Rimini/ Quale "Skema" per il futuro?

Abbiamo ricevuto da un nostro presumiamo abituale lettore (sicuramente ben addentro a queste tematiche particolari) una lettera sulla questione "Studio Skema", vicenda che sta agitando le giornate politiche riminesi. Abbiamo deciso di pubblicarla in due parti, piuttosto che tagliarla, vista l'interessante analisi che il nostro lettore mette sul tavolo. E proprio perchè ci pare oltremodo interessante ed informata, abbiamo deciso di darle l'onore della home page.

La redazione

Da un paio di giorni sui giornali locali (in realtà quasi esclusivamente su “La Voce”), sta emergendo un nome: “Studio Skema”. Un nome che ai riminesi, salvo che agli addetti ai lavori, dirà poco.

Si tratta, in breve, dello studio di commercialisti e consulenti cui il duo dei giovani rampanti del Pd: "Presidente” (Vitali, Provincia) e “Sindaco” (Gnassi, Comune di Rimini), hanno dato una buona fetta delle nomine della sterminata serie di società finanziate con i soldi pubblici, facenti capo ai due Enti. Provincia e Comune, appunto. E’ peraltro lo studio che gode della personale fiducia dei due e, stando al giornale, ha curato la campagna di finanziamento elettorale dei due giovin signori.

La cosa ha creato malumori, sembra, nei partiti, che hanno ovviamente accusato il duo dei giovanotti di “personalismo” e, come dice l'Idv, del “complesso del Marchese del Grillo”. Quello che cioè ha affermato il principio: “Io so’ io. E voi nun siete un cazzo". Questo è l’antefatto. Molto in breve.

A mio avviso, la cosa è, allo stesso tempo, più seria e meno seria di quanto appaia. Mi spiego:

§ La cosa è più seria perchè in effetti negli ultimi anni, specie attorno all’orbita della Fiera e del Palas (di Cagnoni, cioè), è cresciuta una galassia intera di società “partecipate” che, ovviamente, moltiplicano posti e costi. Posti e costi (che per i professionisti diventeranno però guadagni...), ambitissimi da un mondo professionale i cui riferimenti “solidi”, in campo privato, si stanno sempre più rarefacendo, travolti dalla crisi iniziata nel 2008. E’ logico che molti ora puntino al “pubblico”, più di prima., che è l’unico che paga. In linea di massima, senza badare a spese.

§  E’ ovvio che in questo quadro la premessa di uno “Studio Pigliatutto” crea malumore negli esclusi e non si può scartare l’ipotesi che molti degli attacchi di queste ore abbiano ispiratori tra i colleghi degli “skemisti” che hanno fatto saltare il banco, lasciando le briciole agli altri aspiranti, magari di più lungo corso.

§  Va però detto che, e in questo senso la cosa è meno seria, la tradizione del “rapporto esclusivo e/o professionale”, o simil tale, tra amministratori riminesi e un studio di riferimento “principale” c’è sempre stato.

Lo inaugurò nei primi anni ’90 la Giunta Chicchi (meglio: Giuseppe Chicchi e, all’inizio, l’allora assessore Mario Ferri, poi diventato fiero avversario del “sistema”) con lo Studio “Boldrini” e per un ventennio (con Ravaioli) è andata così. Tutte le operazioni importanti (privatizzazioni municipalizzate, Hera, Fiera, Palas, ecc.) sono passate di lì e così le stabili consulenze di gran parte di quelle realtà. Questo valeva (e vale ancor oggi) soprattutto per la “Galassia Cagnoni”, che di tutto questo mondo è il “pezzo” di gran lunga più importante.

Ora i “giovani” emergenti della politica - stando al linguaggio dei fatti - sembrano voler dare un giro di carte e sembrano voler sostituire, con uomini di loro fiducia ai quali debbono molto, i “vecchi” riferimenti professionali (anche se, a onor del vero, anche con Ravaioli i rapporti con lo Studio Skema erano molto forti, come ben sanno gli addetti ai lavori).

Poi, su “La Voce”, sono state fatte varie allusioni alle incompatibilità a cui andrebbero incontro i giovani nuovi “pigliatutto” a causa degli innumerevoli “incroci” (inevitabili) in queste galassie societarie. E’, diciamolo subito, un argomento molto scivoloso che, conoscendo il sistema, porterà poco lontano (ma ci si può sempre sbagliare).

Le incompatibilità vere e proprie sono regolate dalla legge nel rapporto consulente - sindaco revisore, severamente vietato. E’ molto difficile che gente, comunque esperta, pur essendo giovane, sia caduta su queste inezie. Basta dimettersi un minuto prima dall’assunzione della nuova carica e la forma è a posto. Il caso del vicesindaco Gloria Lisi insegna.

Discorso ben più ampio è quello delle “opportunità”. Ma questo è un terreno ben poco conosciuto dai nostri attuali eroi, così come dai loro predecessori. Poi, non ultimo, come espresso efficacemente da un vecchio marpione della politica, il problema è che “ora ci sono troppi culi per poche poltrone”.

Lettera firmata (continua)

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