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NASCE ALIEUTICA!
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Pensieri buoni e cattivi, divagazioni e proposte
a cura della redazione.
Perchè le cose da dire e da discutere tra pescatori, le informazioni
da far circolare, le idee, sono non poche.
INDICE DEGLI ARTICOLI
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G.Boschetti
M.Marziani
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EDITORIALE
Lettera aperta
Ho cominciato a scrivere di pesca nel 1987 sulla rivista Pesca
In nata da pochi mesi. Grazie a Pesca In ho girato tutta l'Italia,
ho scoperto acque delle quali non avrei mai immaginato l'esistenza,
ho scoperto tecniche di pesca di ogni genere e, soprattutto, ho
conosciuto grandi pescatori. Da parte mia credo di aver fatto il
lavoro non dell'esperto - non mi sono mai ritenuto tale - ma del
cronista, di chi raccontava luoghi, tecniche, fatti e misfatti dell'ambiente
piscatorio. Questo sia attraverso le pagine di Pesca In, sia attraverso
altre riviste di settore e non. Nel 1999 - dopo 12 anni, centinaia
di articoli e 7 libri in materia - ho smesso di scrivere di pesca
e credo che, per un po', non tornero' piu' a farlo. "E a noi che
importa?", puo' obiettare giustamente il lettore. Di quello che
faccio io ovviamente nulla, ma sul perche' ho deciso di allontanarmi
dall'editoria specializzata credo sia importante spendere due parole.
La pesca, almeno per me, e' sogno, svago, divertimento, contatto
con la natura, voglia di ritrovare spazi piu' umani e in qualche
modo piu' autentici. Nelle riviste di pesca degli anni passati -
quelle sulle quali fantasticavo da ragazzino - c'era la passione,
l'amore per i pesci e per l'ambiente, la voglia di scoprire tutto
quello che di bello e positivo girava intorno alla pesca. Nelle
riviste di pesca di oggi, quelle che ho lasciato e che leggo come
voi da pescatore, trovo tanto,troppo tecnicismo, poca passione,
troppo business, un rapporto non sempre limpido con la pubblicita'.
Tizio che lavora per l'azienda X scrive articoli dove si fa fotografare
con gli attrezzi della medesima azienda. Caio invece fa servizi
fotogiornalistici mostrando canne, mulinelli, ami e quant'altro
con i marchi sempre in evidenza. E, guardacaso sempre dello stesso
produttore.
Nelle pagine dedicate ai test, alle prove dei materiali, non c'e'
mai niente che non funzioni, che non vada bene. Questo ovviamente
non aiuta il lettore e - alla lunga - neppure le aziende produttrici
che vengono incensate anche quando mettono in commercio delle emerite
schifezze.
Il problema e' semplice: in Italia le riviste di pesca vendono poco
(anche rispetto alla massa dei pescatori) e traggono gran parte
del loro sostentamento dalla pubblicita' che ormai ha invaso gran
parte delle pagine. "Parli bene tu, ma dov'eri quando tutto questo
accadeva?" obiettera' qualcuno. Certo, c'ero anch'io, ma ho sempre
cercato di scrivere di pesci, di pesca e di luoghi. Eh si', perche'
la grande verita' che nessuno dice piu' e' che per prendere i pesci
bisogna avere senso dell'acqua, passare del tempo sul fiume, cercare
di pensare come un pesce. Non e' la canna piu' costosa che cattura,
e' la mano del pescatore, e' il rapporto forte, intimo che si crea
tra il pescatore e il fiume. Quel rapporto che piano piano sta scomparendo
perche' tutto va consumato: anche la natura. E allora i pesci si
seminano per prenderli prima (e all'ora che si preferisce: chi va
piu' a pescare all'alba?), si va nei laghetti dove si arriva in
auto sulla riva, ci si convince che le catture migliori si fanno
con attrezzi fantasmagorici. E nelle riviste di pesca si scrivono
sempre le stesse cose, da anni, infiocchettandole come nuove, ma
e' sempre la stessa minestra... E non c'e' piu' spazio per l'anima
della pesca, per il sogno della grande cattura, per le atmosfere
che solo i corsi d'acqua sanno evocare in chi ama la pesca e la
ama nel profondo.
Avrei voluto scrivere su riviste che facessero sognare, che avessero
il coraggio di portare avanti il punto di vista dei pescatori, che
parlassero dei problemi veri dell'ambiente e della gestione delle
acque. Ritrovo in edicola le stesse cose dette e ridette da sempre:
come si infila il verme, come si fa girare l'esca, come... E allora
scrivo d'altro - visto che e' comunque il mio mestiere - e me ne
vado un po' a pescare con le quattro canne che sento "mie" che non
mi tradiscono mai (anche se non sono all'ultima moda) cercando di
stanare qualche pesce autentico. Passeggio lungo gli argini e mi
godo una vita, quella sull'acqua, che e' senz'altro migliore.
Michele Marziani
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