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News

News da Hazard Edizioni


Settembre 2006
 
L'orrore di Junji Ito con Tomie!!


@ degli aventi diritto

Tomie è una donna-mostro che non può morire ed è destinata a tornare tra noi, uccidendo gli uomini che provano interesse per lei. I racconti brevi e frammentari che l’hanno resa celebre vedono le sue diverse personificazioni apparire in varie epoche, e sono illustrati con lo stile sporco, essenziale ma tremendamente efficace del suo autore, uno dei più acclamati autori di manga horror.

Attravero questa struttura episodica, Junji Ito è riuscito a creare una vera e propria “mitologia” di Tomie, divenuta presto una nuova popolare “eroina”. Nel 1998 la Daiei Studios affidò ad Ataru Oikawa la traduzione di Tomie sul grande schermo, dando inizio a una saga cinematografica giunta oggi al suo terzo episodio.

L'autore
Junji Ito, classe 1963, originario di Gifu, dopo aver conseguito la laurea in odontoiatria lavora come dentista fino ai primi anni Novanta, quando, dopo essere stato insignito del prestigioso premio Kazuo Umezu (dedicato al manga horror e indetto dalla rivista horror per ragazze “Nemuki”), decide di trasformare il suo hobby di fumettista nella sua occupazione principale.

Junji Ito costruisce vicende intorno alle ossessioni e fobie dell'uomo, l’invidia, la gelosia, la paura dell’ignoto. Il suo stile inconfondibilmente realistico e fresco è molto distante dal caramelloso: i lunghi capelli neri, gli sguardi vitrei, le anatomie perfette, gli splendidi e terrificanti volti femminili, la costante simbiosi tra bellezza e morte caratterizzano inconfondibilmente le sue opere.
Nei suoi innumerevoli lavori (tra i quali si possono ricordare Uzumaki e Gyo, Ugomeku Bukimi e Gyo, il Sinistro Strisciare), la peculiarità della narrazione è di mostrare eventi imprevedibili e sconcertanti che scaturiscono da situazioni “normali” e al di là di ogni sospetto, “deviazioni” che si manifestano in forme inconcepibili e traumatizzanti. Per Junji Ito, infatti, l’orrore si manifesta imprevedibilmente e ogni tentativo di dargli un senso non fa che accelerare il passo dell’incauto raziocinatore verso la follia; l’orrore non può avere spiegazione logica esso può tutt'al più essere rappresentato.