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EDITORIALE

TEMOLI E CAMOLERA, UN SOGNO RITROVATO

Ci sono cose che appartengono ad un mondo che non c'e' piu'. Un po' come la televisione in bianco e nero. Sensazioni che capita di rimpiangere, momenti irripetibili stampati nel libro dei ricordi. Mai avrei immaginato di tornare un giorno a divertirmi con alcuni dei pesci piu' belli del mondo – i temoli – pescati con una tecnica affascinante come la camolera. E' accaduto sull'Adige, nel tratto veronese, a Brentino Belluno, poco sotto al confine tra la provincia di Verona e il Trentino. E' un angolo d'Italia inatteso che ho scoperto da poco, per caso, navigando su Internet (www.appv.it). Ci sono finito spinto dalla passionaccia per la trota marmorata, la grossa trota padana, che mi spinge a girare i fiumi del nord Italia alla ricerca della cattura da sogno. E come nelle favole mi sono trovato davanti ad un fiume che scorre tra pareti rocciose, con fondo ciottoloso, lampi di verde e azzurro, poca acqua (in questa stagione), trote perennemente impietrate e tanti temoli. Stupendi, regali con la loro pinna a vela, alcuni pure azzurra come i temoli di tanti anni fa, possenti, grossi, robusti, affascinanti. E tanti, davvero tanti, un'infinita'. Non credevo esistesse ancora un fiume in Italia con una simile popolazione di temoli. Una rapida occhiata al regolamento, una veloce ricerca nel fondo dello zaino... Sorrido, lo so, non sbaglio a portarmi sempre dietro le cose piu' strane... Faccio sparire di colpo gli artificialoni da marmorata e comincio a costruire una camolera. Due sole camole. Quali? Guardo nella scatolina, scelgo delle stupende imitazioni della Old Captain, una verde e una color bianco sporco, preparo i nodi scorrevoli, cerco febbrilmente qualche temolino di poco peso (l'acqua e davvero poca). Guardo a monte, dove comincia la rapida, lancio, sento il "plof!" del temolino di plastica, lascio fare la pancia al filo, controllo la lenza a distanza, sento le camole sbucare tra i ciottoli proprio davanti a me... E' come un miracolo il fremito ovattato e nettissimo dell'abboccata del re delle lame, dei signore dei ciottoli, dell'unico pesce che sprigiona, toccandolo, un odore che ora e' timo, ora cetriolo, ora buccia di anguria... Ferro, con un movimento ampio del braccio, quasi un passo di danza... Si', io cosi' goffo, scoordinato, con la pancetta, mi libro in una danza interiore con il primo di una fila lunghissima di temoli. E che temoli, roba normalmente compresa tra i 35 e i 40 cm (ce ne sono, mi dicono, anche di molto piu' grossi...), che si dibattono con forza, cercano il filo della corrente, appena punti sul labbro dalle camole a spillo, senza ardiglione, quelle che si chiamano ossolane (ironia della sorte da tanto tempo, in Ossola, la camolera e' vietata).
In due mattinate di pesca ne prendero' piu' di una ventina (assieme a un paio di trote del piano). Tre li ho portati a casa, di piu' non avrei osato. Non si puo' depredare un fiume dei suoi doni. Li ho cucinati con tutti gli aromi e gli onori delle grandi occasioni, ne ho sentito e gustato fragranze e profumi, sono tornato quel ragazzino con la prima peluria sul viso che cercava, con scarsi risultati, di catturare i temoli di Sesia e Ticino negli anni Settanta. E mi sono innamorato di nuovo, come un ritorno di fiamma, come un vecchio amore che risbuca da chissadove all'improvviso. Con qualche ruga in piu' magari, ma bellissima come sempre. Ecco, la camolera, una tecnica di pesca dimenticata e' tornata a vivere per due giorni tra le mie mani febbricitanti per questo ritorno di fiamma. Porto sempre camole e temolini con me, ci pesco spesso: trote, barbi, a volte savette. Ma la camolera e' nata per i temoli, me lo sono ricordato al primo fremito della canna, alla prima pinna a vela che ho visto svettare sulla superficie dell'Adige.

Michele Marziani




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