Bleach - Introduzione

Nato nel 2001 dalle matite di Kubo Tite (già autore di Zombie Powder), Bleach è serializzato sulla celebre rivista “Shonen Jump”, pubblicata dalla case editrice Shueisha. Il 03 marzo 2006 è prevista l'uscita in Giappone del 21° tankobon, ma la serie continua a ritmo settimanale e si è già superato il 215° capitolo.
Il successo è tanto grande che Bleach è già pubblicato in diversi paesi, tra cui Francia e Stati Uniti. In Italia la pubblicazione è prevista per il maggio 2006, a cura di Panini – Planet Manga.

In Giappone il 5 ottobre 2004 è andato in onda il primo episodio della serie animata ad esso ispirata, che ha attualmente superato il settantesimo episodio. In onda originariamente ogni martedì sera dalle 18.30 alle 19.00., a partire da ottobre 2005 TV Tokyo e le altre reti del network lo hanno promosso al “Golden Time” (dalle 19.30 alle 20.00), l'orario di punta delle televisioni giapponesi, in cui vengono mandate in onda solo le serie di maggior successo.

Ichigo Kurosaki, 15 anni, è da sempre in grado di vedere i fantasmi. Fino ad ora questa abilità non gli è stata molto utile, ma ora le cose stanno per cambiare!
Di ritorno a casa, dove il bizzarro padre gestisce un ambulatorio medico aiutato dalle due figlie minori, Ichigo trova nella sua stanza una strana ragazza che solo lui è in grado di vedere. Non si tratta di uno dei soliti spiriti inquieti, ma di Rukia Kuchiki, una Shinigami (letteralmente: Dio della Morte) i cui compiti sono quelli di condurre gli spiriti benevoli (Plus) alla Soul Society e di purificare e distruggere gli spiriti maligni (Hollow).
Poco dopo, proprio un Hollow attacca la casa della famiglia Kurosaki. Per difendere la propria famiglia e Rukia, Ichigo sarà costretto ad impugnare la spada e assumere i poteri degli Shinigami. Da questo momento inizia una lunga storia in cui Ichigo dovrà affrontare molte battaglie – non solo contro gli Hollow – , imparare a conoscere se stesso e i suoi nuovi poteri.

Come vuole la tradizione di “Shonen Jump” (che attualmente pubblica serie come Naruto, One Piece, Death Note, Tennis no Oujisama), Bleach si inserisce nel filone dei cosiddetti “shonen manga”, termine che non definisce in senso stretto un genere ma che indica il target a cui questi titoli si indirizzano, il pubblico adolescenziale maschile. Questa collocazione implica la presenza di determinate caratteristiche – generalmente presenti in ogni opera – quali ad esempio l'età dei protagonisti, vicina a quella dei lettori, con l'ovvio intento di facilitare l'identificazione e l'immedesimazione (conducendo in molti casi a risultati poco credibili se non del tutto assurdi: basti pensare alla scarsa corrispondenza tra età ufficiale e aspetto fisico in Saint Seiya), che spesso tendono a rendere i titoli in questione ripetitivi e scarsamente originali. Nel caso di un grande successo di pubblico, si rischia spesso di far scivolare questi manga nella mediocrità tipica delle opere spinte ben oltre il loro “naturale limite”: una volta esauritasi la spinta creativa iniziale, la tendenza è quella di assecondare fin troppo i gusti dei lettori, privilegiando i personaggi più popolari, introducendo vicende avulse dal contesto o improbabili colpi di scena, in modo analogo a quanto succedeva nell'Ottocento con i più triti feuilleton francesi (che d'altronde condividono con gli shonen manga modalità di pubblicazione e alcune tecniche narrative).

Bleach contraddice tutto. Vi si ritrovano certo alcuni tratti tipici dello shonen d'azione – il protagonista che si sottopone ad allenamento per aumentare i propri poteri, la comparsa di aiutanti che si rivelano antagonisti e viceversa, e altro ancora – ma essi sono presentati in modo originale e convincente, analogamente a quanto già successo con i primi capitoli di Naruto. Punto di forza è l'ottima padronanza delle tecniche narrative, che permettono l'avvicendarsi credibile e senza forzature di trame e sotto-trame, in cui i numerosissimi personaggi, tutti caratterizzati con accuratezza e profondità, si muovono a loro perfetto agio.

Anche i disegni sono degni di nota, accurati e pieni di dettagli, soprattutto con il procedere dei volumi e l'affinarsi della tecnica di Kubo Tite. I protagonisti hanno tratti spigolosi, come spesso accade in molte serie recenti, ma senza particolari eccessi, e risulta discretamente originale il design degli Hollow, esseri al limite tra l'organico e l'inorganico, in cui le passate fattezze umane sono celate e deformate. Notevole è la presenza di influenze di design anni sessanta-settanta, sia per quanto riguarda la grafica dei titoli, sia per l'uso dei colori per copertine e frontespizi; particolare è anche la cura per l'abbigliamento dei personaggi, che raramente indossano lo stesso abito per due volte consecutive, fatta eccezione per lo shihakusho d'ordinanza degli Shinigami (peraltro anch'esso arricchito di notevoli particolari.!