienza vedremo. (nella foto: Cagnoni, appena uscito dalla piramide del Palas, dà la caccia a un convegnista senza card)

Woland

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