IL PUNTO DI VISTA: MORWEN
1. In generale, questa nuova politica contraddice nettamente quanto ha fatto sin’ora Star Comics: fin dai primi tempi questa casa editrice ha privilegiato il rispetto totale per l’opera originale, a partire proprio dai titoli usati. In passato, serie molto conosciute per la trasposizione animata sono state pubblicate dalla casa della Stella utilizzando il titolo originale («Kimagure Orange Road»), seguito da un sottotitolo corrispondente al nome usato sui canali televisivi italiani («È quasi magia, Johnny»). Ciò avveniva in tempi in cui il mercato dei manga non era così sviluppato come ora, uscendo al contrario dalla crisi che aveva portato alla chiusura di Granata Press: se allora una politica atta ad allargare il più possibile il mercato sarebbe stata comprensibile, in questo momento è passabile di diverse critiche.
2. Più in particolare, per quanto riguarda «Tokimeki Tonight», la scelta effettuata si rivela doppiamente infelice. Da un lato, il titolo “Ransie la Strega” è in evidente contraddizione con l’adattamento stesso dell’opera: il nome della protagonista è l’originale Ranze e la simpatica ragazza è un vampiro, non una strega. Da un altro punto di vista, è criticabile anche la giustificazione di questa scelta con esigenze di mercato: l’anime tratto dal fumetto non è più replicato da tempo e comunque non ha mai goduto di trasmissioni a livello nazionale, rimanendo legato a canali televisivi locali. Se quindi il target di riferimento è quello degli spettatori televisivi, ne consegue che questo tipo di pubblico è quello degli appassionati di lunga data, che hanno avuto modo di apprezzare la serie televisiva sugli schermi; un pubblico generalmente attento e ben informato, che non ha bisogno del vecchio titolo italiano per riconoscere il manga. Un altro possibile target è quello costituito da chi segue fedelmente il mercato shojo, non formato esclusivamente da “veterani”; si tratta in questo caso di un pubblico ancora più preparato, come dimostrano le continue e numerose richieste (e proteste) che ricevono regolarmente le case editrici.
3. Pur considerati tutti questi elementi, è ancora comprensibile l’adozione di una politica del genere per un titolo “storico” come «Tokimeki Tonight», che potrebbe avere problemi di vendite come già successo in passato (es.: «Patlabor»). Il vero problema è che la Star Comics sembra essersi piegata alla logica dell’adattamento ad ogni costo (solo per quanto riguarda i titoli, per fortuna), come dimostra la futura ristampa di «Dai no Dai Booken», che uscirà come «Dai – I Cavalieri del Drago», seguendo la versione Mediaset, e non con il più corretto e già utilizzato «Dai – La Grande Avventura».
4. Ultimo tassello di questa questione può essere individuato nel fatto che anche Mediaset, nota bestia nera degli otaku, sembra aver abbandonato col tempo la logica dello stravolgimento delle opere, optando spesso per i titoli originali («Detective Conan»), magari affiancati da un altro titolo italiano («One Piece – All’Arrembaggio»), oppure traducendo in modo abbastanza fedele («Magica Doremì»). Anche nei casi in cui i titoli sono stati stravolti, come per «What’s My Destiny Dragonball», è notevole rilevare che sempre più spesso la parte superflua viene volutamente accantonata, tornando all’originale «Dragonball Z».
Per concludere, una piccola riflessione: appare ovvio che in questioni del genere sia l’editore, cioè colui che investe il proprio denaro, ad avere l’ultima parola: è pur vero, tuttavia, che i Kappa Boys sembrano aver perso con il passare degli anni la loro capacità di trattare ed imporre scelte anche difficili come questa, pur rimanendo i quattro ragazzi una pietra miliare per il panorama dei manga in Italia. |
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IL PUNTO DI VISTA: KOTAY La veste in cui viene lanciato un nuovo
manga è sempre un argomento spinoso.
Il popolo dei lettori abituali tantissime volte storce il naso di fronte a scelte discutibili che sembrano
solo il riflesso di azioni commerciali ben programmate. In effetti non bisogna dimenticare che
il mercato del manga, e in generale del merchandising, che gira attorno alle produzioni nipponiche
è enorme e in continua crescita.
Questa porzione del mercato editoriale, che dieci anni fa era una nicchia, ora è una vera
miniera d'oro presa d'assalto da case editrici affermate o improvvisate.
Il fantasma della Granata Press non è mai stato dimenticato e le case editrici odierne certo
non vogliono fare la stessa drammatica fine cercando ogni modo per dimezzare il rischio che il prodotto
non venda.
Non a caso il manga è stato definito "prodotto". La mercificazione di qualsiasi
cosa abbia un effetto sul pubblico è ben nota. Basti pensare al mondo dello spettacolo
in genere, dai film alla musica: non esiste più solo la pellicola o il cd, ma c'è
il poster, il libro, il videogioco, la merendina etc...
Ormai anche il mondo degli "otaku", così orgogliosi della propria minoranza,
si deve rassegnare al fatto che il volumetto che stringono tra le mani con tanta cura non è
più loro stretto appannaggio ma un potenziale prodotto da far entrare nella camera di ogni
ragazzo italiano.
Per il conseguimento di questo obiettivo, si sfrutta ogni punto di appiglio nell'immaginario
del potenziale cliente. Anche una serie TV trasmessa anni fa, è un precedente importantissimo
per attirare quei "nostalgici" che incuriositi dal diverso formato in cui si ripresenta il proprio eroe
da ragazzino, si avvicinano al manga e a tutto quello che ne consegue.
Tutto parte dalla scelta di un titolo, ma questo provoca, a mio avviso, una specie di circolo
vizioso:
il neofita acquista il manga >Diventa un appassionato>Si documenta sul manga in genere>Scopre
le origini di una serie>Si accorge dell' adattamento grossolano>Si lamenta degli editori.
Così la casa editrice ha al proprio seguito un altro neo-otaku scontento ma fedele.
Fedele. Perché il lettore per leggere il proprio manga o si affida a edizioni straniere
o continua a comprarlo anche se parzialmente scontento.
In definitiva credo che le polemiche sui titoli non abbiano una soluzione che accontenti editore
e lettore. La cosa più giusta e fattibile è affiancare i due titoli, come già
si fa per i film stranieri cercando di accontentare le parti.
Fondamentalmente la cosa importante è il contenuto del manga stesso: garantire dialoghi
più curati e fedeli. Questo è un obiettivo raggiungibilissimo, anche sotto la pressione
dei lettori.
Star Comics certamente ha preso una posizione netta, differente da altre più neutrali,
complice il coinvolgimento con realtà televisive ed editoriali molto più "forti".
Anche se viene spesso condannata, non bisogna dimenticare che ha all'attivo decine di testate
più o meno seguite e che ha contribuito a far salire in Italia l'interesse per il manga.
Sperando che il futuro Star Comics riscopra la "qualità" ,
non ci resta altro che sopportare stoicamente i titoli troppo altisonanti e continuare a coltivare
la passione per il manga proprio per amore per queste piccole, grandi opere.
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