|

NASCE ALIEUTICA!
Maggiori informazioni
sul WEBLOB
| Editoriale |
Pensieri buoni e cattivi, divagazioni e proposte
a cura della redazione.
Perchè le cose da dire e da discutere tra pescatori, le informazioni
da far circolare, le idee, sono non poche.
INDICE DEGLI ARTICOLI
|
|
G.Boschetti
M.Marziani
|
 |
ATTENZIONE : questa articolo del sito e' stato spostato al seguente indirizzo
http://www.spinningonline.it/magazine/articolo.asp?articolo=22
Su Anteprima.net continuera' ad esistere senza pero' aggiornamenti.
Si prega gentilmente di aggiornare i bookmark. Grazie
EDITORIALE
La poesia della caccia alla Trota
Appena comincerà a scaldarsi
un po' l'acqua comincerà la stagione vera della pesca alla trota.
Finora sono andato solo due volte: in torrenti di fondovalle dove
sono state immesse le solite trote adulte per l'apertura. Dalla
prossima uscita me ne andrò altrove, nel silenzio dei riali e dei
fossi dell'Appennino. Lontano dal caos dei fondovalle, dalle trote
d'immissione, dalle zone regolamentate, dai no-kill (se voglio rilasciare
il pesce lo decido io), dalle riserve più o meno turistiche. Andrò
dove si corre il rischio di non prendere niente, ma dove una trota
è in grado di dare la felicità. E anche un cappotto ha un sapore
diverso. Qualcuno si chiederà: ma come? Non sei tu che hai scritto
per tanti anni della necessità di creare zone di pesca più o meno
turistiche e immettere trote adulte?
Sì è vero. E lo penso ancora. Le zone dove ci sono le trote immesse
hanno senso, sono importanti perché sono una valvola di sfogo, una
possibilità di stare in compagnia, di divertirsi, di dare un'occasione
di cattura a tutti. Però, a livello personale, non mi interessano
più. Ne ho prese tante di trote così che ho voglia di andare a cercare
dell'altro. Una pesca più semplice, più naturale, anche se più difficile.
Ho voglia semplicemente di gironzolare per fossi, riali e torrentelli.
L'essenza della pesca alla trota credo si possa trovare solo lì:
nel silenzio e nelle difficoltà d'incontro con pesci selvatici e
selvaggi. Non dico naturali, perché spesso si tratta di salmonidi
nati da scatole Vibert o immessi allo stadio di avannotto. Dico
però pesci veri, di quelli che se ne infischiano se voi siete lì
per pescarli, se volete fare il cestino, se avete voglia di vedere
la canna piegata. Esistono ancora trote e torrenti come questi?
Sì, ce ne sono tantissimi. Soffrono dell'incuria dell'uomo, a volte
del bracconaggio, oppure della penuria d'acqua, ma esistono. Nell'Appennino
a cavallo tra le Marche, la Toscana e la Romagna, i luoghi dove
per vicinanza geografica mi reco a pescare più spesso, ci sono decine
e decine di corsi d'acqua dimenticati, scarsamente frequentati,
quasi sconosciuti, dove si prendono trote cresciute sul posto, bellissime,
con pinne perfettamente sviluppate. Pochi esemplari da sogno che
ripagano di qualunque fatica. Eh sì, perché pescare in questi luoghi
non richiede grandi capacità tecniche, da "campione". Semplicemente
richiede fatica. Si tratta quasi sempre di posti da raggiungere
a piedi, facendosi lunghe scarpinate. Ma poi siete lì, lontano dal
mondo, dove potete incontrare l'istrice o vedere qualche ungulato
abbeverarsi al fiume. All'alba il freddo si fa ancora sentire e
intorno tutto sembra sospeso nell'aria frizzante del mattino. Siete
qui per pescare, ma è ancora presto. Lanciate ugualmente il vostro
rotante (basta un semplice cucchiaino rotante per prendere le trote)
e risalite il corso del torrente, passo dopo passo, pozza dopo pozza.
"Non c'è niente...", direbbe buona parte dei pescatori frettolosi.
Voi resistete. Lanciate, fate passare l'esca ai margini di una buca
scavata nel sottoriva ed ecco uscire dal nulla un missile, un'ombra,
una trota! E' un attimo, un secondo, dovete ferrarla, cominciare
la lotta, ma non riuscite a muovervi tra la vegetazione. Vi piegate,
la portate a riva inciampando sui rovi, riuscite ad afferrarla.
Ecco la vostra preda: sfilata, magra, con la testa grossa e le pinne
lunghissime, i bollini rossi appena accennati. Un colpo secco sulla
nuca, non si può far soffrire un pesce così. La guardate ancora
un attimo e la mettete nel cestino. A sera, ne porterete a casa
tre, quanto basta per arrostirle e godere di una carne inimitabile.
Assieme alle fario porterete a casa sensazioni e ricordi indimenticabili.
Sentirete i muscoli tirare come dopo qualche partita di calcio giocata
da bambini. Apprezzerete il calore del bicchiere di vino rosso che
vi serviranno al primo bar sulla via del ritorno. E riderete anche
voi quando vedrete la cameriera sorridere dei vostri capelli arruffati:
avete finalmente tolto il cappello, siete usciti da una grande e
indescrivibile avventura. Incontrerete altri pescatori. Quelli che
si lamenteranno perché non hanno seminato abbastanza e anche quelli
capaci che mostreranno le loro prede grasse e spinnate, fino a ieri
cresciute in vasca. Non mostrate le vostre, forse non le capirebbero.
Cominciate solo a sognare un altro fosso e un'altra avventura. Dobbiamo
tutti fermarci un attimo e cominciare a ridare un po' di poesia
alla pesca e a quella alla trota in particolare.
E la tecnica? L'attrezzatura? Non ci vuol nulla di molto costoso
per prender le trote: una canna che lanci bene artificiali leggeri,
un mulinello con l'archetto che si chiude al primo colpo, del filo
che non si imparrucchi, un po' di rotanti del n. 1 e 2 (da 3 a 6
gr, milligrammo più, milligrammo meno). Ci vogliono cose che non
si comprano, s'imparano sull'acqua. Serve il mimetismo perché la
trota vera ha paura di tutto e in particolare dell'uomo. Mimetismo
che non significa vestirsi come un albero (che comunque non guasta...),
ma avvicinarsi in silenzio, senza camminare nell'acqua, stando bassi
e nascosti e compiendo movimenti estremamente misurati. Calma e
precisione, come nelle discipline orientali. Bisogna saper leggere
l'acqua. Capire dove vive la trota. E poi ci vuole allenamento.
Nelle gambe per camminare a lungo in montagna. Nelle braccia e nell'occhio
per lanciare con precisione estrema: un lancio sbagliato non ammette
repliche.
Cercate i riali dimenticati delle nostre montagne e perdeteci le
vostre giornate. Se poi non prendete nulla fregatevene, succede
a tutti. Ma non in posti così belli.....
Michele Marziani
|