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EDITORIALE

LA REGINA DELL'AVISIO

Se attraverso la carta, l'inchiostro e le pagine di questa rivista, si potessero sentire anche i suoni, le voci, o magari trasmettere le emozioni e le sensazioni, mai come questa volta, come in questa irripetibile occasione, vorrei essere in grado di farvi vivere, di farvi pertecipi di quel che ho sentito, visto, toccato, fotografato.
Prima di tutto mi piacerebbe aveste ascoltato la telefonata di questo mio amico (che avrete gia' riconosciuto nella foto, ormai e' piu' famoso del Berlusca...), arrivata in un tardo pomeriggio di aprile (mercoledi' 10, per la precisione: son le date a fare la storia!): un urlo, parole incomprensibili al telefono, forse qualche bestemmia, una gioia incontrollabile, irrefrenabile. Ho capito si' che era Diego, che la trota dell'Avisio era enorme, ma non volevo credere alla misura, alla taglia del mostro che mi veniva cosi' concitatamente descritto: una marmorata di 9,800 kg.. per 1 metro di lunghezza...
Appena presa in Val di Cembra, a spinning (fantastico!), con un Rapala...,ma no, questa volta non svelo niente, non dico niente. ("Valo ben Diego?")
Un'ora dopo ero gia' a Cavalese, la macchina fotografica al seguito: un anno fa avevo immortalato la Ferilli (il "nome di battesimo" della lucciona di oltre 16 kg., sempre a spinning, sempre lui il "fortunato" umanoide che l'ha fatta innamorare), e non potevo non vedere, toccare, "dipingere" ora la regina dell'Avisio, la Manuela Arcuri con le branchie, le pinne, una livrea straordinaria, una sirena del Trentino.
Diego tremava ancora, mentre sul bordo di quel torrente unico che rimane l'Avisio, in una sera spettacolare, con la neve sulle cime piu' alte e quegli ultimi raggi di sole obliqui sull'acqua, ideali per le foto, mi raccontava, rivivendoli, i 5 minuti fra i piu' emozionanti della sua vita. La bucona, l'abboccata sul pesce finto che sembrava un incaglio sul fondo, il ramo di traverso in piena corrente che gli aveva fatto temere il peggio, la corsa nell'acqua bassa per afferrare quel sogno di 10 chili, l'ennesimo sogno che per lui, per il Schumacher, il Maradona, il Raffaello dei pescatori, diventava, meglio ridiventava, realta'. Una sera finita a pacche sulle spalle, a prendere in giro (bonariamente), quelli della mosca, quelli della camola, dei vermi e del filo del 0,12..., quelli dei viaggi a Cuba, a Toronto, in Svezia o in Irlanda: ma il Canada siamo noi, se solo avessimo un po' piu' di senso della civilta' e di rispetto per ambiente e natura! Una serata a "minacciare" di attaccare la canna al chiodo, come un campione dello sport che e' riuscito a battere tutti i records e che ora si trova privo di qualsiasi stimolo, di qualsiasi voglia di battere se stesso. ("Ma l'e' colpa tua Diego, te i ciapi sempre masa grosi!") Tornando a casa, ripercorrendo quelle valli stupende, le nostre valli scavate nei secoli dall'Avisio, non potevo non ripensare alle nostre battaglie per salvare questo "fiume", i suoi pesci, i suoi sassi, i suoi insetti, le sue piante e i suoi fiori e con orgoglio, con emozione, rileggevo mentalmente le mie tante lettere scritte ai giornali, per protestare, per far sentire la voce di chi e' contro le dighe, contro gli interessi di pochi, contro lo sfruttamento indiscriminato delle risorse della nostra terra, contro le immissioni di pesci di plastica, da padella e basta, per far si' che storie come quella di oggi, di trote d'altri tempi, di trote di vent'anni o forse piu', catturate in ambienti ancora incontaminati, possano ripetersi anche in futuro, facendo in modo che i protagonisti di queste avventure siano domani i nostri figli, i nostri nipoti.
Guidando assorto sui tornanti della Val Floriana, rammentavo quel giorno del luccio enorme, quando sul Pescatore Trentino uscito pochi giorni prima, avevo parlato, fra gli altri, anche del cucchiaino ondulante che Diego avrebbe poi (casualmente) usato proprio quella domenica di ottobre a Serraia; mi rimane, pensavo, la piccola consolazione di aver forse portato almeno fortuna, al mio carissimo amico, anche questa volta: sull'ultimo numero della rivista dei pescatori trentini, fatalmente, il mio articolo sullo spinning era stato (profeticamente?) dedicato alla pesca della marmorata e il protagonista delle foto, come di quanto avevo descritto, neanche a farlo apposta, era proprio il mitico, anzi sempre piu' mitico e inimitabile, Gianmoena. Chiudo questa mia breve riflessione scritta poche ore dopo l'aver condiviso quest'immensa gioia e soddisfazione con un amico, forse, o come al solito, (e me ne scuso se e' cosi') condita da troppa enfasi o dal troppo entusiasmo che mi procura il parlare di pesca (e che pesca!), ringraziando con tutto il cuore, ancora una volta, Diego per l'avermi reso partecipe di quest'evento straordinario, di questo sogno che s'e' realizzato: grazie Diego, da oggi credo anche alle sirene...

Walter Arnoldo




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