Arte/ Augusto Del Bianco: "il disegno, prima di tutto"

"Sono un operaio molto fortunato. Con una dote che non si sa da dove viene e un bisogno interiore: esprimermi".

E' una delle definizioni che dà di se stesso Augusto Del Bianco, pittore e scultore riminese che fino al 29 settembre espone alla Galleria dell'Immagine a Palazzo Gambalunga a Rimini. Del Bianco non è il tipico pittore di scuola riminese, come lui stesso ribadisce: "se per scuola riminese - afferma - si intende dipingere la riminesità, io ne sono fuori. I miei soggetti, e il 'taglio' delle mie cose, è un altro".

Anche la formazione artistica di Del Bianco non è riminese, ed è figlia di una storia molto "anni '70", quasi beatnik. "Facevo il ragioniere all'Automobil club di Rimini - spiega - Dipingevo già, ma avvertivo l'urgenza di dedicarmi alla pittura al cento per cento. Mi licenziai e partii subito per Parigi. Era il novembre del 1971. Lasciai il posto fisso per un'avventura. Giunto a Parigi, mi iscrissi all'Accademia di Belle Arti. Cercai di mantenermi facendo i lavori più diversi: dal guardiano notturno in un collegio femminile, all'archivista per conto di un notaio, fino all'addetto alle fotocopie in una centrale nucleare non molto distante da Parigi. Vivevo in una pensioncina con degli spifferi che ve li raccomando. Tenevo lo stesso paio di pantaloni per mesi…".

Finito il ciclo di studi nell'Accademia parigina, del Bianco ha lavorato a lungo in atelier di mosaico e affresco, fino ad andare "a bottega" dal noto scultore Cesar, con il quale è rimasto per due anni. In quel periodo inizia ad esporre in diverse collettive e personali, prima a Parigi e poi, nel corso degli anni, in Romagna ma anche a Dusseldorf, a Venezia, a Roma e a Capri. Il tratto essenziale delle sue opere pittoriche è il disegno: "Il disegno è la sorgente. Senza sorgente non c'è fiume". Questa è una frase che Del Bianco ama ripetere quando si parla di pittura. "Le spiego il concetto con un facile esempio - dice - prenda Mondrian: è famoso per il suo astrattismo geometrico. Ma nessuno ricorda che per 30 anni Mondrian ha disegnato e dipinto un melo. Con la sua corteccia, le foglie e i rami. Quei rami che poi sono diventati le linee ortogonali dei suoi quadri più famosi. Dunque dietro all'astrattismo ci deve essere una capacità straordinaria di disegnare. Se non è così, stiamo parlando di improvvisazione dilettantesca. Non si può creare qualcosa di nuovo senza sapere da dove si viene".

Dunque il disegno, più che il colore, permette a Del Bianco di entrare in contatto col soggetto che ritrae, cercando poi di travalicarlo, di dipingere ciò che c'è dietro. "Bisogna andare oltre al disegno - conferma - A volte, non lo nascondo, il soggetto che dipingo è solo un modello che mi serve per rispondere all'impellenza di disegnare, sempre guardando oltre. Diceva lo scultore Alberto Giacometti, che io considero una delle mie fonti d'ispirazione: 'se ci si ostina a dipingere un occhio com'è nella realtà, si rischia di non vedere la cosa essenziale: lo sguardo, ciò che trascende l'occhio'. Questo è quello che cerco di fare con la mia pittura e la mia scultura: rendere ciò che è dietro". (nella foto: Augusto Del Bianco di fianco ad un autoritratto).

Flavio Semprini

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