Politica/ Salvate il soldato Brunetta!

renatobrunettaUn paio di giorni fa ha suscitato scandalo la proposta  dell'iroso ministro Brunetta di abolire la produzione delle montagne di certificati che, ognuno, deve portare alla Pubblica amministrazione in qualsiasi occasione abbia rapporti con questa. E, tra essi, il “certificato antimafia”. E’ questo il punto. Apriti ciel ! Scandalo! Tuoni e fulmini sul ministro.

Già definito da Bossi “nano” (e gratificato da altri e ancora meno gentili ed irriferibili epiteti in altre occasioni), chiamato “cretino” in diretta televisiva da Tremonti, l’irascibile e sempre più sbeffeggiato titolare del dicastero della “semplificazione”, è stato sommerso da un coro di critiche “bipartisan” che, più o meno, lo hanno accusato di voler fare un favore alla mafia.

Tra i più duri il ministro dell’Interno Maroni e l’opposizione compatta. Eppure, pur non essendo dei grandi estimatori del Brunetta dobbiamo, laicamente, constatare che stavolta non ha torto. Si è limitato a dire che non si può chiedere tutte le volte a cittadini ed imprese di ripetere l’oneroso e affaticante deposito. Vere e proprie montagne di certificati che l’Amministrazione ha già nei suoi archivi.

In poche parole, tutti i certificati, antimafia compreso, non sono altro che informazioni provenienti dalle Amministrazioni statali e locali che, se dialogassero tra loro, potrebbero conoscere molto prima e molto meglio quanto a loro interessa. Solo che costerebbe un po’ d’impegno e fatica. Invece, per risparmiarsi il disturbo, ogni volta, si “carica” il semplice cittadino e soprattutto il cittadino imprenditore di oneri impressionanti che ormai hanno reso la nostra burocrazia famosa nel mondo.

In Italia l’era del computer si è trasformata in un incubo ove alle difficoltà di un nuovo “sistema” non si sono sottratte quelle del “vecchio”. Si sono aggiunte. Tutto qui. E i cittadini/sudditi a questo punto passano la vita a cercare certificati e autocertificarsi per risparmiare all’Amministrazione pubblica di far qualcosa e dedicarsi a controllare dopo se c’è qualche virgola fuori posto. Comodo. Magari poi c’è l’occasione di multare e questionare per via di quella virgola.

Venendo al “certificato antimafia” non è che abbia portato effettivi benefici. Su questo c’è poco da discutere. L’esperienza storica a ci dimostra che esso viene tranquillamente bypassato e la criminalità prospera come non mai. Fatta anche la tara della sacrosanta presunzione di innocenza, il nostro parlamento e i nostri Enti locali sono la certificazione vivente dell’inutilità del “certificato”, pieni come sono di inquisiti.

Neanche a farlo apposta, proprio oggi un ministro (ovviamente, giustamente, presunto innocente) ma accusato di “associazione mafiosa”, viene “salvato” da un voto del Parlamento. La grande criminalità, per combatterla, bisogna darsi da fare, e non solo lo devono fare le forze di Polizia e la magistratura, ma tutte le branche dell’Amministrazione pubblica (attraverso la quale, purtroppo, oggi passano “i soldi”, cioè quello che la criminalità cerca).

E qui casca l’asino. Dove non ci sono collusi, spesso ci sono inetti e vagabondi e non si conclude nulla, proprio per mancanza di semplice buona volontà. Ma pensare che un mafioso si “autocertifichi” tale (cioè mafioso), è una pia illusione, buona solo per un Paese di allocchi. Per questo, almeno stavolta, gridiamo: “Salvate il solda(tino) Brunetta”. (nella foto, Brunetta con la moglie)

Sergio Pianelli

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