Politica/ Una nuova legge elettorale non è una panacea, però...

All’inizio la crociata era contro “i comunisti” dell’ Economist, poi contro il NYT, colpevole di ridicolizzare l’Italia berlusconiana. Oggi il covo dei demonizzatori, aizzati sempre dall’informazione disfattista e anti-italiana si annida addirittura nella agenzia di rating Standard & Poor’s che ha declassato l’affidabilità del nostro debito con l’evidente motivazione che la nostra “crescita è debole” e che “il governo è fragile”.

In una progressione di paranoia e di impotenza, un governo appeso ai cupi umori di un vecchio malvissuto che non può arretrare perché travolto dalle sue gesta, sta reagendo come fanno solo i dittatori all’angolo ai giudizi ormai unanimi che accomunano istituti di rating, comunità internazionale, opinione pubblica mondiale, Confindustria, parti sociali, opposizione in ordine sparso.

Servirebbe un governo “serio e credibile” è la sentenza di Standard & Poor’s; “se non è in grado di affrontare riforme strutturali per rilanciare la crescita questo governo deve andare a casa” gli ha fatto eco la presidente di Confindustria, mentre il differenziale con i titoli tedeschi rimane stratosferico.

“Valutazioni dettate dai retroscena dei quotidiani e viziate da una faziosità che esula da considerazioni economiche” è la nota che partorisce Palazzo Chigi e l’agenzia di valutazione si sente in dovere di rispondere che ovviamente si è attenuta a criteri totalmente apolitici.

Per quanto feconda potesse essere la fantasia degli strenui e rari oppositori di Berlusconi della prima ora, quelli che in totale solitudine hanno, fin dalla irresistibile discesa in campo dell’uomo che doveva regalare agli italiani il sogno realizzato della sua vita inimitabile, sarebbe stato umanamente impossibile immaginare che alla fine anche le agenzie di rating venissero additate come pericolosi covi di comunisti e “toghe rosse”.

Nell’arco di qualche giorno la maggioranza di cui Berlusconi si riempie la bocca, rimediata nei modi arcinoti e molto modificata rispetto a quella “eletta” o meglio nominata, grazie al porcellum, dovrà pronunciarsi sull’arresto di Marco Milanese, l’uomo di Tremonti che oltre a mettergli a disposizione la casa ipercostosa a Campo Marzio gestiva le nomine della GDF e una rete vorticosa di traffici e scambi illeciti ai massimi livelli. E quasi contemporaneamente il parlamento si dovrà pronunciare sulla sfiducia ad un ministro, Saverio Romano, per il quale è stata chiesta l’imputazione coatta da parte del Gip per associazione mafiosa, ed è dunque rinviato a giudizio per un reato gravissimo. Un personaggio che già prima di questa pesantissima imputazione vantava un curriculum, se non altro di frequentazioni, tale per cui, a titolo esemplificativo, presidenti come Pertini o Scalfaro avrebbero avanzato più di un’ obiezione prima di controfirmare la sua nomina ministeriale, tanto più che al tempo della nomina era già stato indagato per mafia e corruzione aggravata.

La compattezza granitica della maggioranza, con una Lega sempre più prostrata, squassata dall’insofferenza della base  ed il Pdl in stato confusionale, tra delirio di onnipotenza e terrore della fine potrebbe, soprattutto al riparo del voto segreto anche scricchiolare. In questo caso la fine annunciata si materializzerebbe e la prospettiva del voto, al di là delle ipotesi molto richiamate ma poco praticabili di governi tecnici o “di responsabilità nazionale”, diventerebbe molto concreta e a portata di mano.

Un motivo in più per non mancare l’opportunità, al di là delle personali preferenze in fatto di legge elettorale, di affossare il porcellum che ci ha privati del diritto di eleggere i nostri rappresentanti e che ha rafforzato, grazie ad un premio di maggioranza squilibrato, l’alleanza di ferro tra due forze eversive (in senso meramente tecnico) che tengono in ostaggio il Paese.

Non si può certo pensare che una legge elettorale possa salvare il Paese ed attribuire credibilità ad una classe politica, dove i migliori sono inadeguati ed i peggiori molto sotto la decenza. Liberarsi però di questa ulteriore vergogna, soprattutto se il numero delle firme sarà incoraggiante nonostante il muro di silenzio da cui la campagna referendaria è stata avvolta, può essere una minima precondizione per voltare pagina, anche se siamo oltre i tempi supplementari.

Daniela Gaudenzi

Articoli Correlati

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
Dati Anteprima.net